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Berlusconi sbaglia sugli effetti del taglio delle tasse di Reagan

| 22 agosto 2022
La dichiarazione
«Nell’America di Reagan, negli anni Ottanta il gettito fiscale è quasi raddoppiato, a fronte di un taglio delle tasse ben superiore a quello che proponiamo noi»
Fonte: Il Tempo | 21 agosto 2022
Pagella Politica
Verdetto sintetico
L’affermazione del leader di Forza Italia è fuorviante.
In breve
  • Il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, in carica dal 1981 al 1989, introdusse ampi tagli delle tasse nel 1981 e nel 1986. TWEET
  • È vero che negli anni Ottanta il gettito fiscale statunitense è salito, ma questa dinamica non è stata causata dal taglio delle tasse. Nel 1982, 1983, 1984 e 1987 Reagan aveva infatti alzato le tasse. TWEET
Il 21 agosto, in un’intervista con Il Tempo, il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha difeso la proposta del centrodestra di ridurre le tasse e introdurre la flat tax, dicendo che durante gli anni Ottanta il «taglio delle tasse» negli Stati Uniti introdotto dal presidente Ronald Reagan ha fatto quasi raddoppiare il gettito fiscale.

Abbiamo verificato e le cose non stanno così.

L’impatto dei tagli delle tasse di Reagan

Da decenni, gli economisti discutono delle conseguenze che ha avuto sull’economia statunitense l’amministrazione del repubblicano Ronald Reagan, durata quasi un decennio, dal 1981 al 1989. Senza entrare nel merito del dibattito, cerchiamo di capire perché non è vero, come dice Berlusconi, che grazie al taglio delle tasse le entrate fiscali degli Stati Uniti sono aumentate.

Come ha spiegato nel 2015 la sezione del Washington Post dedicata al fact-checking, Reagan ha tagliato le tasse nel 1981 e nel 1986. Il primo intervento (Economic Recovery Tax Act) portò l’aliquota massima sulle persone dal 70 per cento al 50 per cento. Il secondo intervento (Tax Reform Act) ridusse ulteriormente le aliquote per le persone, con quella più alta che scese fino al 28 per cento. 

Le entrate del Tesoro aumentarono da 617,8 miliardi di dollari nel 1981 a 991,1 miliardi nel 1988 (+60 per cento circa, al lordo dell’inflazione), ma come sottolinea il Washington Post sostenere che questo risultato dipenda dal taglio delle tasse è fuorviante.

Dopo aver abbassato le tasse, Reagan tornò infatti a rialzarle in almeno quattro occasioni (nel 1982, 1983, 1984 e 1987), decisioni che ovviamente contribuirono a far aumentare il gettito fiscale. Inoltre, secondo uno studio del Tesoro statunitense, il taglio delle tasse del 1981 causò una diminuzione delle entrate federali di oltre 300 miliardi di dollari nei suoi primi quattro anni.

In conclusione, Berlusconi riporta quella che il Washington Post ha definito la «mitologia» nata intorno alle politiche fiscali di Reagan, che tende a semplificare la storia, attribuendo a determinate decisioni effetti che invece dipendono da una moltitudine di variabili (incluse decisioni opposte, come l’innalzamento delle tasse), non ultima una significativa crescita economica.

Come abbiamo spiegato più nel dettaglio in passato, a oggi gli studi in economia sono concordi nel dire che non basta tagliare le tasse se si vuole aumentare il gettito e incentivare i contribuenti a non evadere.

Il verdetto

Secondo Silvio Berlusconi, durante gli anni Ottanta il «taglio delle tasse» negli Stati Uniti introdotto dal presidente Ronald Reagan ha fatto quasi raddoppiare il gettito fiscale. 

È vero che all’epoca le entrate dello Stato erano salite, ma oltre a tagliare le tasse, Reagan le aveva anche alzate (almeno quattro volte), contribuendo a far salire il gettito.
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