Pubblicato: martedì 7 luglio 2020
Photo: Ansa
Le auto blu sono aumentate con il M5s, come dice Renzi? Presto per dirlo

Da diversi giorni la politica italiana è impegnata in un dibattito sulle cosiddette “auto blu”. La polemica è nata in seguito a un articolo pubblicato il 30 giugno da Il Messaggero, in cui si dice che nei due anni tra il 2018 e il 2019 il loro numero sarebbe aumentato del «30 per cento» rispetto al 2017.

L’articolo è stato ripreso dal leader di Italia Viva Matteo Renzi, che il 30 giugno ha scritto su Twitter: «Il Messaggero.it dimostra che con il nostro governo le auto blu erano diminuite, con quello dei populisti anti-casta sono invece tornate a crescere. Più 30 per cento in due anni».

Ricordiamo che Renzi è stato presidente del Consiglio tra febbraio 2014 e dicembre 2016, quando ancora era un esponente del Partito democratico. L’espressione «populisti anti-casta» è invece un riferimento al Movimento 5 stelle, forza politica che attualmente fa parte della maggioranza di governo sostenuta anche dal partito di Renzi, Italia Viva.

Ma le auto blu sono davvero aumentate del 30 per cento con il M5s al governo? Abbiamo fatto un po’ di chiarezza.

Qual è la fonte dei numeri

Il 30 giugno Il Messaggero ha pubblicato un articolo intitolato: «Auto blu, 4 mila con autista: aumento più del 30 per cento in due anni, il paradosso dopo i tagli». Il quotidiano romano ha utilizzato la presenza del conducente come fattore per distinguere le “auto blu” – di cui non esiste una definizione istituzionale – dalle altre vetture di servizio, sprovviste di conducente.

Questo criterio è quello più diffuso quando si parla del tema. Per esempio, è stato utilizzato nel 2018 in uno studio sulle auto blu dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica di Milano (Cpi), che vedremo meglio in seguito.

Secondo Il Messaggero, nel 2019 le auto di servizio con autista delle amministrazioni pubbliche erano circa «4 mila», in aumento di circa il 30 per cento rispetto alle 3.068 del 2017.

Queste cifre però non sono per ora ancora ufficiali. Il rapporto del Dipartimento della Funzione pubblica – quello guidato dal Ministro per la Pubblica amministrazione – relativo ai dati sulle auto di servizio nel 2019 non è infatti ancora stato pubblicato. Nell’articolo del Messaggero si legge che «la pubblicazione del report di quest’anno era attesa per aprile, ma a causa del lockdown viaggia con tre mesi di ritardo».

«Nel 2019 i dati sulle auto blu sono stati forniti da 8.366 enti (si erano fatti avanti in 6.884 l’anno precedente) su un totale di 10.164 amministrazioni coinvolte dall’indagine», ha aggiunto Il Messaggero.

Il quotidiano romano anticipa dunque dati che non sono ancora pubblicamente disponibili. Il rapporto più recente disponibile è quello sulle autovetture di servizio delle pubbliche amministrazioni in uso fino al 31 dicembre 2018, che vedremo meglio più avanti.

Pagella Politica ha contattato il Dipartimento della Funzione pubblica per chiedere informazioni riguardo al rilascio del report sulle auto blu relativo al 2019, ma per ora non ha ancora ricevuto risposta.

Vediamo ora quali erano stati i numeri con il governo Renzi, tra il 2014 e il 2016, e quelli dei due anni successivi.

I numeri del governo Renzi

Come abbiamo visto, secondo l’ex presidente del Consiglio durante il suo governo il numero di auto blu era diminuito. Vediamo se è vero.

Il governo Renzi ha portato diverse novità nelle normative sulle auto di servizio per le amministrazioni pubbliche. Con il Decreto del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) del 25 settembre 2014, l’allora governo Renzi ha per esempio fissato a 5 il numero massimo di autovetture con autista a disposizione delle amministrazioni centrali dello Stato (art. 2) e ha dato il via ai censimenti permanenti delle vetture di servizio (art. 4), che hanno sostituito quelli mensili precedentemente gestiti dal Formez Pa, un’associazione legata al Dipartimento della Funzione pubblica.

Uno dei principali punti deboli della nuova procedura di censimento sta nel fatto che i risultati sono basati sui dati trasmessi autonomamente dalle singole amministrazioni: se un ente non invia le proprie informazioni non sarà conteggiato, falsando così i risultati finali. Il numero dei rispondenti, che varia di anno in anno, ha quindi un peso fondamentale e va sempre incrociato con le cifre raccolte.

