Perché si parla della possibile chiusura dello Spid

Sta facendo discutere una proposta del sottosegretario all’Innovazione Butti per sostituire il sistema di identità digitale con la carta di identità elettronica
Pagella Politica
Oltre alle modifiche al disegno di legge di Bilancio, nelle ultime ore la politica italiana sta discutendo della possibile cancellazione del Sistema pubblico di identità digitale, meglio noto con la sigla “Spid”, uno dei sistemi principali per accedere ai servizi online della Pubblica amministrazione. 

La proposta è stata avanzata il 19 dicembre dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione digitale Alessio Butti (Fratelli d’Italia), nell’ultimo giorno della festa per il decennale della nascita del partito guidato da Giorgia Meloni. «Dovremmo spegnere gradualmente lo Spid e avere la carta d’identità elettronica (Cie) come unico strumento di identità elettronica digitale per facilitare la vita degli italiani», ha affermato Butti. La proposta è stata però subito contestata da diversi esponenti dei partiti di opposizione, tra cui il leader di Italia viva Matteo Renzi.

Di cosa stiamo parlando

Lo Spid è un sistema che permette di accedere ai servizi digitali della Pubblica amministrazione attraverso un’unica credenziale, ossia un solo nome utente e una sola password. Si tratta dunque di una “identità digitale”, ossia un sistema che raccoglie le informazioni personali di un cittadino, consentendogli di usufruire dal proprio cellulare o dal proprio computer di una serie di servizi a distanza, come prenotare le visite mediche, iscrivere i propri figli a scuola o compilare i documenti per ottenere un bonus dell’Inps.

In concreto, per ottenere la credenziale dello Spid, i cittadini devono rivolgersi a uno dei gestori che forniscono questo tipo di identità digitale e gestiscono l’autenticazione degli utenti. A oggi, i gestori sono dieci e la maggior parte di essi offrono un servizio gratuito. Tra questi la maggioranza sono operatori privati, come la società di servizi digitali Aruba, ma tra di loro c’è anche Poste Italiane, controllata in parte dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La proposta del governo

Non è la prima volta che Butti propone di modificare il sistema delle identità digitali. A febbraio 2020 l’allora deputato di Fratelli d’Italia aveva proposto il passaggio delle identità digitali dalla gestione dei fornitori privati a quella dello Stato, ma non la cancellazione dello Spid.

Il 19 dicembre, dopo l’intervento alla festa di Fratelli d’Italia, Butti ha scritto una lettera pubblicata dal Corriere della Sera in cui ha spiegato più nel dettaglio la proposta. «Non vogliamo eliminare l’identità digitale ma averne solamente una, nazionale e gestita dallo Stato», ha scritto Butti. Il sottosegretario ha quindi spiegato che, per raggiungere l’obiettivo, una delle idee in campo è sostanzialmente quella di trasformare le identità digitali Spid attualmente attive in carte di identità elettroniche (Cie), un altro sistema di identità digitale, gestito però interamente dallo Stato. In questo modo, secondo Butti, si riuscirebbe a «semplificare la vita dei cittadini maggiore» e «aumentare la sicurezza».

La carta di identità elettronica è la nuova versione della vecchia carta d’identità in formato cartaceo. È dotata di un microchip che contiene le principali informazioni di chi la possiede, tra cui i dati personali, la foto e le impronte digitali, che consentono l’identificazione online. Come già anticipato, a differenza dello Spid, la Cie è gestita totalmente dallo Stato attraverso il Ministero dell’Interno, e si ottiene una volta scaduta la propria carta di identità cartacea oppure richiedendola in anticipo al comune di residenza. 

Al momento, i cittadini italiani in possesso della carta d’identità elettronica sono circa 32,6 milioni, mentre gli utenti Spid sono oltre 33,3 milioni. È possibile comunque che molti di questi utilizzino entrambi i servizi, dato che al momento uno non esclude l’altro.

Le critiche alla proposta

Come detto in precedenza, la proposta di Butti è stata subito criticata da alcuni politici all’opposizione del governo Meloni, e non solo. Anche alcuni esperti hanno sollevato obiezioni alla possibile sostituzione dello Spid con la carta d’identità elettronica.

«Da un punto di vista economico, la razionalizzazione, e dunque la semplificazione, degli strumenti di identificazione in mano al cittadino è certamente una necessità», ha spiegato a Pagella Politica Alfonso Fuggetta, professore di Informatica al Politecnico di Milano e ricercatore al Cefriel, il centro per l’innovazione digitale fondato dalla stessa università. «Allo stesso tempo, mi sembra totalmente fuori luogo abbattere il sistema dello Spid, che ha funzionato bene, per accorparlo con il sistema della carta d’identità digitale, che al momento è meno diffuso come metodo di identificazione digitale e per certi versi è più complicato da utilizzare», ha aggiunto Fuggetta, che a gennaio 2020 ha pubblicato un approfondimento online sullo Spid dal titolo “A proposito di Spid e di ciò che serve realmente al Paese”. «A mio parere, prima di pensare a un unico sistema di identità digitale, è necessario innanzitutto diffondere maggiormente l’uso della carta di identità digitale e renderla semplice da utilizzare al pari dello Spid».   

Come ha riconosciuto lo stesso Butti nella sua lettera al Corriere della Sera, al momento la carta d’identità digitale prevede infatti alcuni passaggi in più rispetto allo Spid per il suo utilizzo come identità digitale. Per utilizzarla, infatti, non basta solamente il possesso della carta. Per esempio, se si accede a un servizio della pubblica amministrazione dal computer e non si dispone di un cellulare, è necessario collegare il computer a un lettore di smart card contactless abilitato alla lettura della Cie, su cui bisogna aver installato il “Software CIE“, un programma scaricabile dal sito del Ministero dell’Interno. In alternativa, si può accedere dal computer usando il proprio cellulare, a patto che questo abbia però l’interfaccia Nfc. Quest’ultimo è un acronimo che sta per Near field communication ed è quella funzione che permette a due dispositivi di collegarsi tra loro stando a contatto oppure stando a una distanza molto ridotta l’uno dall’altro. Un altro modo ancora è quello di installare l’app “CieID” sul proprio cellulare e utilizzare la funzione Nfc per leggere la propria Carta d’identità digitale.

«Pensare di cancellare la Spid per sostituirla con altro significa a mio parere non considerare problemi in questo momento ben più importanti, come per esempio quello dell’interoperabilità fra gli organismi della Pubblica amministrazione, ossia la capacità tra i comuni, le regioni, le amministrazioni centrali e gli altri enti di comunicare tra loro, di condividere informazioni», ha aggiunto Fuggetta.

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