Pubblicato: giovedì 25 febbraio 2021
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Chi si rivede: vita e fact-checking dei sottosegretari tornati al governo

Dopo una settimana di travagli e liti all’interno dei partiti, il governo di Mario Draghi ha completato la squadra con i sottosegretari.

Le nomine sono state ufficializzate nel corso del Consiglio dei ministri del 24 febbraio. La lista conta 39 sottosegretari, 19 donne e 20 uomini, suddivisi (faticosamente) in base al peso numerico dei partiti in Parlamento: 11 al Movimento 5 stelle, 9 alla Lega, 6 rispettivamente a Forza Italia e al Partito democratico, due a Italia viva, uno ciascuno ai più piccoli Liberi e uguali, Centro democratico e +Europa.

Sul database “I governi italiani ai raggi X”, sviluppato dal Sole 24 Ore in collaborazione con Pagella Politica, potete leggerne i profili. Pagella Politica ve ne presenta sette sulla base di ciò che hanno detto in passato e che noi abbiamo verificato.

Prima di entrare nei dettagli, facciamo un breve ripasso sul ruolo dei sottosegretari.

Chi sono e cosa fanno i sottosegretari

I sottosegretari «coadiuvano il ministro ed esercitano i compiti ad essi delegati con decreto ministeriale», secondo la definizione ufficiale, formalizzata dall’articolo 10 della legge n.400 del 23 agosto 1988.

Semplificando: aiutano i ministri nell’esercizio delle loro funzioni. Principalmente partecipano alle sedute delle commissioni per fornire il parere del ministero competente su un progetto di legge o rispondono a interpellanze e interrogazioni parlamentari a nome dei ministri. Vengono nominati con decreto del presidente della Repubblica, su suggerimento del presidente del Consiglio.

«A non più di dieci sottosegretari può essere attribuito il titolo di vice ministro», stabilisce sempre la legge del 1988, e gli si possono attribuire deleghe a competenze specifiche. Per esempio, nel governo Conte II, i viceministri all’Economia erano Antonio Misiani (Pd) e Laura Castelli (M5s) e a entrambi era stata affidata una delega specifica, rispettivamente agli investimenti legati al Green new deal e alla spending review.

In questo governo, sette fra i nuovi sottosegretari hanno una delega ad hoc: per citarne alcuni, Simona Malpezzi (Pd) ai Rapporti con il Parlamento, Dalila Nesci (M5s) al Sud, Vincenzo Amendola (Pd) agli Affari europei, Giuseppe Moles (Fi) all’Informazione ed editoria e Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, oggi alla Sicurezza della Repubblica.

I viceministri – a differenza dei sottosegretari – possono partecipare al Consiglio dei ministri, ma non hanno diritto di voto.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – oggi Roberto Garofoli – è invece una figura diversa, viene nominato con i ministri ed è di pari importanza rispetto ad essi. Lavora a stretto contatto con il capo del governo e non solo partecipa al Consiglio dei ministri, ma si occupa anche della verbalizzazione delle riunioni.

Vediamo insieme i profili di alcuni fra i nuovi sottosegretari e come se la sono cavata in passato alla prova del nostro fact-checking.

Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno

Classe 1976, avvocato di Cantù (Como), leghista di lungo corso, ma soprattutto fedelissimo di Matteo Salvini. Nicola Molteni torna di nuovo al Viminale, dov’era già stato sottosegretario dal 2018 al 2019, mentre il titolare del dicastero era il segretario del Carroccio. Questo rende la sua nomina fra le più discusse.

Molteni è stato infatti il braccio operativo di Matteo Salvini nell’elaborazione e approvazione dei decreti “Sicurezza” durante il primo governo Conte. E ora lavorerà con la ministra Luciana Lamorgese, di cui è stato uno degli oppositori più accesi, soprattutto quando il precedente governo ha modificato i decreti “Sicurezza”, lo scorso ottobre. Qualche mese prima, ad agosto 2020, intervistato da Radio Radio, Molteni aveva detto: «Denunceremo Lamorgese e il governo perché stanno mettendo a repentaglio la salute pubblica».

Il 24 settembre 2020, invece, Molteni ha duramente criticato il “Nuovo patto su migrazione e asilo” presentato dalla Commissione europea, ovvero l’insieme di proposte di interventi legislativi per dare una nuova disciplina comune agli Stati membri dell’Ue in ambito di immigrazione.

Secondo Molteni, in particolare, il regolamento di Dublino – cioè la normativa europea attualmente in vigore sulla gestione delle richieste di asilo – non sarebbe stato abolito dal nuovo patto, che avrebbe comunque svantaggiato i Paesi di primo ingresso.

Pagella Politica aveva verificato e il deputato della Lega si era meritato un “Nì” per la sua imprecisione. È vero che il “Nuovo patto su migrazione e asilo” non avrebbe eliminato il principio di accoglienza per gli Stati di frontiera, ma la proposta della Commissione superava comunque in maniera significativa diversi aspetti del regolamento di Dublino.

