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Vero: la rete idrica in Italia spreca più del 40 per cento dell’acqua

| 24 marzo 2022
La dichiarazione
«La rete idrica spreca circa il 40 per cento della nostra acqua»
Fonte: Facebook | 22 marzo 2022
Karl-Josef Hildenbrand/dpa
Karl-Josef Hildenbrand/dpa
Verdetto sintetico
Il leader del Movimento 5 stelle ha ragione.
In breve
  • Secondo Istat, nel 2018 sono stati sprecati 42 litri d’acqua ogni 100 immessi nella rete idrica nazionale. TWEET
  • Le perdite sono dovute in gran parte al cattivo stato delle infrastrutture. TWEET
Il 22 marzo, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte ha scritto su Facebook che la rete idrica italiana spreca «circa il 40 per cento» dell’acqua, chiedendo maggiori sforzi per renderla più efficiente. 

Abbiamo verificato e la percentuale indicata da Conte è tutto sommato corretta: ogni anno la rete idrica italiana spreca quasi metà dell’acqua trasportata.

Gli sprechi della rete idrica

I dati relativi allo stato della rete idrica italiana sono forniti dall’Istat, che ogni anno rilascia un report sul tema. Quello più recente relativo alla situazione nazionale, pubblicato a marzo 2021, riporta che nel 2018 sono stati immessi nella rete idrica nazionale 8,2 miliardi di metri cubi d’acqua, ma solo 4,7 sono stati effettivamente erogati agli utenti finali. Il 42 per cento dell’acqua è quindi stata sprecata, una percentuale addirittura superiore a quella indicata da Conte.

La quasi totalità delle perdite – 3,4 miliardi di metri cubi – era dovuta al cattivo stato delle infrastrutture. Considerando che in media ogni abitante consuma 215 litri d’acqua al giorno, l’Istat ha calcolato che le perdite fossero recuperate queste potrebbero soddisfare le esigenze di circa 44 milioni di persone all’anno. 

La situazione in Europa

Nel 2018 in Italia sono stati prelevati per uso potabile 9,2 miliardi di metri cubi d’acqua dolce, sia da fonti superficiali che sotterranee. Era la quantità più alta tra i Paesi dell’Unione europea, a grande distanza dalla seconda in classifica, la Francia con 5,4 miliardi di metri cubi prelevati. L’Italia detiene questo primato almeno dal 2012. 

Il nostro Paese resta sul podio anche considerando il volume d’acqua prelevato in relazione al numero di abitanti. Quattro anni fa l’Italia infatti ha prelevato 153 metri cubi d’acqua dolce per abitante, dato secondo solo a quello della Grecia (157 metri cubi) e distante da tutti gli altri Paesi in graduatoria, a partire dall’Irlanda, al terzo posto con 128 metri cubi prelevati per abitante. 
Figura 1. Metri cubi d’acqua dolce prelevati per abitante nel 27 Paesi Ue – Fonte: Istat/Eurostat
Figura 1. Metri cubi d’acqua dolce prelevati per abitante nel 27 Paesi Ue – Fonte: Istat/Eurostat

I dati sui capoluoghi di provincia

A marzo 2022 l’Istat ha rilasciato un report aggiornato relativo all’uso dell’acqua nei 109 capoluoghi di provincia italiani, in cui vive circa il 30 per cento della popolazione.

Nel 2020 sono stati persi in media 41 metri cubi di acqua al giorno per chilometro di rete, che corrispondono al 36,2 per cento di tutta l’acqua immessa nel sistema. Se guardiamo agli anni passati, la situazione è in lento miglioramento: la percentuale di acqua sprecata era pari al 39 per cento nel 2016, e al 37,3 per cento nel 2018. 

Più nel dettaglio, nel 2020 i gestori hanno complessivamente immesso nella rete idrica destinata ai capoluoghi di provincia 2,4 miliardi di metri cubi di acqua, che corrispondono a 370 litri per abitante al giorno. Agli utenti finali sono stati effettivamente erogati 1,5 miliardi di metri cubi di acqua, circa 236 litri per abitante al giorno. Quasi un miliardo di metri cubi di acqua è quindi stato perso a causa delle inefficienze della rete idrica. 

Le differenze regionali

Due anni fa, la città-capoluogo che ha consumato più acqua era Milano, con quasi 350 litri al giorno per abitante, seguita da L’Aquila, Catanzaro e Torino. Palermo invece è stata la più parsimoniosa, con circa 160 litri al giorno.
Figura 2. Litri d’acqua potabile erogati ogni giorno per abitante, 2020 – Fonte: Istat
Figura 2. Litri d’acqua potabile erogati ogni giorno per abitante, 2020 – Fonte: Istat
In più di un capoluogo di provincia su tre si sono registrate perdite superiori al 45 per cento, con picchi del 72 per cento a Chieti, in Abruzzo, e del 70 per cento a Latina, nel Lazio. Solo sette capoluoghi hanno registrato perdite inferiori al 15 per cento: Macerata, Pavia, Como, Biella, Milano, Livorno e Pordenone, in ordine dal migliore al peggiore.
Figura 3. Perdite totali nelle reti di distribuzione dei capoluoghi di Regione, 2020 – Fonte: Istat
Figura 3. Perdite totali nelle reti di distribuzione dei capoluoghi di Regione, 2020 – Fonte: Istat

Le cause degli sprechi

Come sottolineato dall’Istat nel report dedicato ai capoluoghi di provincia, le perdite nella rete idrica sono dovute principalmente a «fattori fisiologici» presenti in tutte le infrastrutture idriche, come per esempio la presenza di impianti ormai vecchi.

In piccola parte contribuiscono anche «fattori amministrativi», come gli errori di misura dei contatori o le allacciature abusive. Inoltre, proprio a causa dell’obsolescenza della rete idrica, ma anche dei problemi di qualità dell’acqua e della riduzione della portata delle fonti, nel 2020 11 comuni capoluogo di provincia hanno dovuto razionare la distribuzione dell’acqua potabile, tutti localizzati nel Mezzogiorno, tra cui Pescara, Avellino e Reggio Calabria. 

Il verdetto

Secondo Giuseppe Conte, la rete idrica italiana «spreca circa il 40 per cento della nostra acqua». Il dato indicato dal leader del M5s è tutto sommato corretto. Secondo Istat, nel 2018 il 42 per cento delle acque totali immesse nella rete idrica nazionale. Su 8,2 miliardi di litri d’acqua, infatti, solo 4,7 sono stati effettivamente consegnati agli utenti finali. 

Le perdite sono dovute in gran parte al cattivo stato di alcune infrastrutture, ma contribuiscono anche elementi come le allacciature abusive. 
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