No, i rigassificatori non servono per l’estrazione del gas

Lo ha scritto sui social la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli, facendo un po’ di confusione
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Il 25 agosto la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli ha pubblicato sui social una grafica con scritto: «Rigassificatori subito! Per estrarre gas nazionale e renderci indipendenti dagli approvvigionamenti dall’estero». Nel testo del post su Instagram si legge che «una delle priorità per affrontare la crisi energetica è la realizzazione dei rigassificatori, per permettere al nostro Paese di estrarre gas naturale nazionale e renderci indipendenti dagli approvvigionamenti dall’estero». «È questa la soluzione più efficace per lo sviluppo dell’Italia», ha scritto Ronzulli. «Senza i no dei 5 stelle e della sinistra, riusciremo a superare la crisi energetica e mettere al sicuro le nostre famiglie e imprese».
Figura 1. Il post pubblicato da Licia Ronzulli sul suo profilo Instagram - Fonte: Instagram
Come ha fatto notare, tra gli altri, il giornalista del Foglio Luciano Capone su Twitter e alcuni utenti sotto il post di Ronzulli sui social, la candidata di Forza Italia al Senato per le prossime elezioni del 25 settembre non sembra avere ben chiaro che cosa siano i rigassificatori. 

Un rigassificatore, spiega la Treccani, è un «macchinario o impianto per la rigassificazione», ossia il processo con cui si riporta al suo originario stato gassoso una sostanza allo stato liquido. In questo caso, la sostanza in questione è il gas naturale liquido (Gnl, o Lng dall’inglese “liquid natural gas”). 

«La catena della rigassificazione del gas naturale prevede una sua preliminare conversione in forma liquida presso i Paesi produttori per consentirne il trasporto via nave verso i Paesi consumatori, dove in appositi impianti (i rigassificatori) viene riportato in forma gassosa per essere poi immesso nelle reti di trasporto», spiega la Treccani. «Il processo di rigassificazione è svolto immettendo il gas naturale liquefatto in uno scambiatore di calore in cui scorre un liquido più caldo, normalmente acqua di mare, la cui temperatura naturale è sufficiente per scaldare il gas liquefatto e riportarlo allo stato precedente». Rispetto ai gasdotti, il trasporto via mare ha il vantaggio di essere più flessibile.

Quando si parla di “rigassificatori” si parla dunque di impianti diversi da quelli di estrazione del gas. In breve, in questo caso, una volta individuato un giacimento, si procede alla trivellazione e all’estrazione del gas naturale, che viene immesso nei gasdotti allo stato gassoso.

Al momento in Italia sono attivi tre rigassificatori, di cui due off-shore, quindi in mare, e uno sulla terraferma. I due in mare si trovano nelle acque della provincia di Rovigo (Veneto) e di Livorno (Toscana), mentre l’ultimo è a Panigaglia, in provincia di La Spezia (Liguria). Nei mesi scorsi il governo guidato da Mario Draghi ha messo in campo una strategia per ridurre la dipendenza italiana dal gas russo, aumentando le importazioni di gas naturale liquido dall’estero. Al momento, la strategia prevede l’utilizzo di due nuove navi rigassificatrici: una a Ravenna, in Emilia-Romagna, che secondo i piani diventerebbe operativa nel 2024, e una a Piombino, in Toscana, su cui però c’è l’opposizione di una parte della popolazione e dei partiti locali. 
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