Zan ci riprova, ma il nuovo testo contro l’omotransfobia è diverso rispetto a quello del passato

Il deputato del Partito democratico ha presentato una nuova proposta di legge che ricalca, con alcuni aggiustamenti, il disegno di legge bocciato dal Senato lo scorso anno
Vincenzo Nuzzolese/SOPA Images via ZUMA Press Wire
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Il 28 ottobre, il deputato del Partito democratico Alessandro Zan ha annunciato su Twitter di aver depositato una proposta di legge che ricalca il contenuto del cosiddetto “ddl Zan”, il disegno di legge contro l’omotransfobia bocciato dal Senato a ottobre 2021, dopo essere stato approvato dalla Camera quasi un anno prima. 

Al momento il testo della proposta di legge non è ancora pubblicamente disponibile, ma lo staff di Zan ha spiegato a Pagella Politica che è lo stesso del vecchio disegno di legge, così come era stato approvato alla Camera, con due eccezioni. Nella nuova proposta non sono più presenti gli articoli 1 e 4 del vecchio testo, quelli che contenevano le definizioni di genere e la cosiddetta “clausola salva idee”, una clausola di non punibilità per le opinioni espresse, che avevano fatto molto discutere in passato. Lo staff del deputato ha confermato che il Pd ha presentato un testo identico anche al Senato, in questo caso a prima firma della capogruppo Simona Flavia Malpezzi. 

A oggi, l’approvazione di uno dei due testi è di fatto quasi impossibile, visto che la maggioranza dei voti in Parlamento è in mano ai partiti di centrodestra, che in passato si sono opposti all’approvazione del testo.

Le puntate precedenti

Innanzitutto è bene precisare che non è la prima volta che il Pd presenta un testo simile o identico al vecchio “ddl Zan”. Il 4 maggio 2022, sei mesi dopo la bocciatura del “ddl Zan”, il segretario del partito Enrico Letta, insieme allo stesso Zan e alle senatrici Malpezzi e Monica Cirinnà, aveva depositato un’altro disegno di legge contro l’omotransfobia, che però non è mai stato esaminato dal Senato ed è decaduto alla fine della scorso legislatura come altri testi che non avevano concluso il loro iter parlamentare.

Come detto in precedenza, il testo presentato a maggio era pressoché identico al vecchio “ddl Zan”. Quest’ultimo proponeva, tra le altre cose, di estendere le pene per le discriminazioni basate su motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, anche a quelle fondate «sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità».

A novembre 2020, durante il secondo governo Conte, il “ddl Zan” aveva ricevuto l’approvazione della Camera, passando poi al Senato. Qui i partiti di centrodestra avevano ostacolato il percorso del disegno di legge, definito un provvedimento «liberticida» e contro la libertà di opinione.

Dopo numerose audizioni – anche di esponenti del mondo ultracattolico e no-vax – in Commissione Giustizia del Senato e vari tentativi di ostruzionismo del centrodestra, a fine ottobre 2021 il testo era arrivato in aula. Qui, con un voto segreto, i senatori hanno approvato la proposta, avanzata dal senatore della Lega Roberto Calderoli, di non esaminare le varie proposte di modifica del disegno di legge (in gergo parlamentare la “tagliola”), sancendo di fatto la fine dell’esame del testo.

I contenuti della nuova proposta

Come spiegato a Pagella Politica dallo staff di Zan, il testo della nuova proposta di legge contro l’omotransfobia è identico al testo del “ddl Zan”, così come era stato approvato dalla Camera a novembre 2020. 

L’unica differenza è che la nuova proposta di legge contro l’omofobia non contiene più gli articoli 1 e 4 presenti nel vecchio testo, che erano stati il frutto di una mediazione tra i vari gruppi parlamentari per far approvare più facilmente il provvedimento, cosa che però alla fine non è avvenuta. 

Più nel dettaglio, l’articolo 1 prevedeva le cosiddette “definizioni” e specificava una serie di concetti, come quello di “sesso”, “genere” e “orientamento sessuale”. Questo articolo era stato introdotto [1] durante l’esame alla Camera da un emendamento firmato da una serie di deputati appartenenti a partiti diversi, tra cui Lucia Annibali (Italia viva), Alfredo Bazoli (Partito democratico), Federico Conte (Articolo 1), Carla Giuliano (Movimento 5 stelle) e Giusi Bartolozzi (Forza Italia). L’articolo 4, invece, prevedeva una clausola di non punibilità per le opinioni espresse, la cosiddetta “clausola salva idee”, anch’essa introdotta dopo accese discussioni da un emendamento firmato sempre dai deputati Bazoli, Annibali, Conte e Giuliano. Secondo i promotori dell’emendamento, questa clausola avrebbe garantito la libertà di espressione, escludendo dalle sanzioni previste dal “ddl Zan” le opinioni che non costituiscono atti discriminatori.

Come detto, questi emendamenti erano stati introdotti per raccogliere un maggiore consenso parlamentare attorno al provvedimento, venendo incontro alle richieste di partiti di centrodestra, come Forza Italia, e di altri di centrosinistra più cauti rispetto al “ddl Zan”, come Italia viva. Durante l’esame al Senato, però, alcuni gruppi parlamentari, tra cui proprio quello di Italia viva, avevano fatto marcia indietro, criticando l’impostazione del testo approvato alla Camera. Due senatori di Italia  viva, Davide Faraone e Giuseppe Cucca, avevano presentato per esempio un emendamento che puntava a riformulare l’articolo 1, eliminando le definizioni, e che affermava semplicemente che la legge aveva «come finalità quella di perseguire le condotte discriminatorie fondate su misoginia, abilismo, omofobia o transfobia», attirando le critiche del Pd e dello stesso Zan.

Al di là dei contenuti, l’esame della nuova proposta di legge contro l’omotransfobia non avrà un percorso facile, complice la maggioranza di centrodestra in Parlamento. Come tutte le proposte di legge, anche quella sull’omotransfobia dovrà ottenere il via libera di entrambe le camere nello stesso testo. Lo staff di Zan ha confermato a Pagella Politica che il Pd ha presentato un disegno di legge identico anche al Senato, in questo caso a prima firma Malpezzi.

[1] L’emendamento in questione è lo 01.0401.

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