Il 96 per cento delle promesse nei programmi è senza coperture

Centrodestra, Pd, Movimento 5 stelle e Azione-Italia viva hanno promesso circa 330 misure: solo in 13 casi hanno detto dove prenderanno le risorse per finanziarle
ANSA
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Più di nove promesse elettorali su dieci, contenute nei programmi dei principali partiti candidati alle elezioni del 25 settembre, non hanno coperture economiche. Detta in parole semplici: i politici promettono agli elettori che introdurranno centinaia di interventi, senza però quasi mai dire dove prenderanno i soldi per finanziarli.

Testi alla mano, abbiamo analizzato i quattro programmi elettorali della coalizione di centrodestra, formata da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Noi moderati, del Partito democratico, del Movimento 5 stelle e dell’alleanza tra Azione e Italia viva. Da un lato, abbiamo isolato le promesse che prevedono una spesa per lo Stato, e quindi l’impiego di nuove risorse economiche; dall’altro lato, abbiamo preso in considerazione le promesse con cui i partiti sperano di aumentare le entrate per lo Stato o di risparmiare. 

Tra le 328 proposte isolate nei quattro programmi, solo in 13 casi sono specificate, a volte anche solo in linea generale, le risorse per finanziarle: in oltre il 96 per cento dei casi, le coperture mancano del tutto.

Il programma del centrodestra

L’11 agosto Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi moderati hanno pubblicato Per l’Italia, l’accordo quadro di programma per un governo di centrodestra. L’accordo è molto generico ed è incentrato più sui temi generali che sulle singole modalità di intervento del governo. 

Tuttavia, le proposte che per essere attuate necessitano o prevedono una spesa da parte dello stato sono almeno 88. Tra queste ci sono promesse relative al taglio delle tasse, come «la riduzione della pressione fiscale per famiglie, imprese e lavoratori autonomi», interventi di sostegno alle famiglie come «l’aumento dell’assegno unico e universale» e «l’innalzamento delle pensioni minime, sociali e di invalidità».

Al contrario, c’è una sola promessa che potrebbe garantire un risparmio per le casse dello Stato: quella relativa alla «sostituzione dell’attuale reddito di cittadinanza» con altre misure di contrasto alla povertà.

Il programma del Partito democratico

Anche nelle 37 pagine del programma elettorale del Pd, intitolato Insieme per un’Italia democratica e progressista, sono presenti almeno 88 promesse che implicano una spesa per lo Stato. Per fare qualche esempio, il partito propone di rendere «gratuita e obbligatoria» la scuola dell’infanzia, rendere gratuiti i libri di testo per le famiglie in difficoltà, introdurre un «reddito alimentare», una «pensione di garanzia» per i giovani e «nuove politiche pubbliche di welfare» per favorire la transizione ecologica. 

Tra tutte le promesse presentate, quattro includono anche una menzione specifica alle coperture da utilizzare, come il recupero dell’evasione fiscale o un aumento delle imposte di successione sui patrimoni superiori ai 5 milioni di euro. Come copertura, il programma del Pd cita spesso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), i cui obiettivi sono già stati decisi dal governo Draghi e i cui fondi non sono in grado di coprire tutte le proposte presentate dal partito guidato da Enrico Letta. 

Il programma del Movimento 5 stelle

Il programma del Movimento 5 stelle si intitola Dalla parte giusta: cuore e coraggio per l’Italia di domani ed è stato pubblicato sul sito ufficiale del movimento il 14 agosto. Il testo ricalca molto quello della lettera inviata il 6 luglio scorso dal presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte al presidente del Consiglio Mario Draghi, che conteneva nove richieste avanzate dal M5s per far rientrare (invano) la crisi di governo.

Anche il programma del Movimento 5 stelle non entra nel dettaglio delle proposte, ma si limita a elencarne i possibili benefici senza comunicare le modalità di attuazione. Alcune proposte poi, come quella relativa al «cashback fiscale», sono difficili da interpretare, dal momento che l’istituzione di «un meccanismo che permetta l’immediato accredito su conto corrente delle spese detraibili» comporterebbe certo una spesa, ma potrebbe «contrastare l’evasione fiscale» e quindi garantire nuove entrate allo Stato (finora i risultati del cashback sul contrasto all’evasione fiscale sono stati però deludenti).

Le promesse elettorali del Movimento 5 stelle che presuppongono una spesa sono almeno 61, come quella relativa al «riscatto gratuito della laurea», a fronte di sole quattro promesse di entrata, quasi tutte relative all’accesso a nuovi fondi europei, come «l’istituzione di un “Energy recovery fund”» e «l’emissione di debito comune», oppure lo «scorporo di alcuni investimenti dal computo finale del deficit». 

Rappresenterebbe invece un effettivo risparmio alla spesa pubblica il «no alla corsa al riarmo», che comporterebbe quindi una riduzione della spesa militare in controtendenza con le indicazioni Nato che prevedono un aumento degli investimenti in Difesa pari al 2 per cento del prodotto interno lordo.

Il programma di Azione e Italia viva

Azione e Italia viva hanno presentato un programma di 68 pagine, con 91 interventi che richiederebbero una spesa da parte dello Stato. 

Per quanto riguarda le fonti di entrata, l’ultima pagina del programma è dedicata proprio al «reperimento delle risorse necessarie a finanziare gli interventi» ed è composta da due punti: la lotta all’evasione fiscale, secondo il principio per cui «ogni euro già recuperato dall’evasione, torni in tasca ai contribuenti», e un taglio alla spesa della pubblica amministrazione, per «riprendere il controllo della spesa in acquisti».

«Nessun programma elettorale contiene mai le coperture finanziarie. Noi invece non fuggiamo dal problema. Perché è venuto il tempo della serietà», recita il programma dei partiti guidati da Carlo Calenda e Matteo Renzi. Il problema è che non è chiaro quante risorse intendono recuperare dall’evasione fiscale e quante dalla riduzione della spesa della pubblica amministrazione. E soprattutto non è chiaro, visto che mancano le cifre precise, quante delle promesse in spesa sarebbero coperte.
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