Perché si sta tornando ancora a parlare del Mes

Il governo Meloni sta prendendo tempo per la ratifica della riforma del trattato, procedura già portata a termine da tutti gli altri Stati dell’area euro
ANSA
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Nelle ultime settimane, nel dibattito politico e parlamentare italiano, si è tornati a parlare del Meccanismo europeo di stabilità, il cosiddetto “Mes” o “Fondo Salva-Stati”. Il governo guidato da Giorgia Meloni, per il momento, non sembra intenzionato a ratificare la riforma del trattato che nel 2011 ha istituito questo organismo, nato con l’obiettivo di aiutare con prestiti gli Stati dell’area euro in difficoltà. All’inizio della pandemia di Covid-19, all’interno del Mes è stato creato uno strumento per sostenere le spese sanitarie dei Paesi membri dell’organizzazione, ma finora non è stato ancora utilizzato.

La posizione del governo

Il 14 dicembre, durante un question time alla Camera dei deputati, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti (Lega) ha annunciato che il governo è consapevole dell’«impegno assunto dall’Italia» a livello europeo per la ratifica del trattato di riforma del Mes. Ma secondo il ministro, la ratifica del trattato, che avverrebbe con l’approvazione da parte di Camera e Senato di un disegno di legge presentato dal governo, potrà avvenire solo dopo «un adeguato e ampio dibattito in Parlamento». Giorgetti ha anche aggiunto che il Mes è un’istituzione «impopolare» e «in crisi», «per il momento in cerca di vocazione». In passato, Lega e Fratelli d’Italia hanno duramente criticato il Mes, accusato di concedere prestiti a condizioni troppo rigide.

Lo scorso 30 novembre la Camera ha approvato una mozione dei partiti della maggioranza che impegnava il governo a «non approvare il disegno di legge di ratifica della riforma del trattato istitutivo del Mes alla luce dello stato dell’arte della procedura di ratifica in altri Stati membri e della relativa incidenza sull’evoluzione del quadro regolatorio europeo». 

In quella data, dei 19 Paesi membri del Mes, solo in due non avevano ratificato la riforma del trattato: l’Italia e la Germania. Il 9 dicembre, però, in Germania la Corte costituzionale federale ha respinto il ricorso di alcuni parlamentari contro la ratifica del trattato, lasciando così di fatto il nostro Paese a essere l’unico a non aver portato a termine la ratifica.

Lo scorso marzo, l’allora ministro dell’Economia Daniele Franco aveva confermato in Parlamento l’intenzione del governo guidato da Mario Draghi di presentare il disegno di legge per la ratifica del trattato del Mes, ma questo impegno non si è poi concretizzato. 

Tra i partiti a favore della ratifica del trattato, come dimostrano le altre mozioni presentate alla Camera, ci sono il Partito democratico e Azione-Italia viva (che da settimane sono tornati a dire che l’Italia deve chiedere al Mes il supporto per le spese sanitarie). Il Movimento 5 stelle ha una posizione più sfumata, avendo chiesto al governo il «pieno coinvolgimento del Parlamento» in una futura ratifica.

Che cosa prevede la riforma

Della riforma del Mes si parla almeno da almeno tre anni. Già a novembre 2019, per esempio, durante il secondo governo Conte, era nato un dibattito in Italia sulle trattative in sede europea su come modificare il trattato alla base dell’istituzione. Alla fine, i rappresentanti degli Stati membri hanno firmato a gennaio 2021 la revisione del trattato, una decisione che aveva attirato critiche verso il governo sostenuto all’epoca dal Movimento 5 stelle e dal Partito democratico. Come anticipato, i parlamenti dei vari Paesi coinvolti sono stati chiamati in causa per ratificare il trattato e renderlo effettivo. Al momento, come detto, manca soltanto il voto del Parlamento italiano per far entrare in vigore la riforma. 

Una prima novità della riforma riguarda il cosiddetto “backstop”, un paracadute finanziario che il nuovo Mes fornirebbe al “Fondo di risoluzione unico” (Fsr), un fondo finanziato dalle banche dei 19 Stati dell’area euro, pensato per risolvere le crisi bancarie. In altri termini, se il Fsr finisce i soldi (un caso comunque estremo), il Mes può prestare le risorse necessarie. 

La riforma punta inoltre a semplificare e rendere più appetibili le linee di credito precauzionali a cui uno Stato può accedere se, in grave difficoltà economica, vuole evitare di finire a rischio di speculazioni finanziarie sui mercati. 

Un’altra novità, tra le più controverse, riguarda la modifica delle cosiddette “clausole di azione collettiva” (Cacs). Se la riforma del trattato diventasse effettiva, i Paesi dell’area euro dovranno avere non più una clausola di azione collettiva (Cac) a maggioranza doppia ma singola. Che cosa significa, in parole semplici? Se un Paese non riesce più a ripagare il proprio debito pubblico, ai detentori dei titoli sarà sufficiente una votazione a maggioranza – e non una doppia votazione come avviene ora – per chiedere la ristrutturazione del debito.

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