Salvini e la leva obbligatoria: molte parole, pochi fatti

Da anni il segretario della Lega propone di reintrodurre l’obbligo di servizio militare per i giovani, senza provarci mai sul serio
ANSA
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Nelle ultime settimane il leader della Lega Matteo Salvini ha rilanciato in diverse occasioni la proposta di reintrodurre il servizio militare obbligatorio per i giovani italiani. «Penso che un anno di insegnamento delle regole, della buona educazione e dei doveri farebbe dei buoni cittadini», ha detto per esempio il 25 agosto Salvini, aggiungendo che la reintroduzione della leva sarebbe «su base regionale» e non più nazionale.

Al di là del parere politico, non è la prima volta che Salvini propone di ripristinare il servizio militare. Da anni il leader della Lega afferma questa promessa, su cui, alla prova dei fatti, ha fatto molto poco, anche quando era ministro dell’Interno.

Un chiodo fisso

Da almeno sette anni Salvini parla della necessità di reintrodurre il servizio militare obbligatorio. Già a luglio 2015 il segretario della Lega scriveva su Twitter che il suo partito stava «preparando una proposta di legge» a riguardo, e a ottobre dello stesso anno aveva rilanciato l’idea durante una manifestazione del sindacato di Polizia.

Da allora, il tema della leva obbligatoria è ritornato spesso negli interventi social, nelle interviste e nei comizi di Salvini. Nel 2016, per esempio, Salvini dichiarava su Facebook di «essere d’accordo» a un «servizio militare e civile di quattro mesi anche in Italia: solidarietà, impegno, disciplina e sicurezza per ragazze e ragazzi», mentre a settembre 2017, ospite al festival dei giovani di Fratelli d’Italia, affermava: «Il servizio militare obbligatorio lo introdurrei anche domani mattina, perché farebbe bene ai nostri ragazzi e ragazze». Un anno dopo, ad agosto 2018, da ministro dell’Interno, disse che il governo stava «studiando i costi, i modi e i tempi per valutare se, come e quando reintrodurre per alcuni mesi il servizio militare per i nostri ragazzi e le nostre ragazze, così almeno impari un po’ di educazione che mamma e papà non sono in grado di insegnarti». Nell’ultimo anno, sulle sue pagine social Salvini ha pubblicato diversi contenuti nei quali auspica il ritorno della leva per i giovani italiani.

Negli ultimi sette anni, questa proposta del leader della Lega non sembra aver trovato seguito negli altri partiti, neppure tra i suoi alleati del centrodestra. Durante questa campagna elettorale, il 26 agosto il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha rivendicato, esagerando, di aver abolito il servizio militare obbligatorio, mentre già nel 2018 la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni aveva sottolineato in una nota il suo «no al ripristino della leva obbligatoria: Fratelli d’Italia è contraria e non è nel programma comune del centrodestra».

La leva obbligatoria nei programmi

Testi alla mano, la Lega è l’unico tra i partiti di centrodestra ad avere inserito la proposta nel proprio programma elettorale per le elezioni del 25 settembre. Una proposta simile era già presente in quello per le elezioni del 2018.

In vista del voto di quattro anni fa, il programma intitolato La rivoluzione del buonsenso dedicava un intero paragrafo al tema. Nel capitolo riguardante “Politica estera e difesa”, infatti, si legge che «il ritorno alla leva è la forma più efficace di educazione civica», dal momento che «permetterebbe di promuovere salute fisica e formazione civica, con positive ricadute sanitarie e morali sul Paese». 

Anche il Programma di governo della Lega per le prossime elezioni del 25 settembre contiene un riferimento alla leva obbligatoria, ma la proposta sembra più sfumata rispetto al programma precedente. L’ultimo punto della sezione “Difesa” propone infatti «l’istituzione di un servizio nazionale obbligatorio di cittadinanza per la difesa militare, la protezione civile e il soccorso pubblico che prepari e coinvolga i giovani cittadini italiani a svolgere un servizio in favore della comunità di cui fanno parte». Il programma specifica però che l’obbligo di servizio non sarà esclusivamente di tipo militare, dal momento che ai giovani verrà chiesto di «scegliere liberamente il settore in cui svolgere il proprio servizio: nei comparti della difesa oppure della protezione civile e del soccorso pubblico».

Sia per le elezioni del 2018 sia per le prossime, la coalizione di centrodestra ha redatto e consegnato un programma elettorale comune. In nessuno dei casi però il testo conteneva riferimenti al ritorno della leva militare, che è assente anche dai programmi specifici di Fratelli d’Italia e di Forza Italia per le elezioni del 25 settembre.

Le proposte di legge

Oltre a essere presente sui programmi elettorali della Lega, nelle ultime due legislature la proposta di reintrodurre la leva militare obbligatoria è arrivata più volte anche in Parlamento, sebbene non abbia avuto grande fortuna.

La prima proposta di legge in tal senso è stata presentata al Senato dal leghista Sergio Divina a maggio 2017, e delegava al governo il «ripristino del servizio militare e civile obbligatorio in tempo di pace». Il testo era composto da quattro articoli e prevedeva un servizio obbligatorio della durata di otto mesi, prestato a scelta nelle forze armate o nella protezione civile, su base regionale e previsto per maschi e femmine tra i 18 e i 28 anni. Il disegno di legge è stato assegnato alla Commissione affari costituzionali del Senato, ma di fatto il suo esame non è mai iniziato.

La stessa sorte è toccata a tutti gli altri disegni di legge simili proposti in questa e nella scorsa legislatura. In totale sono sei: due presentati dalla Lega (quello a prima firma Divina e uno alla Camera a prima firma di Davide Carlo Caparini), uno da Fratelli d’Italia alla Camera, due dal consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia (Camera e Senato) e uno da quello del Veneto alla Camera. Le proposte sono molto simili tra loro, con la differenza che quelle presentate in questa legislatura diminuiscono la durata della leva da otto a sei mesi. Per nessuno di questi testi però la commissione competente ha mai iniziato l’esame.

Per quanto riguarda lo stesso Salvini, che dal 1° giugno 2018 al 5 settembre 2019 è stato ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio, la sua attività parlamentare nella scorsa legislatura non riporta proposte di legge o interventi a favore della reintroduzione dell’obbligo di leva militare.
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