Emanuele Felice

Sì, l’Italia ha le tasse sull’eredità tra le più basse al mondo

«[In Italia] Le eredità godono di un regime fra i più bassi di tutto il mondo avanzato»

Pubblicato: 15 dic 2020
Data origine: 13 dic 2020
Macroarea economia

Aggiornamento 16 dicembre, ore 10:30La prima versione pubblicata di questo articolo conteneva un errore nei dati per la Germania. Non teneva conto infatti della franchigia da 400 mila euro per le ricchezze ereditate dai figli. Abbiamo corretto nel testo e nel grafico.

In breve:

Secondo Emanuele Felice, responsabile Economia del Pd, le imposte di successione nel nostro Paese sono tra le più basse al mondo. Abbiamo controllato ed è vero.

• In Italia l'aliquota più bassa è del 4 per cento: vale per le eredità genitori-figli e si applica alla parte eccedente le ricchezze oltre un milione di euro. L'aliquota più alta è dell'8 per cento: vale per le eredità, senza soglie di valori, che coinvolgono gradi di parentela molto lontani tra loro o legami non di sangue.

• Negli altri grandi Paesi europei – Francia, Germania, Regno Unito e Spagna – le imposte sull'eredità sono meno generose delle nostre. Discorso analogo vale anche per Paesi come il Giappone e gli Stati Uniti.

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Il 13 dicembre, in un editoriale su Domani, il responsabile Economia del Partito democratico Emanuele Felice ha scritto che in Italia le imposte sulle eredità «godono di un regime fra i più bassi di tutto il mondo avanzato» e che andrebbero quindi riviste.

Nelle ultime settimane il tema delle tasse è tornato di forte attualità ed è entrato nel dibattito politico, dopo che alcuni parlamentari hanno proposto l’introduzione di un’imposta patrimoniale (in sostituzione di altre, come l’Imu). Ad esempio, il giorno dopo l’editoriale di Felice il senatore della Lega Claudio Borghi lo ha criticato scrivendo su Twitter: «Le belle idee del responsabile economico del Pd. Abbiamo una tassa che non è la più alta del mondo? Adeguiamo in fretta!».

Al di là della bontà o meno dell’idea di dover rivedere le imposte sull’eredità nel nostro Paese, è vero che sono tra le più basse al mondo? Abbiamo verificato e Felice fa un’affermazione corretta.

Quanto sono tassate le eredità in Italia

Le imposte sulle successioni – o “sull’eredità”, come più comunemente note – sono un particolare tipo di patrimoniale, ossia quella tipologia di imposta che riguarda la ricchezza di un contribuente e non, per esempio, il suo reddito. Più nel dettaglio, le imposte di successione colpiscono il trasferimento di una ricchezza da una persona morta a un suo parente oppure a qualcuno che con il defunto non ha legami di sangue.

Come spiega il sito dell’Agenzia delle entrate, nel nostro Paese le imposte sulle successioni sono regolate da una legge del 2006, approvata dall’allora governo Prodi II, che aveva reintrodotto le tasse sull’eredità soppresse nel 2001 dall’allora governo Berlusconi III.

Come funzionano le imposte di successione in Italia? La risposta può avere diversi gradi di approfondimento, ma per quello che ci interessa i punti principali sono i seguenti.

La base imponibile – ossia la ricchezza su cui viene applicata l’imposta – è il cosiddetto “valore complessivo netto” dato in eredità: sembra un termine complicato, ma in parole semplici indica il patrimonio ereditato (come case, terreni e conti correnti), al netto delle passività (per esempio i debiti). Esistono poi quattro aliquote, ossia la percentuale che, applicata al patrimonio tassato, determina quanto si deve dare alle casse dello Stato.

La prima aliquota è del 4 per cento: si applica per i trasferimenti di ricchezza in favore del coniuge o di parenti in linea diretta (per esempio, genitori e figli), ma solo per una determinata quantità di ricchezza ereditata, ad oggi quella che supera un milione di euro. La seconda aliquota, del 6 per cento, vale per i trasferimenti verso fratelli o sorelle e in questo caso la franchigia – ossia la soglia oltre la quale scatta l’imposta – è di 100 mila euro.

