Pubblicato: giovedì 7 gennaio 2021
Photo: Ansa
Perché i 60 mila vaccini al giorno dell’Italia sono un buon risultato

Dopo il Vaccine day del 27 dicembre, in Italia le vaccinazioni contro il coronavirus sono di fatto iniziate il 31 dicembre, il giorno successivo all’arrivo di quasi 470 mila dosi da Pfizer-BioNTech. I numeri delle somministrazioni sono via via aumentati e hanno preso pieno ritmo a partire da domenica 3 gennaio.

Negli ultimi giorni diversi politici, giornalisti e commentatori hanno però sostenuto che i ritmi delle circa 60 mila vaccinazioni giornaliere siano ancora bassi e che di questo passo si raggiungerà l’immunità di gregge fra molti anni.

Dati alla mano – sia sulle dosi a disposizione che sulle somministrazioni fatte – questa obiezione è pretestuosa. Al di là dei limiti del piano vaccinale del governo, la critica sui numeri troppo bassi non tiene conto del fatto che, ad oggi, il problema principale è che le dosi a disposizione sono ancora molto limitate (un aspetto su cui l’Italia può fare poco). Vaccinare di più, per il momento, non avrebbe molta utilità, mentre un discorso diverso vale per i prossimi mesi, quando le consegne settimanali – salvo ritardi e imprevisti – aumenteranno.

– Leggi anche: Vaccini: perché non possiamo fare come Israele

Quanti vaccini abbiamo

Il piano strategico pubblicato dal Ministero della Salute a inizio dicembre contiene delle previsioni su quante dosi di vaccino saranno consegnate all’Italia nel corso del 2021. Nel primo trimestre di quest’anno sono previste 8,75 milioni di dosi del vaccino prodotto da Pfizer-BioNTech e 1,35 milioni di dosi del vaccino di Moderna, 2,02 milioni di quello di Curevac e 16,16 milioni di quello di AstraZeneca-Università di Oxford (Tabella 1).

Tabella 1. Stima della potenziale quantità di dosi di vaccino disponibili (in milioni) in Italia nel 2021, per trimestre e per azienda produttrice – Fonte: Ministero della Salute

I vaccini – il cui approvvigionamento per gli Stati membri dell’Ue è stato gestito dalla Commissione europea – devono però essere approvati dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema). Per ora solo i vaccini prodotti da Pfizer-BioNTech e Moderna sono stati approvati: il primo il 21 dicembre e il secondo il 6 gennaio.

Non si sa ancora quando (e se) arriverà l’approvazione degli altri due vaccini. L’Ema sta infatti ancora valutando i dati per quanto riguarda il vaccino di AstraZeneca-Università di Oxford, già autorizzato nel Regno Unito.

Ricapitolando: al momento, per i primi tre mesi del 2021 l’Italia potrà molto probabilmente contare – in base alle intese dell’Ue e di ritardi – su 10 milioni circa di dosi e potrebbe averne altre 18 milioni se le altre valutazioni dell’Ema daranno esito positivo.

Quanti vaccini possiamo fare

Dopo le 9.750 dosi simboliche arrivate il 27 gennaio in Italia, tra il 30 dicembre e il 1° gennaio Pfizer-BioNTech ha consegnato circa 470 mila dosi, il numero di arrivi settimanali stabilito da tempo dall’azienda farmaceutica. Dopo il mese di gennaio, il numero di dosi consegnate ogni sette giorni dovrebbe salire a 500 mila per fine febbraio e a 600 mila per marzo.

Questa settimana la società farmaceutica sta già avendo alcuni problemi logistici: secondo fonti stampa, il 6 gennaio sono arrivate solo 215 mila dosi, mentre le altre 224 mila sono attese per il 7 gennaio. Le dosi del vaccino Moderna, appena approvato, arriveranno anch’esse con cadenza settimanale: 100 mila dosi a gennaio, 600 mila a febbraio e 600 mila a marzo.

Dunque, sommando le forniture Pfizer–BioNTech e Moderna, a gennaio arriveranno circa 500 mila dosi alla settimana e a febbraio e marzo tra le 650 mila e le 700 mila. Considerando 500 mila dosi settimanali e una somministrazione equamente divisa sui sette giorni, il massimo di vaccini che si possono fare in un giorno in queste prime settimane è circa 70 mila. A febbraio e marzo questo numero dovrebbe salire intorno ai 100 mila.

Quanti vaccini abbiamo fatto

Secondo i dati ufficiali, alle ore 10 del 7 gennaio in Italia sono state fatte quasi 323 mila prime dosi di vaccino, l’85 per cento delle quali a operatori sanitari e socio-sanitari. Il 3 gennaio sono state somministrate circa 50 mila dosi, il 4 gennaio circa 60 mila, il 5 gennaio circa 80 mila e il 6 gennaio (un festivo) circa 62 mila. Come vedremo tra poco, questi sono tra i dati migliori a livello europeo.

