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È vero che il tetto al contante non limita l’evasione, come dice Meloni?

| 27 ottobre 2022
La dichiarazione
«Non c’è correlazione tra intensità del limite del contante e diffusione dell’economia sommersa»
Fonte: Senato | 26 ottobre 2022
Pagella Politica
Verdetto sintetico
La presidente del Consiglio la fa troppo semplice.
In breve
  • È vero che nell’Ue ci sono Paesi senza limiti all’uso del contante con livelli di evasione fiscale più bassi di quello italiano. Ma non basta questa osservazione per dire che il tetto al contante non impatta sull’evasione. TWEET
  • A oggi esistono poche ricerche scientifiche sul tema e una risposta definitiva, a differenza di quanto lascia intendere Meloni, non c’è. Secondo alcuni studi condotti proprio sull’Italia, però, limitare l’uso del contante sembra avere un impatto positivo nel ridurre il sommerso. TWEET
Il 26 ottobre, prima di ricevere la fiducia dal Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha replicato agli interventi in aula di alcuni senatori, annunciando che il suo governo alzerà il cosiddetto “tetto al contante”. Oggi in Italia è vietato fare acquisti con più di 2 mila euro in contanti, limite che dal 2023 scenderà a mille euro. Il programma elettorale della coalizione di centrodestra ha promesso un generico «innalzamento del limite all’uso del denaro contante, allineandolo alla media dell’Unione Europea», mentre il 26 ottobre la Lega ha presentato un progetto di legge per alzare il tetto da 2 mila a 10 mila euro. 

Dal 2002 in poi il tetto all’uso del contante è stato alzato e abbassato almeno nove volte da vari governi, di centrodestra e centrosinistra, e ora è in arrivo una decima modifica. Secondo Meloni, l’innalzamento del tetto sarebbe giustificato dal fatto che non esiste una «correlazione tra intensità del limite del contante e diffusione dell’economia sommersa». Detta altrimenti, la presidente del Consiglio dà per certo che l’evasione fiscale non aumenterebbe se si alzasse il limite dell’uso del contante, più difficile da tracciare rispetto ai pagamenti elettronici.

In realtà, le cose sono meno nette rispetto al quadro dipinto da Meloni.

Evasione e Paesi con e senza il tetto

Nel suo discorso al Senato, a sostegno della sua tesi, la presidente del Consiglio ha evidenziato che nell’Ue ci sono Paesi senza il tetto al contante e con un’evasione fiscale «bassissima». Questa argomentazione era stata usata anche alla fine del 2015 dall’allora ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, come ricordato da Meloni in aula, quando il governo guidato da Matteo Renzi aveva deciso di alzare il tetto al contante a 3 mila euro con la legge di Stabilità per il 2016 (nel 2019 lo stesso Padoan ha ammesso che l’aumento del tetto fu un «errore», aggiungendo che lui era «contrario»).

Nella relazione illustrativa della legge di Stabilità, l’aumento del tetto al contante era motivato così dal governo Renzi: «L’innalzamento della soglia, a fronte di studi che escludono un indice di correlazione diretta tra utilizzo del contante ed evasione fiscale, assolve all’esigenza di garantire maggior fluidità nelle transazioni effettuate quotidianamente per il soddisfacimento di bisogni di stretto consumo, oltre che per allineare la soglia prevista dall’ordinamento italiano alle scelte degli altri Stati membri, diretti competitors dell’Italia, tendenzialmente attestati su politiche meno restrittive». Tradotto in parole semplici, già sette anni fa il governo di turno sosteneva che non c’erano evidenze di un legame tra evasione fiscale e uso del contante e che vari Paesi europei non avevano un limite.

A oggi, secondo i dati raccolti dall’European consumer centres network, creato nel 2005 dalla Commissione europea e dagli Stati membri per fornire assistenza ai consumatori, tra i 27 Paesi dell’Ue ce ne sono almeno 10 (Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi) che non hanno un vero e proprio tetto al contante. 

In effetti, se si incrociano i dati degli Stati con e senza il tetto al contante e i livelli di evasione fiscale, non sembra esserci una relazione diretta tra le due cose. Paesi con il limite al contante possono avere un’evasione fiscale superiore a quelli senza un limite: questo è l’esempio dell’Italia, dove l’evasione delle imposte supera gli 80 miliardi di euro l’anno, e della Germania.

