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Il governo ha tagliato i fondi della cooperazione allo sviluppo?

| 16 dicembre 2022
La dichiarazione
«Il governo Meloni ha tagliato i fondi del Programma per la cooperazione allo sviluppo»
Fonte: Camera | 13 DICEMBRE 2022
ANSA
ANSA
Verdetto sintetico
Il presidente del Movimento 5 stelle ha ragione a metà.
In breve
  • Nel disegno di legge di Bilancio, la spesa per il programma “Cooperazione allo sviluppo” del Ministero degli Esteri, che controlla le attività legate a questo settore, è lievemente diminuita rispetto a quella dell’anno scorso. TWEET
  • Ma la spesa complessiva per la cooperazione allo sviluppo, che tiene conto anche delle risorse di altri ministeri, è invece aumentata. TWEET
Il 13 dicembre, in un intervento alla Camera, il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte ha accusato il governo di Giorgia Meloni di aver «tagliato i fondi del Programma per la cooperazione allo sviluppo» con il disegno di legge di Bilancio per il 2023.

Abbiamo verificato e il presidente del Movimento 5 stelle ha ragione a metà.

Di che cosa stiamo parlando

La cooperazione allo sviluppo è il nome di un programma gestito dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale, all’interno della missione “Italia in Europa e nel mondo”. Le missioni sono obiettivi strategici gestiti da uno o più ministeri, mentre i programmi sono capitoli specifici all’interno di ciascuna missione. 

In base a una legge del 2014, la cosiddetta “cooperazione allo sviluppo” raccoglie una serie di iniziative tra i Paesi più sviluppati del mondo per combattere la povertà, tutelare i diritti umani e prevenire e risolvere i conflitti nei Paesi più poveri. Tra le iniziative della cooperazione allo sviluppo, ci sono, per esempio, la partecipazione ai programmi di cooperazione dell’Unione europea o interventi diretti in aree di emergenza umanitaria.

Come accennato, il ministero che stabilisce l’indirizzo delle attività legate alla cooperazione allo sviluppo è il Ministero degli Esteri, che ogni tre anni deve approvare un documento che stabilisce la strategia per i tre anni successivi. L’ultimo documento è stato pubblicato nel 2021 e si riferisce al triennio 2021-2023.  

Che cosa c’è in legge di Bilancio

Accusando il governo di aver «tagliato i fondi del Programma per la cooperazione allo sviluppo», Conte ha fatto molto probabilmente riferimento allo stato di previsione del Ministero degli Esteri, allegato al disegno di legge di Bilancio per il 2023, ora all’esame della Camera. Lo stato di previsione è un documento contabile che spiega come saranno impiegate le risorse a disposizione del ministero.

Nel suo stato di previsione, il Ministero degli Esteri ha stanziato per il programma “Cooperazione allo sviluppo” quasi un miliardo e due milioni di euro per il prossimo anno, una spesa leggermente più bassa sia di quella stanziata per il 2022 dal governo Draghi (un miliardo e 36 milioni, -3,3 per cento) sia da quella stanziata per il 2021 dal secondo governo Conte (1 miliardo e 98 milioni, -9,1 per cento). Tra le principali voci di questa spesa ci sono, per esempio, la partecipazione italiana alla cooperazione allo sviluppo in ambito europeo e multilaterale, la valutazione e il controllo della cooperazione allo sviluppo e l’attuazione delle politiche di cooperazione attraverso l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, controllata dallo stesso Ministero degli Esteri, che coordina le attività di cooperazione.

Dunque è vero che, seppure di poco, con il nuovo disegno di legge di Bilancio la spesa per il programma “Cooperazione allo sviluppo” del Ministero degli Esteri è calata rispetto allo scorso anno. Allo stesso tempo, però, va sottolineato che il Ministero degli Esteri non è l’unico ministero che finanzia i programmi e le iniziative per la cooperazione allo sviluppo.

