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Le forze militari europee di cui parla La Russa (ancora) non esistono

| 07 marzo 2022
La dichiarazione
«Le forze [militari] europee sono composte solo da 5 mila uomini in totale, mentre solo l’Italia nel mondo ha 9 mila militari»
Fonte: L’aria che tira | 3 marzo 2022
EPA/WAEL HAMZEH
EPA/WAEL HAMZEH
Verdetto sintetico
Il primo numero è sbagliato (per ora), mentre il secondo è più o meno corretto.
In breve
  • Prima dell’invasione russa l’Ue stava valutando la possibilità di attivare una forza di intervento rapido composta da 5 mila militari, ma l’ipotesi non si è ancora concretizzata TWEET
  • Nel 2021 l'Italia poteva impiegare al massimo circa 9.400 soldati all'estero, ma in media le forze in servizio erano 6.500. TWEET
Il 3 marzo, ospite alla trasmissione L’aria che tira su La7, il senatore di Fratelli d’Italia Ignazio La Russa ha commentato il conflitto in corso tra Russia e Ucraina. In particolare, secondo l’ex ministro della Difesa, l’Unione europea oggi potrebbe contare (min. 2:50) su una sorta di «esercito» composto da «5 mila uomini in totale», un numero estremamente ridotto rispetto ai «novemila militari» italiani impegnati in missioni internazionali.

Al di là dei giudizi riguardo alle politiche di difesa dell’Unione, sono corretti i numeri citati da La Russa? Abbiamo verificato: al momento le forze militari dell’Ue non sono ancora state create e dunque non hanno un numero certo, mentre il numero di soldati italiani impegnati all’estero è tutto sommato corretto. 
Le forze europee di intervento rapido 

Si è parlato a lungo della possibilità per l’Unione europea di dotarsi di una sorta di esercito comune, composto da forze militari provenienti dai diversi Stati membri. Già nel 1999, per esempio, il Consiglio europeo aveva approvato l’idea di istituire, entro il 2003, un corpo armato composto da 50 o 60 mila persone, ma l’iniziativa non si è mai concretizzata. Nel 2007 invece, come riportato da Politico, l’Unione ha attivato alcuni “gruppi tattici” (battlegroups) formati da 1.500 soldati, ma questi non sono mai entrati in azione. 

Negli ultimi mesi del 2021 però, in particolare dopo il ritiro dell’esercito statunitense e dei suoi alleati dall’Afghanistan, l’Ue è tornata a parlare concretamente della possibilità di creare un esercito comune. Il 15 novembre 2021 è stata presentata una bozza dello Strategic Compass, un progetto con cui l’Unione punta a creare, tra le altre cose, una forza di intervento rapido formata da 5 mila soldati – il numero citato da La Russa – entro il 2025. Secondo Reuters questo “esercito” dovrebbe essere composto da forze di terra, marittime ed aeree che dovranno essere in grado di rispondere rapidamente a eventuali situazioni di crisi. 

Di fatto però queste forze ancora non esistono: secondo le tempistiche originali la versione ufficiale del testo dello Strategic Compass dovrebbe essere approvata entro marzo 2022, per poi iniziare le esercitazioni nel 2023. È possibile però che la crisi in corso in Ucraina modifichi i piani dell’Ue relativi alla difesa comune. 

Inoltre, La Russa ha sostenuto di aver parlato con «il generale Graziano, il comandante delle forze europee» composte da «5 mila uomini». Claudio Graziano è effettivamente il presidente del Comitato militare dell’Unione europea (Eumc), l’organismo che dirige le attività militari dell’Ue ed è composto dai capi di stato maggiore della difesa di tutti gli Stati membri. Questo però almeno per ora non gestisce le forze di intervento rapido previste dallo Strategic Compass, che come detto ancora non esistono. 

Ricapitolando: l’Ue aveva in programma di formare una forza di intervento rapido composta da 5 mila soldati, ma questa non è ancora operativa al momento e non è chiaro se dopo la crisi in Ucraina i piani potrebbero essere aggiornati. Quanti sono invece i militari italiani impiegati in missioni internazionali?

I militari italiani all’estero

Gli ultimi dati del governo riportano che nel 2021 la «consistenza massima annuale complessiva», cioè la quota massima di soldati impiegabili in missioni internazionali, era fissata a 9.255 unità per le missioni già in corso, a cui si aggiungono ulteriori 194 unità per le missioni da attivare nel 2021, arrivando quindi a un totale di 9.449 soldati impiegabili. Il numero si avvicina a quello citato da La Russa, ed è superiore del 26 per cento rispetto alla quota del 2020 (7.488 soldati). 

Non tutte queste forze però sono sempre effettivamente in servizio: la «consistenza media» delle forze attive all’estero nel 2021 era infatti di 6.511 unità, l’8,5 per cento in più rispetto alle sei mila del 2020. 

Nel 2021 la maggior parte delle forze armate italiane in servizio all’estero era impiegata in Asia, soprattutto in Afghanistan (da cui però ci siamo ritirati nel giugno 2021) e in Libano. Il maggior numero di missioni è invece localizzato in Africa, dove sono attive per esempio operazioni di supporto in Libia e nel golfo di Guinea. 

Per quanto riguarda l’Europa, le operazioni che impegnano il maggior numero di militari italiani sono la missione Nato “Joint Enterprise” nei Balcani e la missione dell’Unione europea “Eunavfor Med Irini”, per vigilare sul traffico di armi da e per la Libia. Alcuni soldati sono anche impegnati in Lettonia, sempre per supportare le operazioni Nato.

Il verdetto

Secondo Ignazio La Russa l’Unione europea oggi può contare su una forza militare composta da «5 mila» soldati, la metà circa dei «9 mila» militari italiani impiegati in missioni all’estero.

Nel novembre 2021 l’Ue aveva approvato la bozza di un programma, lo Strategic Compass, che tra le altre cose prevedeva la formazione di una forza d’intervento rapido da 5 mila soldati entro il 2025. Questa forza, ad oggi, non è dunque ancora operativa e non è chiaro se, dopo la crisi in Ucraina, i piani dell’Ue potrebbero cambiare. 

Per quanto riguarda i militari italiani, nel 2021 il governo ha autorizzato il dispiego di 9.449 soldati per le missioni all’estero, anche se il numero medio di forze effettivamente in servizio era di circa 6.500.
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