Stabilire in questo modo l’efficacia o meno del tetto al contante contro l’evasione non è però corretto. Il livello di evasione fiscale in un Paese è determinato da vari fattori: per questo motivo, alcuni economisti si sono preoccupati di quantificare, in maniera scientificamente più rigorosa, se effettivamente l’assenza o la presenza di un tetto al contante influenzi i comportamenti dei contribuenti.

Gli studi sull’Italia

Come prima cosa, va sottolineato che nella letteratura scientifica non ci sono molti studi sull’impatto del limite dell’uso del contante e l’evasione fiscale. Questa osservazione è contenuta in una ricerca, pubblicata nel 2021 dalla Banca d’Italia, che si è posta l’obiettivo di indagare il rapporto tra tetto al contante ed economia sommersa, viste le lacune nella letteratura. I ricercatori della banca centrale italiana si sono concentrati sull’aumento del tetto al contante a 3 mila euro introdotto proprio nel 2015 dal governo Renzi per incentivare i consumi. 

Semplificando un po’, la ricerca si basa su alcuni dati relativi alle province italiane, provenienti da diverse fonti nel periodo tra il 2015 e il 2017. Una di queste fonti sono le cosiddette “segnalazioni antiriciclaggio aggregate” della Banca d’Italia, che sono condotte sulle operazioni in contante presso gli sportelli bancari. In più, gli autori hanno preso in considerazione le stime dell’Istat sull’economia sommersa, guardando alle dichiarazioni dei fatturati delle imprese.

Con due modelli econometrici, quelli usati dagli economisti per isolare effetti causali di provvedimenti economici, i ricercatori della Banca d’Italia hanno provato a quantificare se con un aumento del tetto al contante è aumentato anche il valore dell’economia sommersa. In breve, la risposta è sì: un aumento dell’1 per cento delle transazioni in contanti si è tradotto, a parità di condizioni, in un aumento tra lo 0,8 per cento e l’1,8 per cento dell’economia sommersa. Secondo la ricerca, l’aumento del tetto al contante da mille euro a 3 mila euro avrebbe contribuito a far crescere le transazioni sconosciute al fisco.

«Sebbene siamo consapevoli che le nostre stime hanno dei limiti, in particolare nel controllare tutti i fattori che influenzano la propensione a evadere il fisco, le evidenze raccolte indicano che vincoli più stringenti all’uso del contante possono essere uno strumento efficace per contrastare l’evasione fiscale», hanno scritto nelle conclusioni del loro studio i ricercatori della Banca d’Italia.

Anche un working paper pubblicato nel 2020 è arrivato a conclusioni simili, sostenendo che la riduzione al tetto del contante introdotto nel 2011 ha ridotto la circolazione delle banconote e aumentato le entrate per il fisco. L’effetto, però, è stato piuttosto limitato e, secondo l’autore della ricerca, va soppesato con i costi della misura. Un tetto al contante, infatti, rischia per esempio di penalizzare le persone più anziane, meno pratiche con i pagamenti elettronici, e di limitare la privacy dei consumatori. 

Un’osservazione simile, non vincolante, era stata fatta all’Italia all’inizio del 2020 anche dalla Banca centrale europea (Bce). Tra le altre cose, la Bce aveva ritenuto troppo bassi i limiti al contante in vigore in Grecia (500 euro) e in Spagna (mille euro). Ma, sempre sul fronte europeo, nel 2019 l’Ue aveva raccomandato all’Italia di potenziare i «pagamenti elettronici obbligatori anche mediante un abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti».

Ricapitolando: per quanto riguarda l’Italia, esistono alcune prove scientifiche secondo cui un aumento del tetto al contante può contribuire a un aumento dell’evasione. Gli studi però non dicono quale soglia al tetto sarebbe la più adatta per bilanciare i benefici della misura con i suoi costi, sociali e non solo.

Il verdetto

Secondo Giorgia Meloni, «non c’è correlazione tra intensità del limite del contante e diffusione dell’economia sommersa». Abbiamo verificato: la presidente del Consiglio la fa troppo semplice.

È vero che nell’Ue ci sono Paesi senza limiti all’uso del contante con livelli di evasione fiscale più bassi di quello italiano. Ma non basta questa osservazione per dire che il tetto al contante non impatta sull’evasione.

A oggi esistono poche ricerche scientifiche sul tema e una risposta definitiva, come lascia intendere Meloni, non c’è.  Secondo alcuni studi condotti proprio sull’Italia, però, limitare l’uso del contante sembra avere un impatto positivo nel ridurre il sommerso.

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