Le liste dei candidati dei partiti, in cinque punti

Dai duelli tra i leader ai cosiddetti “paracadutati”, ecco le cose più importanti da sapere ora che sono stati presentati i nomi dei candidati alle elezioni
ANSA
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Nella serata del 22 agosto, alle ore 20, è scaduto il termine concesso ai partiti per presentare le liste elettorali in vista delle prossime elezioni politiche del 25 settembre.

Per i partiti non è stato semplice compilare le liste con i nomi dei candidati che si presenteranno nei collegi uninominali e plurinominali, e molti parlamentari di lungo corso sono stati esclusi. Le ragioni sono molte, dal taglio del numero dei deputati e dei senatori alle caratteristiche della legge elettorale, ma anche perché in certi collegi alcune forze politiche hanno preferito candidare personaggi noti ed esponenti della società civile al posto di esponenti di partito.

In ogni caso, alla fine le liste sono state consegnate: i leader dei partiti sono pronti alla corsa e in alcuni collegi ci saranno sfide tra i cosiddetti “big” della politica italiana.

Il taglio dei parlamentari e i sondaggi

I principali partiti hanno faticato non poco per compilare le liste di candidati, soprattutto a causa del taglio dei parlamentari previsto dall’ultima riforma costituzionale, che ridurrà di oltre un terzo i parlamentari eletti. I deputati alla Camera passeranno da 630 a 400, mentre i senatori scenderanno da 315 a 200: qualunque sia la composizione del nuovo Parlamento, quindi, i politici eletti saranno 345 in meno rispetto alla scorsa legislatura.

Oltre al numero inferiore dei posti disponibili, diverse forze politiche hanno visto diminuire il loro consenso nei sondaggi rispetto alle ultime elezioni e rischiano di eleggere meno rappresentanti anche in proporzione al nuovo Parlamento. L’unico partito che secondo le previsioni dovrebbe aumentare la sua rappresentanza parlamentare anche in numeri assoluti è Fratelli d’Italia, che attualmente conta 58 parlamentari tra Camera e Senato ma che potrebbe eleggerne più del doppio, dal momento che il partito di Giorgia Meloni è alla guida della coalizione di centrodestra con 94 collegi uninominali su 221 totali (42,5 per cento) riservati ad esponenti Fratelli d’Italia.

Chi sono i “paracadutati”

A causa di questa incertezza, in queste elezioni sono diventati molto importanti i cosiddetti “collegi blindati”, ossia quelli dove la presenza di un partito è così radicata nel territorio da considerare la sua vittoria per (quasi) certa. In questi collegi, i partiti hanno deciso, più frequentemente rispetto al passato, di candidare persone che non hanno nessun legame con quel dato territorio ma la cui elezione in Parlamento è considerata fondamentale. In questi casi si parla dei cosiddetti “candidati paracadutati” in un collegio per ragioni strategiche ed elettorali a discapito degli esponenti politici territoriali.

Allo stesso tempo, “paracadutare” un candidato non serve solo a garantirne l’elezione. Un politico noto, anche un leader di partito o coalizione, può essere infatti candidato in un collegio uninominale giudicato difficile o in bilico per riuscire a ottenere quei voti in più necessari per ottenere la maggioranza.

Per fare alcuni esempi, nelle liste sono stati “paracadutati” la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, veneta ma candidata in Basilicata con Forza Italia, il ministro della Cultura Dario Franceschini, ferrarese ma candidato con il Partito democratico a Napoli, e la compagna di Silvio Berlusconi, Marta Fascina, che correrà per l’uninominale alla Camera nel collegio blindato di Marsala, in Sicilia.

Dove sono candidati i leader

Restando in tema “paracadutati”, il leader della Lega Matteo Salvini sarà candidato al proporzionale per il Senato in Calabria, ma non solo. L’attuale legge elettorale, il Rosatellum, permette infatti le candidature multiple, ossia la possibilità di candidarsi in più collegi plurinominali, fino a cinque, eventualmente in congiunzione alla candidatura in un collegio uninominale. L’elezione al collegio uninominale ha la precedenza su quella nei collegi plurinominali, ma in caso di candidatura multipla tra i soli collegi plurinominali, ha la precedenza il collegio nel quale è risultato eletto ma con meno voti.

