Con quale legge elettorale si vota

Le cose più importanti da sapere sul Rosatellum, che giocherà un ruolo di primo piano alle prossime elezioni
ANSA/GIUSEPPE LAMI
ANSA/GIUSEPPE LAMI
Dopo le nuove dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi, il 21 luglio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di sciogliere il Parlamento e di indire le elezioni anticipate, che si terranno il prossimo 25 settembre.

Un ruolo centrale alle elezioni è ricoperto dalla cosiddetta “legge elettorale”, ossia l’insieme di regole con cui sono assegnati ai singoli partiti i seggi in Parlamento in base ai voti ricevuti nelle urne. Ricordiamo che dopo le prossime elezioni, i posti da assegnare alla Camera e al Senato saranno in totale 600, e non più 945, vista l’approvazione della riforma costituzionale del taglio dei parlamentari.

Come funziona l’attuale legge elettorale, con cui si andrà a votare alle elezioni anticipate? Punto per punto, vediamo quali sono le cose più importanti da sapere.

Perché Rosatellum

L’attuale legge elettorale è la legge n. 165 del 3 novembre 2017, comunemente nota nel gergo giornalistico e politico con il nome latino di Rosatellum. Questo nome viene da quello di Ettore Rosato (oggi presidente di Italia viva), che, quando la legge è stata approvata, era capogruppo del Partito democratico alla Camera nonché uno dei principali sostenitori del testo. 

Il Rosatellum è stato usato per la prima volta in occasione delle elezioni politiche tenutesi nel 2018. La precedente legge elettorale, nota con il nome di Italicum, era stata approvata nel 2015 quando era in carica il governo Renzi, ma era stata giudicata in parte incostituzionale dalla Corte Costituzionale, che quindi rese necessaria l’approvazione di una nuova legge elettorale, il Rosatellum appunto.

Come funziona il Rosatellum

La cosa principale da sapere quando si parla di una legge elettorale è la differenza tra “sistema proporzionale” e “sistema maggioritario”. Semplificando un po’, le leggi elettorali possono basarsi solo su uno di questi due sistemi, o su un ibrido tra i due. Quest’ultimo è il caso del Rosatellum, che è una legge elettorale mista, in parte proporzionale e in parte maggioritaria. Tradotto in parole semplici, che cosa significa? 

Da un lato, sulla base dei voti espressi dagli elettori, circa il 61 per cento dei posti in Parlamento (366) è assegnato con un sistema proporzionale. Nei cosiddetti “collegi plurinominali”, in cui è suddiviso il territorio italiano, i partiti presentano una lista di candidati e ricevono un numero di seggi in Parlamento in proporzione al numero di voti ricevuti. In questo caso, gli elettori non possono indicare preferenze sui nomi dei candidati, che sono eletti in base all’ordine dei nomi sulle liste presentate dai partiti. Dall’altro lato, circa il 37 per cento dei seggi (222) è assegnato con un sistema maggioritario. Nei cosiddetti “collegi uninominali”, i partiti presentano un singolo candidato e vince chi prende anche un solo voto in più rispetto agli avversari. Il rimanente 2 per cento dei seggi (12) è assegnato con un sistema proporzionale, con le preferenze.

In base al Rosatellum, i partiti possono coalizzarsi e presentare un programma comune. Per esempio, nel 2018 questa scelta era stata presa dalla coalizione di centrodestra, con Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, che con tutta probabilità seguiranno la stessa strada anche alle prossime elezioni. Più incerta è invece al momento un’alleanza tra il Partito democratico e il Movimento 5 stelle, visto che quest’ultimo è stato tra i principali responsabili della caduta del governo Draghi. In caso di coalizione, nei collegi uninominali i partiti coalizzati devono mettersi d’accordo per presentare un solo candidato.

Inoltre, il Rosatellum stabilisce che non tutti i partiti che ricevono voti alle elezioni possano entrare in Parlamento. La legge elettorale fissa infatti alcune soglie di sbarramento, ossia delle percentuali di voto che, se non vengono superate, di fatto impediscono a un partito di eleggere parlamentari. Per esempio, i singoli partiti devono prendere almeno il 3 per cento dei voti a livello nazionale, mentre le coalizioni almeno il 10 per cento. 

Ci sono anche due regole per incentivare la parità di genere: da un lato, la legge elettorale stabilisce che le liste che gareggiano nei collegi plurinominali devono essere composte da candidati secondo un ordine alternato per sesso; dall’altro lato, a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato, nessuno dei due generi può essere rappresentato per più del 60 per cento sia nelle candidature nei collegi uninominali sia come capolista (ossia come primo nome nelle liste dei candidati) nei collegi plurinominali.

Le mappe dei collegi

Dopo l’approvazione definitiva della riforma del taglio dei parlamentari, arrivata con il referendum di settembre 2020, il governo, all’epoca guidato da Giuseppe Conte, è dovuto intervenire un paio di mesi dopo per ridisegnare la mappa dei collegi elettorali in cui è diviso il Paese. 

Come mostra la Mappa 1, per l’elezione della Camera, l’Italia è divisa in 49 collegi plurinominali, che eleggono con il sistema proporzionale 245 deputati, e 147 collegi uninominali, che eleggono altrettanti deputati con il sistema maggioritario.
Mappa 1. I collegi uninominali e plurinominali per l’elezione della Camera
Mappa 1. I collegi uninominali e plurinominali per l’elezione della Camera
Come mostra la Mappa 2, invece, per l’elezione del Senato sono previsti 74 collegi uninominali e 26 collegi plurinominali, che assegnano 122 seggi proporzionali. I restanti 12 seggi sono destinati agli elettori all’estero: 8 alla Camera e quattro al Senato.
Mappa 2. I collegi uninominali e plurinominali per l’elezione del Senato
Mappa 2. I collegi uninominali e plurinominali per l’elezione del Senato

E il Brescellum?

Da anni diversi politici di primo piano si sono lamentati del Rosatellum, chiedendo una nuova legge elettorale. Lo scorso febbraio il segretario del Partito democratico Enrico Letta ha per esempio definito il Rosatellum la «peggiore legge elettorale di sempre». A oggi, però, un accordo politico per approvare una legge elettorale non è ancora arrivato ed è improbabile avvenga prima delle prossime elezioni. 

La proposta di modifica che finora è andata più avanti nell’esame del Parlamento è stata presentata a gennaio 2020 alla Camera dal deputato del Movimento 5 stelle Giuseppe Brescia. In breve, il Brescellum – così come è stata ribattezzata dalla stampa la proposta di legge – prevede un sistema elettorale proporzionale puro, senza preferenze, escludendo così la possibilità di assegnare una parte dei seggi in Parlamento con il maggioritario. Il testo chiede anche di alzare la soglia di sbarramento al 5 per cento, introducendo il cosiddetto “diritto di tribuna”, un meccanismo che permetterebbe ai partiti sotto la soglia di sbarramento di ottenere comunque un posto in Parlamento, nel caso in cui raggiungessero buoni risultati in alcune regioni.

L’esame della proposta Brescia – chiamata anche Germanicum, per le sue somiglianze con la legge elettorale tedesca – è però ferma da settembre 2020 alla Commissione Affari costituzionali della Camera.
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