C’è poi una terza aliquota, sempre del 6 per cento, per i trasferimenti a parenti più lontani, come i cugini o i figli di fratelli e sorelle, ma in questo caso non c’è nessuna franchigia. Infine, c’è una quarta e ultima aliquota, quella più alta, dell’8 per cento: vale per tutti i passaggi di ricchezza non considerati dalle precedenti aliquote, senza soglie di valore.

Vediamo ora perché questo sistema di aliquote e franchigie è tra i più generosi a livello internazionale.

Le imposte di successione nel resto del mondo

Come è intuibile, analizzare nel dettaglio come funzionano le tasse sull’eredità di «tutto il mondo avanzato» – per citare Felice – è un compito piuttosto arduo. Già il quadro tracciato in precedenza, valido per l’Italia, è frutto di una semplificazione, che non tiene conto di molti aspetti (per esempio, i calcoli con cui viene valutata la ricchezza ereditata o i costi burocratici legati al ricevimento di un’eredità).

Per fortuna, esistono alcuni rapporti che cercano di confrontare nel modo più uniforme possibile i sistemi tributari tra i vari Paesi nel mondo. Nello specifico, per quanto riguarda le imposte sull’eredità, una delle ricerche più citate è quella realizzata ogni anno da Ernst & Young, celebre società di consulenza e revisione contabile.

Nell’edizione 2020 della Worldwide Estate and Inheritance Tax Guide sono infatti descritte – da esperti selezionati per ogni Paese – le imposte sulle eredità valide in 42 Stati. Nella scheda dedicata all’Italia, troviamo le quattro aliquote e le franchigie viste in precedenza.

In una tabella riassuntiva del rapporto, si legge che 18 Paesi sui 42 presi in considerazione non hanno imposte di successione. Tra questi ci sono il Messico, l’Australia, la Nuova Zelanda, la Norvegia, il Portogallo, la Svezia e il Canada. Quest’ultimo è l’unico Paese membro del G7 – l’organizzazione che raggruppa i sette Stati più industrializzati al mondo – a non avere imposte sull’eredità.

Vediamo qual è dunque la situazione in Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone, e in Spagna, che non fa parte del G7 ma è uno dei cinque grandi Paesi europei.

Francia

In Francia le imposte di successioni sono più alte che in Italia. Per i trasferimenti tra genitori e figli, si va da un’aliquota base del 5 per cento, applicata al valore netto delle ricchezze ereditate da zero a circa 8 mila euro, ad un’aliquota del 45 per cento, per le eredità da 1,8 milioni di euro in su. Un’aliquota del 35 per cento si applica per i trasferimenti tra fratelli e sorelle entro un valore di circa 24.500 euro, e del 45 per cento oltre questa soglia.

Le aliquote salgono addirittura fino al 60 per cento per i trasferimenti a parenti molto lontani oppure a persone senza alcun grado di parentela, senza soglie minime di esenzione.

Esistono però alcune condizioni che limitano l’applicazione delle imposte appena viste. Per esempio, le tasse non si applicano nel caso in cui l’eredità coinvolga fratelli o sorelle con disabilità.

Germania

I tedeschi hanno sei soglie di valore di ricchezza a cui si applica l’imposta di successione (denominata Erbschaft- & Schenkungsteuer), con l’impiego di diverse aliquote a seconda di tre categorie dei gradi parentela. Anche qui, i numeri sono più alti di quelli italiani.

La soglia più bassa va da zero a 74 mila euro, mentre quella più alta supera i 26 milioni di euro. L’aliquota più bassa di tutte è del 7 per cento, mentre quella più elevata è del 50 per cento. Anche in questo caso, esistono delle esenzioni: per esempio, le eredità da genitore a figlio hanno una franchigia fino a 400 mila euro.

Regno Unito

In base alla Inharitance tax, nel Regno Unito sono tassate le ricchezze date in eredità che superano un valore di 325 mila sterline (oltre 356 mila euro). Questa soglia può salire a 500 mila sterline (quasi 548 mila euro), se il patrimonio dato in eredità è una casa e finisce, per esempio, ai figli.

