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Di Maio non sa ancora quanto pesano export e turismo sul Pil

| 31 dicembre 2021
La dichiarazione
«Il 32 per cento del prodotto interno lordo italiano è export di made in Italy. Un altro 15 per cento è turismo»
Fonte: Youtube | 9 dicembre 2021
Pagella Politica
Verdetto sintetico
Entrambe le percentuali sono parecchio esagerate.
In breve
  • Nel calcolo del Pil rientrano solo le “esportazioni nette”, che concorrono per un 3 per cento circa. TWEET
  • Il turismo genera invece circa un 6 per cento del Pil, percentuale che sale fino al 13 per cento con attività non del tutto legate al turismo. TWEET
Il 9 dicembre, ospite alla manifestazione Atreju di Fratelli d’Italia a Roma, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (Movimento 5 stelle) ha dichiarato (min. 59:19) che oltre un terzo del prodotto interno lordo (Pil) italiano proviene dalle esportazioni e che un 15 per cento del Pil è generato dal turismo.

Entrambi questi dati sono parecchio esagerati. E sul contributo dei prodotti made in Italy sul Pil non è la prima volta che Di Maio cade in errore.

L’errore sull’export

Già a febbraio 2020 e a gennaio 2021 abbiamo pubblicato un paio di fact-checking per spiegare come sia sbagliato ripetere che «il 32 per cento del prodotto interno lordo italiano è export di made in Italy». Anche in almeno altre due occasioni Di Maio aveva fatto la stessa affermazione. Per capire dove sta l’errore, bisogna fare un breve ripasso su come è calcolato il Pil.

Il Pil è il valore dei prodotti e servizi realizzati all’interno di uno Stato nel corso di un anno. Per calcolarlo si può guardare al lato dell’offerta, ossia di chi produce i beni e i servizi, o al lato della domanda, ossia di chi acquista i beni e i servizi prodotti. Al di là del lato analizzato, il risultato finale non cambia.

Nel quantificare il prodotto interno lordo, le esportazioni sono prese esplicitamente in considerazione se si guarda al lato della domanda, ma non nel senso a cui ha fatto Di Maio. In questo caso sono sommate tra loro tre voci: la “spesa per consumi finali nazionali” delle famiglie, delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni, gli “investimenti” e le cosiddette “esportazioni nette”, ossia la differenza tra esportazioni e importazioni. In questo modo si considerano i beni e i servizi prodotti in Italia e venduti all’estero, e si scontano i beni e i servizi prodotti all’estero e venduti in Italia.

Prendiamo i dati prima della pandemia. Nel 2018 le esportazioni nette sono state pari a 44 miliardi di euro circa, circa il 2,5 per cento del Pil di quell’anno, mentre nel 2019 erano state pari a 55 miliardi di euro, circa il 3 per cento del Pil di quell’anno. Sono entrambe percentuali dieci volte inferiori al «32 per cento» citato da Di Maio.

Dove sta l’errore del ministro degli Esteri? Come abbiamo visto, non considera le esportazioni nette, ma le esportazioni nel loro complesso. In questo caso, come ordine di grandezza, si può dire che il totale delle esportazioni sia più o meno pari a un terzo del Pil italiano (quasi 1.800 miliardi nel 2019). Ma è sbagliato sostenere che le esportazioni costituiscano un terzo del Pil del nostro Paese.

L’errore sul turismo

Veniamo adesso al contributo del turismo sul Pil, che secondo Di Maio peserebbe per un 15 per cento sul prodotto interno lordo del nostro Paese. Le cose non stanno però così.

Anche qui vediamo che cosa dicono le statistiche ufficiali precedenti lo scoppio della pandemia. Secondo i dati Istat, nel 2017 il valore aggiunto al Pil generato dalla sola quota turistica delle attività alberghiere, di ristorazione e dei trasporti, solo per citarne alcune, è stato pari a 93 miliardi di euro, circa il 6 per cento del Pil di quell’anno. La percentuale sale al 13,4 per cento – un dato comunque più basso del «15 per cento» citato da Di Maio – se si include il contributo dell’indotto, ossia di tutte le attività riconducibili al turismo, ma di cui non beneficiano solo i turisti. Si pensi per esempio ai ristoranti, non frequentati soltanto dai turisti. Oltre alle voci citate in precedenza, rientrano in questo caso anche il commercio al dettaglio oppure i servizi culturali, sportivi e di intrattenimento.

Il verdetto

Secondo Luigi Di Maio, il «32 per cento del prodotto interno lordo italiano» è costituito dall’export di prodotti made in Italy, mentre un altro 15 per cento viene dal turismo. Entrambe queste due percentuale sono esagerate.

Il valore delle esportazioni italiane, nel loro complesso, equivale più o meno a un terzo del valore del Pil italiano, ma questo non significa che il nostro Pil sia composto per un terzo dalle esportazioni. Nel calcolo del prodotto interno lordo rientrano infatti solo le “esportazioni nette” (cioè tolte le importazioni), che concorrono alla produzione di circa il 3 per cento del Pil.

Il turismo genera invece circa un 6 per cento del Pil, percentuale che sale intorno al 13 per cento considerando anche attività non sempre e non del tutto legate al turismo.

Per questo motivo, Di Maio si merita un “Pinocchio andante”.
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