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Salvini sbaglia: eliminare il test a medicina non è a «costo zero» per lo Stato

| 02 settembre 2022
La dichiarazione
«Ho ribadito la proposta della Lega a costo zero per lo Stato: libero accesso al primo anno per tutti alla facoltà di medicina»
Fonte: Twitter | 1° settembre 2022
Pagella Politica
Verdetto sintetico
Il leader della Lega sbaglia.
In breve
  • Nell’anno accademico 2022-2023 più di 65 mila persone si sono iscritte al test di medicina, a fronte di circa 15 mila posti disponibili. TWEET
  • Se tutti gli iscritti potessero immediatamente accedere alle lezioni, le università dovrebbero procurarsi nuovi docenti e nuovi spazi in cui svolgere le attività didattiche, sostenendo quindi spese aggiuntive. TWEET
Da alcuni giorni il leader della Lega Matteo Salvini sta proponendo, sui social e in varie interviste, di abolire il numero chiuso ora previsto per l’iscrizione alla facoltà di medicina e chirurgia, con l’obiettivo di formare un maggior numero di professionisti e risolvere quindi alcune difficoltà del Sistema sanitario nazionale. Secondo Salvini, la proposta «premia il merito e lo studio dei nostri ragazzi» e, soprattutto, sarebbe «a costo zero per lo Stato». 

Al di là delle valutazioni politiche, davvero eliminare il numero chiuso a medicina sarebbe a «costo zero» per le finanze pubbliche? In breve, la risposta è no. 

La proposta della Lega

Il programma della Lega per le elezioni del prossimo 25 settembre spiega più nel dettaglio le modalità con cui il partito intende gestire l’accesso alla facoltà di medicina. «Le iscrizioni al corso di laurea in medicina debbono essere libere, senza test d’ingresso», si legge nel testo. La proposta però non rende del tutto libera la frequenza dei corsi: tutti gli studenti interessati potranno iscriversi e frequentare un primo semestre di lezioni, ma poi dovranno sostenere un «test nazionale» sulle materie studiate. Solo chi supererà questo test potrà «perfezionare l’iscrizione» al corso di studi, mentre gli altri dovranno abbandonare. L’obiettivo, spiega il programma, è quello di formare più medici, in modo da sopperire alla «grave carenza» di personale che sta mettendo in difficoltà il sistema sanitario. 

Salvini ha più volte ripetuto sui social che il nuovo sistema sarà ispirato al «modello francese», dove tutti possono frequentare il primo anno di medicina, ma devono poi superare un test per accedere a quelli successivi. Una proposta molto simile è contenuta anche nel programma elettorale di Fratelli d’Italia. 

Quanto costerebbe la riforma

Al momento, in Italia il numero di studenti che possono immatricolarsi nei corsi di laurea magistrale a ciclo unico (cioè della durata di cinque anni) in medicina e chirurgia sono decisi ogni anno dal Ministero dell’Università e Ricerca (Miur), in accordo con la Conferenza Stato-regioni. Per l’anno accademico 2022-2023, i posti disponibili sono 14.740. Per accedere, gli aspiranti studenti devono sostenere un test d’ingresso, a cui quest’anno, secondo fonti stampa, parteciperanno oltre 65 mila studenti: più del quadruplo rispetto ai posti disponibili. 

Secondo questi dati, possiamo ipotizzare che in assenza del test le facoltà di medicina sparse in tutta Italia dovrebbero gestire quasi 51 mila studenti in più rispetto al numero stabilito dal Ministero. Si tratta ovviamente di una stima: il numero effettivo di iscritti potrebbe essere ancora più alto, a causa del venir meno del fattore deterrente rappresentato dal test. Allo stesso tempo, attualmente molti studenti che non superano il test decidono comunque di iscriversi ad altre facoltà scientifiche, e quindi l’eliminazione del requisito potrebbe avere ripercussioni di più ampia portata.

In ogni caso, gestire un numero tanto alto di studenti, anche solo per un semestre – come proposto dalla Lega – richiederebbe necessariamente l’assunzione di più insegnanti e la messa a disposizione di nuovi spazi in cui organizzare la didattica. Non è facile calcolare il costo preciso della misura, ma secondo un’analisi del sito di lavoce.info, questo potrebbe aggirarsi intorno ai 200 milioni di euro all’anno, una cifra non indifferente e di certo lontana dallo «zero» indicato da Salvini. Il calcolo considera sia gli stipendi necessari per i docenti aggiuntivi, sia i costi di affitto per nuove aule.  

In un’intervista con SkyTg24 del 1° settembre, la ministra per l’Università e la Ricerca Maria Cristina Messa ha criticato la proposta della Lega, affermando che in ogni caso questa non potrebbe «risolvere la carenza di medici attuale», perché la formazioni di nuovi professionisti richiede «tra i 7 e gli 11 anni». Anche se il numero chiuso fosse eliminato già a partire dal prossimo anno, quindi, i risultati si vedrebbero a partire dal 2030. Inoltre, secondo Messa, al momento il sistema universitario «non è in grado di formare correttamente» le oltre 60 mila persone che aspirano a fare medicina. «Non ne abbiamo bisogno e non abbiamo le strutture», ha detto la ministra. 

Il verdetto

Secondo Matteo Salvini, eliminare il numero chiuso alla facoltà di medicina sarebbe una misura «a costo zero». Il leader della Lega sbaglia.

Nell’anno accademico 2022-2023 più di 65 mila persone si sono iscritte al test di medicina, a fronte di circa 15 mila posti disponibili. Se tutti gli iscritti potessero immediatamente accedere alle lezioni, le università dovrebbero procurarsi nuovi docenti e nuovi spazi in cui svolgere le attività didattiche, sostenendo quindi spese aggiuntive. Questo aggravio varrebbe almeno per il primo semestre, dopo il quale, secondo la Lega, andrebbe fatta comunque una selezione degli studenti.
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