Il Dpcm ha anche modificato i criteri utili a definire quali mezzi possono essere considerati “auto di servizio”: diverse categorie sono state escluse dal conteggio, come le auto a disposizione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, delle rappresentanze diplomatiche all’estero oppure dei servizi istituzionali di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Proprio per questo, tra il 2014 e il 2015 il numero di auto di servizio – in generale, con autista e senza – è sceso di molto, da 67 mila a 22 mila.

Confrontare i dati relativi al 2014 e al 2015 è quindi fuorviante, ma è invece possibile fare un confronto effettivo tra gli anni 2015 e 2016, quando le definizioni di “auto di servizio” della normativa sono rimaste le stesse. Il censimento 2016 ha evidenziato una riduzione di circa il 3,3 per cento – corrispondente a 1.049 vetture in meno – rispetto al numero di auto di servizio dell’anno precedente, nonostante la percentuale di rispondenti al censimento fosse aumentata in quasi tutte le categorie considerate. Per quanto riguarda nello specifico le “auto blu” – quelle con autista – dal 2014 al 2016 sono scese da 5.902 a 3.239.

Nei due anni circa di governo Renzi, quindi, il numero di auto di servizio e quelle blu è diminuito, anche se come abbiamo visto in quel periodo sono cambiate le modalità di conteggio e dunque è difficile fare il confronto con gli anni precedenti.

Che cosa è successo quando Renzi è invece stato sostituito al governo da Paolo Gentiloni, a dicembre 2016?

Che cosa dicono i dati più recenti

Il numero delle auto di servizio ha continuato a scendere anche nel 2017, raggiungendo le 29.195 unità, di cui 3.068 con autista, ma è poi aumentato di più di 4 mila vetture nel 2018, raggiungendo quota 33.527 veicoli di servizio, di cui 3.366 con autista (le auto blu da sole, insomma, sono aumentate del dieci per cento circa).

Come abbiamo già spiegato, per leggere correttamente questi dati è anche necessario considerare le variazioni nel tasso di risposte ricevute. Tra il 2017 e il 2018, il numero di enti che hanno partecipato al censimento è aumentato del 21 per cento, mentre tra il 2016 e il 2017 l’incremento era stato più ridotto (circa dell’8 per cento).

Ricordiamo inoltre che il governo Conte I, sostenuto da Lega e Movimento 5 stelle, è entrato in carica a giugno 2018, quindi non è del tutto corretto – al di là della questione del monitoraggio – collegare come fa Renzi l’aumento registrato alla fine di quell’anno con la salita dei 5 stelle al governo del Paese: per metà dell’anno, al governo non c’erano loro.

Per avere un quadro più completo della situazione, è necessario aspettare la pubblicazione dei dati sulle auto blu relative al 2019, previsto per fine luglio (anche se come abbiamo visto, i dati in possesso del Messaggero suggeriscono un aumento dei numeri, collegato a un aumento degli enti che hanno partecipato al monitoraggio).

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Grafico 1: Auto blu censite tra il 2014 e il 2018 – Fonte: Dipartimento della Funzione pubblica

In conclusione

Negli ultimi giorni, sono tornate al centro del dibattito politico le cosiddette “auto blu”, di norma intese come le vetture con autista messe al servizio delle pubbliche amministrazioni, dei politici e dei funzionari. Secondo un articolo del Messaggero, uscito il 30 giugno, nel 2019 le “auto blu” sarebbero aumentate del 30 per cento rispetto al 2017, passando da poco più di 3 mila a circa 4 mila.

L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi ha accusato della crescita i «populisti anti-casta», ossia il Movimento 5 stelle, al governo del Paese da giugno 2018 e per tutto il 2019. L’attuale leader di Italia Viva ha anche aggiunto che con il suo governo, tra il 2014 e il 2016, le auto blu erano invece diminuite.

Abbiamo verificato, e Renzi ha ragione quando dice che con il suo governo i dati sulle auto blu erano calati, ma è anche vero che in quel periodo erano stati cambiati alcuni parametri per il conteggio delle vetture di servizio a disposizione delle amministrazioni pubbliche.

L’aumento del 30 per cento tra il 2017 e il 2019 non è invece verificabile in base ai dati pubblici: i dati del Messaggero si basano infatti su anticipazioni, dato che il censimento sulle auto di servizio relativo allo scorso anno non è ancora stato reso pubblico.

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