Pubblicato: giovedì 21 ottobre 2021
Photo: Ansa
Draghi gonfia i benefici dell’obbligo di green pass a lavoro

Il 20 ottobre il presidente del Consiglio Mario Draghi ha tenuto alla Camera le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre, replicando poi agli interventi dei parlamentari. Tra le altre cose, Draghi ha difeso l’introduzione dell’obbligo del green pass per i lavoratori pubblici e privati, rispondendo alle critiche del deputato Pino Cabras (espulso dal Movimento 5 stelle, ora in L’alternativa c’è).

Secondo il presidente del Consiglio, diversi «fatti» dimostrerebbero l’«efficacia» delle misure messe in campo dal governo. In primo luogo, dalla data del decreto che ha esteso ai luoghi di lavoro l’obbligo di green pass, ossia «tra il 16 settembre e il 14 ottobre», ci sarebbero state quasi 560 mila prime dosi in più «rispetto al previsto», con una crescita del «46 per cento» delle somministrazioni. In secondo luogo, i morti per Covid-19 sarebbero calati del «94 per cento», i ricoveri del «95 per cento» e le ospedalizzazioni del «92 per cento».

I dati citati dal presidente del Consiglio sono corretti? Abbiamo verificato e i conti di Draghi non tornano: il primo dato riguarda una stima poco trasparente, che non è per nulla chiaro come sia stata calcolata; le percentuali invece fanno riferimento alle stime dell’Istituto superiore di sanità (Iss) sull’efficacia dei vaccini in tutta la campagna vaccinale, non dall’introduzione dell’obbligo di green pass a lavoro.

Procediamo con ordine, partendo dall’andamento delle somministrazioni di vaccini dal 16 settembre, giorno in cui il Consiglio dei ministri ha approvato l’obbligo di green pass sul posto di lavoro a partire dal 15 ottobre.

I vaccini sono aumentati?

Come abbiamo spiegato di recente, a metà settembre nel nostro Paese si facevano circa 70 mila prime dosi di vaccino al giorno (media calcolata sui sette giorni per limare la variabilità dei dati giornalieri), in calo rispetto alle 120 mila di fine agosto. All’inizio di ottobre la media giornaliera è scesa ulteriormente, sotto a 60 mila, per poi risalire leggermente con l’avvicinarsi del 15 ottobre.

Al 13 ottobre – data citata da Draghi – si facevano infatti 61,2 mila prime dosi al giorno contro le 53,6 mila dell’8 ottobre. Nella settimana dall’11 al 17 ottobre complessivamente sono state fatte 432 mila prime dosi contro le 385 mila della settimana precedente: un rialzo dunque poco marcato (Grafico 1). Perché allora Draghi parla di «quasi 560 mila» dosi in più rispetto alle attese?

Grafico 1. Andamento delle somministrazioni di prime dosi – Fonte: Elaborazione di Lorenzo Ruffino sui dati della struttura commissariale

Come abbiamo evidenziato in un’altra analisi, non è per nulla chiaro come sia stata fatta questa stima, rilanciata da Ansa il 15 ottobre, citando la struttura commissariale del generale Francesco Paolo Figliuolo. Tra il 16 settembre e il 13 ottobre sono state fatte circa un milione e 940 mila prime dosi. Ma non si sa quali dati di partenza siano stati utilizzati per prevedere l’andamento delle somministrazioni nell’ultimo mese, con o senza green pass. E in più non è chiaro come si possa stabilire quanti si siano vaccinati spinti dall’introduzione dell’obbligo e quanti invece per altri motivi.

Stimare quale sia stato il reale impatto del green pass obbligatorio sulle vaccinazioni è infatti molto complicato, soprattutto se si hanno a disposizione soltanto i dati sulle somministrazioni giornaliere. Per avere una stima più precisa, bisognerebbe conoscere, tra le altre cose, anche i dati sulle prenotazioni di chi ora è disposto a vaccinarsi, per vedere se sono aumentate dopo gli annunci del governo. Ma questi numeri non sono pubblicamente disponibili.

Abbiamo contattato la struttura commissariale per avere chiarimenti sulle stime riportate da Draghi, ma al momento della pubblicazione di questo articolo siamo ancora in attesa di una risposta. In ogni caso possiamo dire, numeri alla mano e data la forte incertezza sulla stima citata, che il presidente del Consiglio quasi certamente esagera il contributo dato dall’obbligo del green pass a lavoro alle somministrazioni di vaccino.

Vediamo ora che cosa è successo con i ricoveri e i decessi.

Che cosa è successo nell’ultimo mese

Il 16 settembre l’Italia registrava in media 57 morti al giorno (calcolati su base settimanale per limare la variabilità dei singoli dati giornalieri), scesi a 38 al 20 ottobre. Una riduzione del 33 per cento circa, percentuale nettamente più bassa del 94 per cento indicato da Draghi.

Discorso analogo vale per le terapie intensive, dove non trova riscontro il -95 per cento citato dal presidente del Consiglio. Il 16 settembre c’erano 531 persone ricoverate in terapia intensiva, scese a 355 il 20 ottobre (-33 per cento). Oltre un mese fa i nuovi ingressi in terapia intensiva erano invece 34 in media ogni giorno, scesi a 21 al 13 ottobre (-38 per cento).

