I numeri per capire l’ondata estiva di Covid-19

I contagi continuano a crescere in Italia, dove il tasso di positività dei tamponi è il più alto mai raggiunto. Per ora, i dati degli ospedali non preoccupano
ANSA
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In Italia il numero dei nuovi contagi da coronavirus, in crescita dai primi giorni di giugno, sta aumentando sempre più velocemente. Nell’ultima settimana, tra il 27 giugno e il 3 luglio, nel nostro Paese sono stati registrati 529 mila casi, circa 180 mila in più dei sette giorni precedenti e più del doppio di due settimane fa. 

Numeri alla mano, vediamo qual è la portata di questa nuova ondata estiva della pandemia e come sta colpendo gran parte d’Europa.

L’andamento dei contagi

Attualmente nel nostro Paese si registrano ogni giorno, in media, 76 mila nuovi contagi. Il tasso settimanale di crescita, ossia il rapporto tra i casi di un giorno e i casi di sette giorni prima, è pari a 1,51: tradotto in parole semplici, i contagi raddoppiano in media ogni settimana e mezza. 

Finché questo indicatore è sopra uno, i casi continuano a crescere. Negli ultimi giorni un calo sembra esserci stato, visto che il tasso settimanale di crescita era prima a 1,61. Ma una diminuzione di questo dato non significa che diminuiscono i nuovi contagi, ma che crescono a una velocità più contenuta. Affinché si raggiunga davvero il picco della nuova ondata, è necessario che l’indicatore scenda sotto uno, soglia sotto la quale i contagi iniziano effettivamente a diminuire.

A livello di area geografica si vede che il Centro, il Sud e il Nord-Est hanno un’incidenza molto simile, pari a circa 150 casi ogni 100 mila abitanti in media, mentre il Nord-Ovest si ferma poco sopra a 100 casi ogni 100 mila. La minore incidenza dei casi nelle regioni del Nord-Ovest rispetto alle altre macroaree è un fenomeno che va avanti da febbraio. Come tasso di crescita settimanale, il Sud ne registra uno leggermente maggiore, ma complessivamente le quattro macroaree hanno una velocità di crescita epidemica comparabile. 

L’aumento dei casi sta coinvolgendo tutte le regioni, anche se in alcune l’impatto è maggiore. La maggiore incidenza, 159 casi ogni 100 mila abitanti, si sta registrando in Campania, mentre la minore in Valle d’Aosta, con 61 casi ogni 100 mila abitanti.

Il tasso di positività continua a salire

Il rallentamento della crescita dei casi è probabilmente influenzato dal fatto che il numero di tamponi fatti non riesce a tenere il passo alla crescita dei contagi, come successo anche nelle scorse ondate. 

Attualmente, in media il 26 per cento dei tamponi eseguiti risulta positivo. Il tasso di positività dei tamponi rapidi o antigenici è pari al 28 per cento, mentre quello dei tamponi molecolari è pari al 17 per cento. A inizio pandemia, la soglia fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per considerare l’epidemia sotto controllo era del 5 per cento. 

Durante l’ondata invernale, causata in particolar modo dalla diffusione della variante omicron, il tasso di positività totale si era fermato al 18 per cento e in quell’occasione erano i tamponi molecolari ad avere un tasso maggiore rispetto ai tamponi antigenici. 

Il Piemonte con il 18 per cento è la regione con il minor tasso di positività, mentre le Marche con il 45 per cento sono la regione con il maggior numero di tamponi positivi. Sopra il 30 per cento ci sono anche Calabria, Umbria, Campania, Emilia Romagna, Basilicata, Sardegna e Molise.

I dati ospedalieri peggiorano, ma per ora non sono un problema

Anche a livello ospedaliero si sta avendo un peggioramento della situazione, per ora contenuto. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), ogni giorno vengono ricoverate in media 500 persone per la Covid-19, contro le 800 di metà marzo e le 1.700 che si era arrivati a registrare a inizio gennaio.

I ricoveri in terapia intensiva mostrano una media di quasi 40 ricoveri giornalieri, anche qui meno dei 55 di marzo e dei 150 che si erano avuti a gennaio. 

La regione a registrare il maggior numero di ospedalizzati ogni 100 mila abitanti è l’Emilia-Romagna, con 24, seguita da Umbria (23) e Sicilia (18). Ad avere meno ospedalizzati sono invece il Molise, con 4 ogni 100 mila abitanti, le Marche (8) e la Sardegna (8). Bisogna comunque tenere presente che i diversi sistemi sanitari regionali possono avere regole diverse sull’ammissione dei pazienti.

In generale, come avvenuto in passato, anche con questa ondata all’aumento dei contagi è corrisposto un peggioramento degli indicatori ospedalieri. L’andamento dei casi rimane dunque l’indicatore più rapido per capire come sta evolvendo l’epidemia e quali conseguenze avrà.

Come va nel resto d’Europa

Il peggioramento epidemico non sta riguardando solo l’Italia, ma anche il resto d’Europa, parte dell’Asia e il continente americano. 

Rimanendo in Europa, tutti i Paesi, con l’eccezione del Portogallo e dell’Estonia, stanno registrando un peggioramento dei casi, seppur con intensità diversa. In Francia i casi stanno crescendo in media del 60 per cento (contro il 52 per cento dell’Italia), in Germania del 10 per cento, in Spagna del 15 per cento e nel Regno Unito del 24 per cento. L’area balcanica ha tassi di crescita tra il 50 e il 100 per cento. 

Un’analisi del Financial Times, sulla base del sequenziamento dei casi, ha spiegato che l’aumento dei casi e delle ospedalizzazioni va ricondotto in buona parte alla variante BA.5. Questa sottovariante di omicron si diffonde infatti ancora più rapidamente delle precedenti. I vaccini restano comunque in grado di prevenire la maggioranza delle forme gravi di Covid-19, e di conseguenza i decessi.
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