Quanto è probabile che il centrodestra possa modificare la Costituzione da solo

È uno scenario di cui si parla da alcune settimane: numeri alla mano, ecco quali possibilità ci sono
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In vista delle elezioni del 25 settembre, i sondaggi danno da tempo la coalizione di centrodestra in vantaggio rispetto agli altri schieramenti. Per questo motivo, nel dibattito pubblico e politico si è già parlato della possibilità che Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia possano ottenere i due terzi dei seggi in Parlamento, un numero tale da permettere loro di modificare la Costituzione (per esempio, introducendo il presidenzialismo), senza la possibilità di indire un referendum costituzionale. 

Quanto è realistico uno scenario di questo tipo? Numeri alla mano, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Gli effetti della legge elettorale

L’attuale legge elettorale, il cosiddetto “Rosatellum”, attribuisce un terzo dei seggi in collegi uninominali, con il sistema maggioritario, e due terzi in collegi plurinominali, con il sistema proporzionale. I collegi uninominali assegnano un deputato o un senatore alla coalizione che ottiene anche un solo voto in più: quando uno schieramento ha un largo vantaggio sugli altri a livello nazionale, è probabile che sia in vantaggio nella maggior parte dei collegi uninominali e che quindi li vinca in larga parte.

Questo meccanismo si è già visto in azione nelle elezioni politiche del 2018, le prime con il Rosattelum. Cinque anni fa il centrodestra era stato estremamente forte nelle regioni del Nord, mentre il Movimento 5 Stelle in quelle del Mezzogiorno: i primi vinsero quasi tutti i collegi uninominali settentrionali, a eccezione di quelli nelle città, e i secondi a vincere quelli meridionali. Il centrosinistra, che non aveva un’area dove era particolarmente predominante rispetto agli altri schieramenti, alla fine ottenne il 18 per cento dei seggi in Parlamento a fronte del 23 per cento circa dei voti su scala nazionale. 

Va inoltre considerato che al Senato la spinta maggioritaria per il centrodestra è più forte, per almeno due motivi. Da un lato, con il taglio dei parlamentari, i collegi uninominali sono diventati più grandi rispetto a prima (per esempio, città come Torino, Firenze o Bologna ne hanno solo uno ciascuno): questo fa sì che il contributo dei grandi centri urbani in termini di seggi, dove il centrosinistra è tradizionalmente più forte, sia ridotto. Dall’altro lato, nelle regioni più piccole, gli sbarramenti impliciti al Senato riducono il numero di seggi a cui possono ambire i partiti sotto al 10 per cento a livello nazionale. 

Per avere la maggioranza per modificare la Costituzione, senza il contributo in voti di altri partiti in Parlamento, servono 266 seggi alla Camera e 133 al Senato, ossia i due terzi in entrambe le camere. Ricordiamo che ogni riforma della Costituzione deve essere votata due volte da entrambe le camere: se nelle seconde votazioni la riforma viene approvata dai due terzi dei componenti, si considera definitivamente approvata anche senza un referendum, che può essere organizzato se l’approvazione è arrivata solo con la maggioranza assoluta. Vediamo, secondo le rilevazioni attuali, quali sono i numeri attuali.

Che cosa dicono i sondaggi e le proiezioni

A oggi, la media dei sondaggi vede Fratelli d’Italia al 24 per cento, la Lega al 13,7 per cento, Forza Italia al 7,8 per cento e Noi moderati (una lista di quattro partiti a sostegno del centrodestra) all’1,6 per cento, mentre il Partito Democratico è al 23,2 per cento, Alleanza Verdi-Sinistra (tra Europa verde e Sinistra italiana) al 3,3 per cento, Più Europa all’1,7 per cento e Impegno Civico all’1,1 per cento. Nel complesso, i sondaggi danno al momento il centrodestra intorno al 47 per cento dei consensi e il centrosinistra poco sopra al 29 per cento, con la lista di Azione e Italia viva poco sotto al 6 per cento.
A inizio agosto l’Istituto Cattaneo, un ente di ricerca che svolge analisi sulla società e politica italiana, basandosi sulla media dei sondaggi e sulla distribuzione di voti delle elezioni europee, ha stimato che il centrodestra otterrebbe 122 seggi uninominali alla Camera su 147 e 63 al Senato su 74. Insieme alla parte proporzionale, il centrodestra potrebbe arrivare a 245 seggi alla Camera e 127 al Senato, senza ottenere i due terzi nelle due camere.
L’istituto demoscopico Sondaggi BiDimedia, basandosi su un suo sondaggio condotto il 17 e 18 agosto, dove il centrodestra era al 46,4 per cento, ha stimato la distribuzione dei consensi nei collegi uninominali. L’istituto ha concluso che il centrodestra potrebbe vincerne l’86 per cento, conquistandone 189 su 221, mentre il centrosinistra ne otterrebbe solo 28, concentrati nelle regioni storicamente vicine al centrosinistra e nei grandi centri urbani. Complessivamente, il centrodestra avrebbe 249 seggi alla Camera e 125 al Senato, anche in questo caso non raggiungendo i due terzi dei seggi in Parlamento.
Entrambe le simulazioni mostrano comunque che il centrodestra potrebbe avvicinarsi alla soglia per modificare da solo la Costituzione. Per l’Istituto Cattaneo, infatti, mancherebbero solo 21 seggi alla Camera e 6 al Senato, mentre per Sondaggi Bidimedia 17 alla Camera e 8 al Senato. Va inoltre considerato che il centrodestra eleggerà molto probabilmente tre o quattro deputati e due senatori all’estero, risultato che lo avvicinerebbe ulteriormente al traguardo. 

In conclusione, va in ogni caso sottolineato che, a poco meno di un mese dalle elezioni, i sondaggi – che in passato hanno a volte sovrastimato alcuni schieramenti e sottostimato altri – possono ancora cambiare nelle prossime settimane: il centrodestra potrebbe guadagnare consensi, come perderli, a favore degli altri schieramenti.
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