Per quanto riguarda le ospedalizzazioni, non abbiamo a disposizione i dati sui nuovi ingressi giornalieri. Al 16 settembre nei reparti italiani c’erano comunque poco più di 4 mila ricoverati per la Covid-19, scesi a poco meno di 2.500 al 20 ottobre: una riduzione del 38,7 per cento circa, contro il 92 per cento indicato da Draghi.

Ricapitolando: tutte e tre le percentuali rivendicate dal presidente del Consiglio sembrano essere esagerate. E anche le percentuali di calo appena viste, come chiariremo tra poco, non si può dire siano un effetto diretto dell’obbligo di green pass per i lavoratori.

Le statistiche riportate da Draghi sono «numeri assolutamente inventati», come ha scritto su Twitter il deputato della Lega Claudio Borghi? La risposta è no, anche se fanno riferimento a qualcosa di diverso rispetto ai risultati ottenuti nell’ultimo mese nel contrasto alla pandemia.

Da dove vengono i dati di Draghi

Il 15 ottobre l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha pubblicato il bollettino – aggiornato al 13 ottobre – con le stime più recenti sull’efficacia dei vaccini. Come spiega l’Iss, l’efficacia vaccinale è calcolata con un modello statistico e misura quanto si riduce per i vaccinati il rischio di finire in ospedale, in terapia intensiva o di morire dopo aver preso il virus, rispetto ai non vaccinati. «Maggiore è la riduzione percentuale della malattia nel gruppo vaccinato, maggiore è l’efficacia del vaccino», sottolinea l’Iss.

Nei suoi calcoli l’istituto considera come “non vaccinati” i casi positivi che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino oppure che si sono contagiati entro 14 giorni dalla prima dose. I vaccinati “ciclo completo” sono invece quelli a cui è stata diagnosticata la positività al virus almeno 14 giorni dopo la seconda dose di vaccino.

Secondo le stime dell’Iss, tra le persone completamente vaccinate il rischio di essere ricoverato in ospedale cala del 92,4 per cento rispetto quelle non vaccinate; il rischio di finire in terapia intensiva cala del 94,8 per cento; e il rischio di morire cala del 94,3 per cento (Tabella 1).

Tabella 1. Stime sull’efficacia dei vaccini contro la Covid-19 – Fonte: Iss

Nella sua replica alla Camera, Draghi ha dunque fatto molto probabilmente riferimento a queste tre percentuali per difendere il green pass obbligatorio a lavoro, arrotondando per difetto le cifre di ospedalizzazioni e decessi e per eccesso quello sulle terapie intensive.

Queste stime però fanno riferimento all’efficacia dei vaccini calcolata su un periodo molto più ampio dell’ultimo mese. L’intervallo temporale preso in considerazione dall’Iss va infatti dal 4 aprile («approssimativamente la data in cui la vaccinazione è stata estesa alla popolazione generale», sottolinea l’istituto) al 3 ottobre 2021.

Ricapitolando: i dati dell’Iss sull’efficacia dei vaccini mostrano che la campagna vaccinale ha avuto un forte impatto sulla riduzione di ricoveri e ospedalizzazioni, ma è scorretto lasciare intendere che questi risultati siano integralmente merito dell’estensione dell’obbligo di green pass sui luoghi di lavoro.

In ogni caso non sarebbe ancora passato il tempo necessario per vedere gli eventuali effetti delle vaccinazioni in più ottenute con l’obbligo (piuttosto ridotte per ora, come abbiamo visto sopra). Non è infatti detto che chiunque abbia deciso di vaccinarsi dopo il 15 settembre, grazie all’annuncio dell’obbligo, abbia ad oggi concluso il ciclo vaccinale, visto che servono tra i 21 e i 42 giorni per la somministrazione della seconda dose. In più, come abbiamo visto, le stime sull’efficacia vaccinale sono calcolate sulla popolazione che ha ricevuto la seconda dose da almeno 14 giorni e sono aggiornate al 3 ottobre, due settimane dopo l’annuncio dell’obbligo.

In conclusione

In Parlamento il presidente del Consiglio Mario Draghi ha difeso l’introduzione dell’obbligo di green pass per i lavoratori a partire dal 15 ottobre, citando «fatti» che dimostrerebbero l’«efficacia» delle misure messe in campo dal governo.

In primo luogo, secondo Draghi, tra il 16 settembre – data dell’annuncio dell’obbligo – al 13 ottobre ci sarebbero state circa 560 mila prime dosi in più rispetto a quanto previsto. Ma non è per nulla chiaro come sia stato calcolato questo dato, che non sembra avere riscontro nei dati disponibili. I numeri sulle somministrazioni di prime dosi sono via via calate da metà settembre a inizio ottobre, per poi registrare un leggero aumento a ridosso del 15 ottobre. Non è però possibile quanto di questa crescita, molto ridotta, sia del tutto imputabile all’obbligo.

In secondo luogo, Draghi ha sostenuto che i morti per Covid-19 sarebbero calati del «94 per cento», i ricoveri del «95 per cento» e le ospedalizzazioni del «92 per cento». Queste percentuali non trovano riscontro nei numeri registrati dal 16 settembre in poi. Non sono però dati inventati: fanno riferimento alle stime dell’Istituto superiore di sanità (Iss) sull’efficacia dei vaccini nel ridurre il rischio di morte e ricovero nei vaccinati. Queste mostrano gli effetti della campagna vaccinale, da aprile a inizio ottobre, e non gli effetti dell’introduzione dell’obbligo di green pass per i lavoratori.

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