Carlo Sibilia, sottosegretario all’Interno

Avellinese, 35 anni, laureato in biotecnologie, fra il 2007 e il 2008 Carlo Sibilia è stato fra i fondatori del meetup “Amici di Beppe Grillo” nella sua città. Oggi è alla sua terza conferma come sottosegretario all’Interno, dopo aver ricoperto lo stesso ruolo nel primo e nel secondo governo Conte.

Nella prima fase della sua carriera politica, Sibilia è diventato famoso per una serie di affermazioni controverse. La più celebre: il 20 luglio 2014 in occasione del quarantacinquesimo anniversario dell’allunaggio dell’Apollo 11 scrisse su Twitter: «Oggi si festeggia anniversario sbarco sulla #luna. Dopo 43 anni ancora nessuno se la sente di dire che era una farsa…».

Nel 2017, in un post su Facebook (che risulta ora cancellato), si scagliò contro l’obbligo vaccinale introdotto dal decreto Lorenzin: «Il vaccino obbligatorio e immediato deve essere quello contro la follia del ministro della Salute Lorenzin», scrisse Sibilia. «Ci trattano come incoscienti, impongono il Tso ai nostri bambini».

Pagella Politica ha verificato diverse dichiarazioni del sottosegretario M5s. Fra le più recenti: il 17 giugno 2020, Sibilia ha sostenuto che grazie al reddito di cittadinanza siano uscite dalla povertà assoluta un milione e 700 mila famiglie, meritandosi un “Pinocchio andante”.

I numeri erano completamente sbagliati: le famiglie in povertà assoluta erano oltre 1,8 milioni nel 2018, prima che fosse introdotto il Rdc, ed erano poco meno di 1,7 milioni nel 2019, quando è entrato in vigore il sussidio. La riduzione, al tempo, aveva quindi riguardato circa 150 mila famiglie, non 1,7 milioni. Le famiglie beneficiarie del Rdc erano inoltre oltre 1,2 milioni, per cui risultava matematicamente impossibile che grazie al Rdc fossero uscite dalla povertà assoluta 1,7 milioni di famiglie.

Laura Castelli, viceministro all’Economia

Nata a Torino nel 1986, laureata in economia aziendale, anche la deputata del M5s Laura Castelli è alla sua terza riconferma consecutiva al ministero dell’Economia, dove è stata sottosegretaria nel primo governo Conte e viceministra nel secondo. Sarà l’unica viceministra all’Economia nell’esecutivo di Mario Draghi (nel precedente governo condivideva il titolo con il dem Antonio Misiani).

Il 23 novembre 2018, ospite a Porta a porta, si scontrò con l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (Pd) in una discussione sulla correlazione fra spread e tassi dei mutui. Alla spiegazione di Padoan («Se aumenta lo spread diminuisce il valore capitale degli attivi delle banche, e quindi le banche si devono rifare alzando il costo del finanziamento»), Castelli rispose «questo lo dice lei», mostrando un grafico preso da Il Sole 24 Ore.

Pagella Politica aveva verificato chi dei due avesse ragione. Nello scontro su mutui e spread Castelli aveva esagerato nel negare qualsiasi legame tra le due variabili: è vero che non ci sia un legame immediato e diretto, ma è anche vero – come aveva sostenuto Padoan – che lo spread possa indebolire i bilanci delle banche e costringerle ad alzare il costo dei finanziamenti a famiglie imprese. Questo può succedere soprattutto nel medio e lungo periodo, e in particolare per i nuovi mutui a tasso variabile.

Lucia Borgonzoni, sottosegretario ai Beni culturali

Bolognese, 44 anni, senatrice leghista e già sottosegretaria ai Beni culturali durante il primo governo Conte, dal 2018 al 2019, Lucia Borgonzoni è rientrata con lo stesso ruolo nell’esecutivo di Draghi.

Nel 2018, ai tempi del primo incarico come sottosegretaria ai Beni culturali, fece scalpore una sua intervista su Radio 1, in cui disse di non leggere un libro «per svago» da tre anni. Ora tornerà a occuparsi di cultura nel ministero presieduto da Dario Franceschini.

A gennaio 2020 è stata la candidata del centrodestra per le elezioni regionali in Emilia Romagna, perdendo contro il governatore uscente Stefano Bonaccini (Pd).

Fra le dichiarazioni di Borgonzoni verificate da Pagella Politica ricordiamo quella del 27 ottobre 2020. Contestando le misure restrittive anti-Covid contenute nel Dpcm del 24 ottobre, Borgonzoni aveva scritto che «cinema, teatri, concerti e convegni» generano il 17 per cento del Pil. Una frase da “Pinocchio andante”.