In questo modo i leader di partito o gli esponenti considerati “forti” politicamente si sono candidati in più collegi: oltre alla Calabria, Salvini è capolista al Senato anche in Puglia e Lombardia, mentre non è candidato da nessuna parte all’uninominale. Stesso discorso vale per il segretario del Pd Enrico Letta, capolista alla Camera in Lombardia e Veneto, e per il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, che correrà per la Camera in Lombardia, Lazio, Puglia e Campania, facendo quindi decadere il vincolo che obbligava gli esponenti del movimento a candidarsi nei collegi di residenza.

Correranno invece per l’uninominale Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi: Meloni alla Camera in Abruzzo, oltre a essere capolista in Lazio, Lombardia, Puglia e Sicilia; Berlusconi al Senato, nel collegio di Monza, oltre a essere capolista in altri cinque collegi.

Testa a testa o a distanza, tutte le sfide tra i “big”

Nonostante tutte le strategie e le previsioni, non mancheranno nemmeno in questa tornata elettorale le sfide tra politici di primo piano. Quelle nei collegi plurinominali sono sfide, per così dire, relative, dal momento che con il sistema proporzionale potrebbero essere eletti entrambi i candidati. Nei collegi uninominali, invece, avranno luogo dei veri e propri testa a testa, dove l’unico candidato eletto sarà quello che prenderà più voti.

A Roma, per esempio, nel collegio plurinominale Lazio 01 alla Camera si sfideranno Meloni e l’ex segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti. Sempre nella capitale ci sarà il duello tra gli ex alleati Carlo Calenda, leader di Azione, ed Emma Bonino di Più Europa: entrambi sono infatti candidati nel collegio uninominale di Roma Centro per un posto al Senato.

In Lombardia invece, nel plurinominale del Senato, assisteremo alla sfida tra Berlusconi e il leader di Italia viva Matteo Renzi. A Sesto San Giovanni (Milano) si contenderanno invece un posto al Senato Isabella Rauti (Fratelli d’Italia), figlia dello storico politico di estrema destra Pino, ed Emanuele Fiano (Partito democratico), figlio del sopravvissuto ad Auschwitz Nedo.

Anche il collegio uninominale per il Senato di Bologna vede una sfida tra due volti noti della politica italiana, ossia Pier Ferdinando Casini per il centrosinistra e Vittorio Sgarbi per il centrodestra. Il collegio bolognese però è tra quelli considerati “blindati” per il centrosinistra.

In Sicilia avrà luogo un confronto in famiglia, seppur a distanza. I due figli dell’ex presidente del Consiglio Bettino Craxi sono entrambi candidati nell’isola: Bobo alla Camera per il centrosinistra nell’uninominale di Palermo, Stefania per il centrodestra al Senato uninominale a Gela. 

Le candidature non politiche

Anche a causa dei ridotti posti disponibili, le prossime elezioni politiche saranno povere di esponenti della società civile e volti noti candidati tra le liste dei partiti.

Nel Pd, le uniche candidature fuori dal partito da segnalare sono quella dell’economista Carlo Cottarelli e del virologo Andrea Crisanti. Per la lista Sinistra italiana ed Europa verde correranno l’attivista Ilaria Cucchi, il sindacalista Aboubakar Soumahoro e il comico Giobbe Covatta.

Nel centrodestra da segnalare le candidature della conduttrice televisiva Rita Dalla Chiesa con Forza Italia, dell’ex pilota di Formula 1 Emerson Fittipaldi con Fratelli d’Italia e del pallavolista Luigi Mastrangelo con la Lega.

Il Movimento 5 stelle punta sull’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, mentre a destare una certa curiosità è la candidatura della novantacinquenne attrice Gina Lollobrigida con la lista sovranista e populista Italia sovrana e popolare.
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