Perché il dato sui contagi è ancora fondamentale, nonostante i vaccini

Tra il 27 dicembre e il 2 gennaio in Italia sono stati registrati 680 mila nuovi casi di coronavirus, quasi il triplo rispetto alla settimana precedente, quando i nuovi casi erano stati 260 mila. Il forte aumento dei contagi è in gran parte dovuto alla diffusione della variante omicron, più contagiosa rispetto alle precedenti in circolazione.

Nel nostro Paese numeri così alti non si sono mai visti dall’inizio della pandemia, mentre i dati sui ricoverati in ospedale e sui decessi sono per il momento ancora lontani dai picchi del passato, soprattutto grazie al contributo dato dalla campagna vaccinale. Secondo alcuni – da giornalisti a politici, passando per medici – questo scenario dovrebbe invitare a dare meno peso al dato sui nuovi contagi giornalieri, mentre bisognerebbe concentrarsi di più sulla pressione ospedaliera.

Questa posizione ha però una serie di limiti: i dati sui nuovi contagi rimangono ancora l’indicatore più affidabile per capire come si sta evolvendo l’epidemia e per agire di conseguenza.

Una fotografia più tempestiva

Innanzitutto, focalizzandosi sul numero di ricoveri e decessi si rischia di essere sempre diversi giorni indietro rispetto al reale andamento dell’epidemia, più di quanto già non avvenga con i dati sui nuovi casi.

Tra quando una persona si contagia e quando sviluppa i sintomi della Covid-19, infatti, passano in media quattro o cinque giorni, mentre tra lo sviluppo dei sintomi e il test passano due o tre giorni. Dunque il numero dei contagi giornalieri “fotografa” come si stava evolvendo l’epidemia all’incirca sette giorni prima.

Questo periodo si allarga ancora considerando ricoveri e decessi. Tra quando si sviluppano i sintomi della malattia e quando si viene ricoverati, passano in media altri cinque giorni, mentre tra il ricovero e il decesso si passa dai sette ai 13 giorni, a seconda che il ricovero avvenga in reparto o in terapia intensiva. In concreto, il numero dei ricoveri “fotografa” come si stava muovendo la pandemia oltre dieci giorni prima, mentre quello sui decessi oltre due settimane prima. I ritardi sono spesso più elevati per entrambi gli indicatori – in particolare per le morti – perché servono alcuni giorni prima che le aziende sanitarie locali comunichino le statistiche alle regioni, responsabili della comunicazione dei dati al Ministero della Salute.

Va anche considerato che i dati diffusi quotidianamente dalla Protezione civile non forniscono il numero di nuovi ricoveri nei reparti, ma solo il totale dei ricoverati. I dati sul numero di ricoveri sono diffusi dall’Istituto superiore di sanità (Iss), ma hanno bisogno di alcuni giorni per essere consolidati e vengono raramente usati nelle analisi sull’epidemia. Tra quando c’è un aumento dei nuovi ricoveri giornalieri e un effetto sui ricoverati totali, passano dunque altre due settimane.

Ricapitolando: se si usano i dati quotidiani sui ricoverati totali, che ci dicono quanto sono attualmente sotto pressione gli ospedali, abbiamo la fotografia di come si stava sviluppando l’epidemia tre settimane prima. Un margine di tempo parecchio ampio, soprattutto se si è di fronte a una variante così contagiosa come la omicron.

I casi gravi dipendono dai casi totali

Con alcune accortezze, sulla base dei nuovi contagi è poi possibile ipotizzare come si evolverà l’epidemia sugli altri indicatori, dai ricoveri ai decessi, per capire eventualmente se sta andando meglio di quanto previsto, o peggio.

In Italia, per esempio, l’aumento dei contagi sta colpendo principalmente i giovani. Tra i 20 e i 29 anni l’incidenza è superiore ai 200 casi giornalieri ogni 100 mila abitanti, un dato pari a 3,4 volte quello registrato tra i 60 e i 69 anni, a 5 volte quello tra i 70 e i 79 anni e a 7,7 volte quello tra gli over 80. Le altre fasce più colpite sono quella tra i 10 e 19 anni (170 ogni 100 mila) e quella tra i 30 e i 39 anni (160 ogni 100 mila).
Grafico 1. Incidenza dei nuovi contagi per fascia di età – Fonte: Elaborazione di Lorenzo Ruffino su dati Iss
Grafico 1. Incidenza dei nuovi contagi per fascia di età – Fonte: Elaborazione di Lorenzo Ruffino su dati Iss
Ma la Covid-19 è una malattia che colpisce più gravemente soprattutto le persone anziane, in particolar modo chi ha oltre i 60 anni di età. Sebbene siano molto efficaci nel prevenire le forme gravi della malattia, i vaccini contro la Covid-19 non sono perfetti: una quota di persone, una volta contagiata, ha comunque bisogno del ricovero in ospedale.

Prendiamo i dati sui tassi di ricovero (ossia il numero dei ricoverati in rapporto ai contagiati) che si sono registrati in Italia a novembre e prendiamo in considerazione una riduzione della gravità della Covid-19 per effetto della variante omicron del 40 per cento, in linea con le ultime evidenze scientifiche a disposizione. In questo modo possiamo stimare il numero di ricoveri giornalieri, per scoprire che sono molto simili a quelli reali.

Il basso numero di ricoveri che si sta avendo rispetto alle attese è però in parte dovuto all’età di chi si sta contagiando, che come abbiamo visto fa riferimento alle fasce giovani della popolazione. Nelle prossime settimane il progressivo aumento del numero di nuovi contagi che si sta registrando tra gli anziani potrebbe portare a un aumento del numero di ricoveri.

Più in generale, quando salgono i casi peggiorano anche gli altri indicatori, seppur in misura diversa rispetto a quando non c’erano i vaccini. In Italia i casi sono in continua crescita da metà ottobre, così come i nuovi ricoveri, gli ingressi in terapia intensiva e i decessi. Quello che è cambiato è solo l’intensità con cui peggiorano.
Grafico 2. Nuovi ricoveri, reali e stima – Fonte: Elaborazione di Lorenzo Ruffino su dati Iss
Grafico 2. Nuovi ricoveri, reali e stima – Fonte: Elaborazione di Lorenzo Ruffino su dati Iss

In conclusione

I nuovi contagi restano ancora l’indicatore più tempestivo per capire come sta evolvendo l’epidemia di Covid-19 nel nostro Paese. Rinunciare a guardarlo per concentrarsi su altri indicatori, come quelli su ricoveri o decessi, vuol dire rinunciare a capire che cosa sta succedendo e rendere inutili eventuali misure per combattere la pandemia.

L’andamento dei casi gravi di Covid-19 dipende dal numero totale di casi, anche con i vaccini. Sapendo quanti sono e quale età hanno, si possono fare delle stime per capire quale sarà l’impatto nei giorni seguenti sugli ospedali ed eventualmente capire perché sta andando diversamente da quanto atteso. In Italia, ad esempio, il basso impatto che si è avuto per ora sugli ospedali dipende molto dal fatto che i casi sono principalmente concentrati tra i più giovani. Ma uno spostamento dell’epidemia sui più anziani può determinare una situazione diversa.
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