Ricordiamo che, per il momento, non sono da utilizzare tutte le dosi consegnate in questi giorni: bisogna infatti essere sicuri di poter avere a disposizione le seconde dosi da somministrare dopo tre settimane dalle prime. Come abbiamo spiegato in un altro approfondimento sul tema, la seconda dose dei vaccini dà la maggiore certezza di sviluppare l’immunità contro il coronavirus. Secondo un’analisi pubblicata il 6 gennaio sulla rivista scientifica British Medical Journal, alcune evidenze provvisorie mostrano che anche una sola dose dia una forma di protezione, più bassa di quella completa e che compare dopo diversi giorni dalla somministrazione.

Secondo quando appreso dal giornalista Davide Maria De Luca di Domani, il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri ha dato indicazione alle regioni di tenere da parte il 30 per cento delle dosi per fare il richiamo nelle prossime settimane, ma le singole strutture hanno comunque un margine di libertà su questa scelta.

Negli Stati Uniti hanno deciso di tenere da parte metà delle forniture per le seconde dosi; in Israele – il Paese che ha vaccinato di più finora a livello mondiale in rapporto alla popolazione – hanno dovuto fermare la somministrazione delle prime dosi per essere sicuri di averne a sufficienza per i richiami.

La quantità delle dosi da tenere da parte può essere parzialmente ridotta grazie all’uso di particolari siringhe di precisione che permettono di estrarre dalle fiale prodotte da Pfizer-BioNTech fino a sei dosi, una in più delle cinque previste. Ci sarebbe dunque un 20 per cento in più di vaccino a disposizione partendo dalle dosi consegnate.

Siamo tra i Paesi con i numeri più alti

All’interno dell’Unione europea, i dati sulle vaccinazioni contro il coronavirus fatte fino ad oggi in Italia sono tra i più elevati, se rapportati al numero di abitanti. La Francia non ha quasi fatto somministrazioni, la Spagna ha iniziato solo il 4 gennaio e la Germania si sta assestando su numeri più bassi, dopo una partenza migliore degli altri.

Con l’avvio della campagna vaccinale in Europa, la Germania è stata presa da alcuni in Italia come modello per criticare il ritmo delle vaccinazioni del nostro Paese. Il 26 dicembre, per esempio, il virologo Roberto Burioni aveva scritto su Twitter che avrebbe paragonato giornalmente i nostri dati con quelli tedeschi.

Secondo i dati del Robert Koch Insitut tedesco, al 5 gennaio la Germania aveva vaccinato lo 0,44 per cento della popolazione, mentre l’Italia era allo 0,43 per cento. Al 6 gennaio la nostra percentuale è salita allo 0,51 per cento, mentre non ci sono ancora i dati tedeschi aggiornati.

Nei primi giorni, la Germania era partita con ritmi molto veloci, grazie anche al fatto di aver ricevuto prima le dosi, ma negli ultimi giorni l’Italia sta vaccinando a un ritmo più alto. Tra il 3 e il 5 gennaio la Germania ha vaccinato 113 mila persone; l’Italia 190 mila, nonostante la popolazione italiana conti circa 20 milioni di abitanti in meno rispetto a quella tedesca.

Secondo i dati raccolti da Our World in Data – che vanno presi con cautela, viste le diverse date di aggiornamento di Paese in Paese – alle ore 10 del 7 gennaio l’Italia è al momento il secondo Stato dell’Ue per numero di vaccini in rapporto alla popolazione: 0,5 ogni 100 abitanti, dietro solo alla Danimarca, con 1,09 ogni 100 abitanti (dato al 5 gennaio).

Ricordiamo che si tratta di dati provvisori e che bisognerà aspettare le prossime settimane per avere un quadro chiaro di qual è l’andamento delle vaccinazioni nei singoli Paesi. In ogni caso, in base alle dosi ricevute e in confronto agli altri Paesi Ue, l’Italia sta andando sufficientemente bene, anche se il fatto di aver vaccinato per lo più operatori sanitari e socio-sanitari può essere stato di aiuto da un punto di vista logistico.

In conclusione

Nonostante le critiche, al momento il numero di dosi di vaccino contro il coronavirus che si stanno somministrando in Italia – circa 60 mila al giorno – è coerente con le quantità ricevute. Fare più dosi al giorno porterebbe a vaccinare molto per due o tre giorni e poi nulla per il resto della settimana.

Il numero di dosi è stato negoziato dall’Ue per conto di tutti gli Stati membri e le case farmaceutiche stanno dividendo i vaccini tra tutti i Paesi che li hanno acquistati. L’Italia dunque non può aumentarli autonomamente. Il collo di bottiglia della vaccinazione, per ora, riguarda la produzione insufficiente a soddisfare la domanda.

In base ai dati degli altri Paesi Ue – seppure ancora parziali e provvisori – l’Italia è al momento uno degli Stati che sta vaccinando di più.

di Lorenzo Ruffino

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