Per chi non ha esenzioni particolari, l’aliquota applicata per calcolare l’imposta di successione è del 40 per cento, anche qui ben superiore rispetto a quelle viste per il nostro Paese.

Stati Uniti e Giappone

Come spiega il rapporto di Ernst & Young, gli Stati Uniti non applicano un’imposta sulle eredità a livello federale. Una minoranza degli Stati, però, può in maniera indipendente imporre delle tasse sui trasferimenti di ricchezza: in generale, non riguardano le eredità che coinvolgono coniugi o discendenti, ma nei casi in cui si applicano, possono toccare aliquote del 16 per cento.

In Giappone, l’imposta sull’eredità (la sozoku zei ho) si basa un calcolo abbastanza articolato. Il sistema è impostato intorno a otto livelli di aliquote e altrettanti di franchigie: le prime vanno dal 10 per cento al 55 per cento; le seconde da una soglia base di 10 milioni di yen (pari a circa 80 mila euro) a quella più elevata, che supera i 600 milioni di yen (quasi 5 milioni di euro).

Spagna

Infine, anche se non fa parte del G7, vediamo qual è la situazione in Spagna, l’ultimo dei cinque grandi Paesi europei che di solito analizziamo nei nostri confronti internazionali.

In Spagna l’imposta di successione è stabilita a livello nazionale, ma alcune comunità autonome possono intervenire, introducendo esenzioni e riduzioni. Ci sono 15 soglie a cui si applicano altrettante aliquote, che vanno dal 7,65 per cento al 34 per cento. Come spiega il rapporto di Ernst & Young, in casi eccezionali queste percentuali possono addirittura superare l’80 per cento, per l’aggiunta di particolari coefficienti che tengono conto della ricchezza netta di chi riceve un patrimonio in eredità.

Tiriamo le somme

Se si concentra l’analisi sui Paesi membri del G7, includendo anche la Spagna in quanto grande Paese europeo, si scopre che l’Italia ha effettivamente le imposte sull’eredità tra le più generose. Soltanto il Canada non tassa i trasferimenti di ricchezza di questo tipo (Grafico 1).

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Grafico 1. Il grafico mostra le aliquote massime a cui sono sottoposti quattro esempi di somme ereditate da genitori-figli nei grandi Paesi europei – Fonte: Ernst & Young, rielaborazioni di Pagella Politica

Alcune evidenze recenti hanno inoltre mostrato che nel nostro Paese, tra il 1995 e il 2016, il flusso annuale di tutti i trasferimenti di ricchezza è aumentato dall’8,5 per cento al 15 per cento in proporzione al reddito nazionale; e dal 9,6 per cento al 18,5 per cento in proporzione al reddito disponibile.

Secondo i calcoli degli economisti Salvatore Morelli e Paolo Acciari, contemporaneamente le entrate tributarie provenienti dall’imposta di successione sono calate in rapporto al totale degli incassi dell’erario, scendendo dallo 0,15 per cento allo 0,05 per cento.

Il verdetto

Secondo Emanuele Felice, responsabile Economia del Pd, in Italia le imposte sull’eredità «godono di un regime fra i più bassi di tutto il mondo avanzato». Abbiamo verificato qual è la situazione tra i sette Paesi membri del G7, aggiungendo anche la Spagna, e Felice ha ragione.

L’Italia ha aliquote e franchigie che sono più generose rispetto agli altri Stati analizzati. Nel nostro Paese, l’aliquota più bassa – quella del 4 per cento – scatta per le ricchezze nette ereditate da genitori o figli che eccedono il valore di un milione di euro. Quella più alta, che non ha franchigie, è dell’8 per cento.

Francia, Germania, Regno Unito e Spagna – ognuno con sistemi di calcolo e di esenzioni diverse – hanno percentuali più alte. Discorso analogo vale per il Giappone e gli Stati Uniti, dove però c’è maggiore libertà per i vari Stati federali nell’applicare imposte di questo tipo. In conclusione, Felice si merita un “Vero”.

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