Secondo le stime più affidabili, cinema, teatri e concerti valevano nel 2018 circa l’1 per cento del Pil. E anche considerando l’effetto moltiplicatore della cultura sugli altri settori, si arriverebbe nel complesso al massimo nei dintorni del 3 per cento di Pil.

Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri

Classe 1981, palermitano, laureato in Ingegneria informatica, Manlio Di Stefano (M5s) torna agli Esteri come sottosegretario, dopo aver ricoperto l’incarico nei due precedenti governi presieduti da Giuseppe Conte.

Il 4 agosto 2020 è inciampato in una gaffe geografica. «Con tutto il cuore mando un abbraccio ai nostri amici libici»,ha scritto su Twitter dopo l’esplosione del porto di Beirut, in Libano (subito dopo corretto con «amici libanesi»).

Dal 2018, Pagella Politica ha analizzato otto dichiarazioni di Di Stefano: la metà delle volte, il sottosegretario si è meritato un “Pinocchio andante”.

Per esempio, il 21 febbraio 2020, Di Stefano ha detto che l’Unione europea e l’Istat avevano certificato «risultati incredibili» per il reddito di cittadinanza. Al netto del giudizio politico su questa misura, il sottosegretario aveva decisamente esagerato.

Sulla base dei dati aggiornati a quella data, la Commissione Ue disse che il sussidio aveva sostenuto i consumi privati, senza però esprimere un giudizio positivo (o negativo) sul provvedimento. Le stime di crescita del Pil italiano per il 2019, il 2020 e il 2021 erano comunque le più basse in tutta l’Unione, mentre il contributo stimato all’aumento del Pil grazie al reddito di cittadinanza era stimato circa tre volte in meno rispetto a quanto era costata la misura nel 2019.

All’epoca nemmeno l’Istat aveva esplicitamente commentato in positivo i risultati del sussidio sia in termini di occupazione, sia di contrasto alla povertà assoluta, sia di riduzione delle disuguaglianze sociali.

Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia

Nato a Bari nel 1955, avvocato, Francesco Paolo Sisto è uno dei nuovi sottosegretari alla Giustizia, in quota Forza Italia.

La sua nomina – e proprio alla Giustizia – ha fatto discutere perché è l’avvocato di Silvio Berlusconi nel processo di primo grado in corso al Tribunale di Bari sulle vicende legate all’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. Il leader di Forza Italia è imputato per induzione a mentire, con l’accusa di aver pagato Gianpaolo Tarantini perché dicesse il falso nel corso delle indagini sulle escort portate nelle residenze estive dell’ex premier fra il 2008 e il 2009.

Fra le analisi di Pagella Politica sulle dichiarazioni di Sisto, la più recente è del 25 settembre 2019, quando il deputato forzista ha detto che l’utilizzo del contante in Italia non sia anomalo rispetto al resto d’Europa. Abbiamo verificato e l’affermazione era discutibile: stando ai dati aggiornati in quel momento, l’Italia era al di sotto della media dell’Eurozona e lontana dai livelli che si registrano negli altri grandi Paesi che hanno adottato l’euro. Sisto si era meritato un “Nì”.

Claudio Durigon, sottosegretario all’Economia

49 anni, di Latina, il leghista Claudio Durigon è stato sottosegretario al Lavoro nel primo esecutivo di Giuseppe Conte e ora torna al governo come sottosegretario al ministero dell’Economia.

Durigon nel 2018 è stato considerato il “padre” di “quota 100”, misura di cui già il precedente governo non prevedeva la continuazione dopo la naturale scadenza alla fine del 2021 e di cui al contrario il deputato leghista ha sempre chiesto il rinnovo, nonostante i risultati non del tutto positivi.

Il 22 agosto 2020 ha detto una “Panzana Pazzesca”. Secondo Durigon, non è normale che l’Ue, tramite la Commissione, valuti le finalità di spesa dell’Italia per l’accesso al Recovery Fund, perché nemmeno una banca, quando concede a un cliente un mutuo per comprare una casa, vincola quel prestito all’effettivo acquisto di un immobile.

Ma questo non è vero. Di norma una banca concede un mutuo se come garanzia, da parte del cliente, riceve l’ipoteca sull’immobile che si intende acquistare. Per questo motivo, quando si parla di mutui e dell’acquisto di una casa, si usa l’espressione “mutuo ipotecario”. E già questa condizione sembra ben più stringente di quelle che la Ue impone agli Stati membri per ottenere i soldi del Recovery fund.

Esistono poi altri vincoli che rendono ferreo il controllo della banca sull’utilizzo del mutuo: da un lato viene fatta una perizia per valutare il reale valore dell’immobile che il cliente intende comprare; dall’altro lato il cliente viene sottoposto a un’attenta analisi per valutare se è effettivamente in grado di restituire il prestito ricevuto. Di nuovo, un “controllo” che sembra maggiore di quello che potrebbe avere l’Ue sugli Stati membri.

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