Il contributo degli altri ministeri

Più in generale, alle iniziative riconducibili alla cooperazione allo sviluppo (e non al singolo programma ministeriale) partecipano anche altri ministeri, come quello dell’Interno e quello dell’Economia. Ogni anno, in occasione dell’approvazione della legge di Bilancio, il governo deve pubblicare in allegato al bilancio del Ministero degli Esteri una relazione che raccoglie «tutti gli stanziamenti, distinti per ciascuno stato di previsione della spesa dei singoli ministeri, destinati, anche in parte, al finanziamento di interventi a sostegno di politiche di cooperazione allo sviluppo». Gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo sono chiamati “aiuti pubblici allo sviluppo” (Aps).

Al momento, quest’ultimo documento non è ancora pubblicamente disponibile, ma secondo un dossier del Parlamento, che riassume lo stato di previsione di tutti i ministeri, la spesa complessiva per la cooperazione allo sviluppo prevista per il 2023 ammonta a quasi 6,2 miliardi di euro, circa un miliardo in più rispetto allo scorso anno. 

Tra le principali voci di questa spesa, per esempio, circa 856 milioni di euro sono stati messi a bilancio dal Ministero dell’Interno per i servizi di accoglienza a favore degli stranieri, circa 93 milioni sono stati stanziati dal Ministero dell’Economia per la cancellazione del debito dei Paesi poveri, mentre 30 milioni sono stati previsti dal Ministero degli Esteri per finanziare un fondo da ripartire tra i Paesi africani coinvolti dalle rotte migratorie verso l’Europa.

L’obiettivo dell’Onu

L’aumento dei fondi per la cooperazione allo sviluppo, e dunque degli aiuti pubblici allo sviluppo, è uno degli obiettivi principali dell’Agenda 2030 delle Nazioni unite. Più nel dettaglio, l’obiettivo per l’Italia è quello di aumentare i propri aiuti pubblici allo sviluppo fino allo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo (Rnl) entro il 2030. Il reddito nazionale lordo è un parametro che si calcola aggiungendo, o sottraendo, al Pil i redditi guadagnati da, o pagati, persone o aziende estere. 

L’Italia è ancora lontana dal raggiungere l’obiettivo dello 0,7 per  cento. In base ai dati più aggiornati, nel 2021 gli stanziamenti italiani per la cooperazione allo sviluppo si sono fermati allo 0,28 per cento del reddito nazionale lordo. Lo scorso anno, gli unici Paesi europei che hanno raggiunto l’obiettivo sono stati il Lussemburgo (0,99 per cento), la Svezia (0,92),  la Germania (0,74 per cento) e la Danimarca (0,7 per cento). 
Immagine 1. Stanziamenti per aiuti pubblici allo sviluppo in Europa nel 2021. Fonte: Consiglio dell’Unione europea
Immagine 1. Stanziamenti per aiuti pubblici allo sviluppo in Europa nel 2021. Fonte: Consiglio dell’Unione europea

I fondi per la gestione dell’immigrazione

La critica di Conte al governo Meloni si inserisce nel dibattito più generale della gestione dell’immigrazione. 

Nel disegno di legge di Bilancio, le spese in questo ambito rientrano, tra le varie voci, nella missione “Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti”, che prevede una serie di interventi finalizzati allo «sviluppo della coesione sociale, garanzia dei diritti e rapporti con le confessioni religiose».

Al finanziamento di questa missione contribuiscono vari ministeri, tra cui il Ministero dell’Interno e quello dell’Economia. Il totale delle risorse allocate per questi interventi, che vanno dalle spese per la costruzione e la gestione dei centri di trattenimento per gli stranieri irregolari ai fondi per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, è di circa 3,2 miliardi di euro per il 2023, 168 milioni in meno (-5,1 per cento) rispetto a quanto previsto dalla legge di Bilancio per il 2022.

Il verdetto

Secondo Giuseppe Conte, con il disegno di legge di Bilancio per il 2023 il governo Meloni ha tagliato «i fondi del Programma per la cooperazione allo sviluppo». Abbiamo verificato e il presidente del Movimento 5 stelle ha ragione a metà. 

Nel disegno di legge di Bilancio, la spesa per il programma  “Cooperazione allo sviluppo” del Ministero degli Esteri, che controlla le attività legate a questo settore, è lievemente diminuita rispetto a quella dell’anno scorso. Ma la spesa complessiva per la cooperazione allo sviluppo, che tiene conto anche delle risorse di altri ministeri, è invece aumentata.

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