La legge sull’equo compenso è a un passo dal traguardo

Al testo, proposto dai partiti di destra e centrodestra, manca solo il voto dell’aula del Senato. Il suo obiettivo è quello di garantire un compenso adeguato a una serie di liberi professionisti
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Il 29 giugno, la Commissione Giustizia del Senato ha approvato il testo di una proposta di legge che punta a garantire un cosiddetto “equo compenso”, ossia un compenso adeguato e proporzionale al lavoro svolto, per i liberi professionisti che offrono il loro servizio a grandi imprese, a società attive nel settore bancario e assicurativo e alla pubblica amministrazione. Il testo della proposta di legge, già approvato dalla Camera a ottobre 2021, passerà ora all’esame dell’aula del Senato per l’eventuale approvazione definitiva. 

Durante il suo percorso parlamentare, la proposta di legge ha diviso i partiti: la coalizione di centrodestra, formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, è favorevole alla proposta, mentre il centrosinistra ha sollevato alcuni dubbi.

Che cosa prevede il testo della proposta

Il testo della proposta sull’equo compenso dei liberi professionisti è stato presentato alla Camera il 25 giugno 2021 dalla presidente di Fdi Giorgia Meloni, dal deputato della Lega Jacopo Morrone e dal deputato di Fi Andrea Mandelli. Nella legislatura in corso erano già state presentate altre cinque proposte di legge sullo stesso tema (una del Movimento 5 stelle, due della Lega, una di Fdi e una di Fi) e, durante l’esame in commissione, il testo proposto da Meloni, Morrone e Mandelli è stato adottato come testo base per la discussione. Il testo è stato quindi approvato dalla Camera a ottobre e successivamente è passato all’esame della Commissione Giustizia del Senato, che ne ha dato il via libera senza modifiche. 

Più nel dettaglio, il testo della proposta prevede che i liberi professionisti che lavorano per imprese bancarie e assicurative, per imprese con più di 50 dipendenti o con ricavi su­periori a 10 milioni di euro e per la pubblica amministrazione, debbano godere di un equo compenso. Quest’ultimo, spiega il testo della proposta, è il compenso «proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professio­nale». In sostanza, la proposta di legge punta a prevedere un compenso proporzionato al servizio e ai costi sostenuti dai professionisti, per evitare che le grandi imprese possano imporre condizioni di lavoro sfavorevoli ai liberi professionisti stessi. Nel concreto, l’equità del compenso dovrà essere stabilita dai singoli ordini professionali e dalle associazioni di categoria. 

Il testo della proposta prevede inoltre una serie di condizioni inique che annullano i contratti tra il libero professionista e imprese, come per esempio l’impossibilità per un professionista di chiedere un acconto al cliente o che il cliente imponga al professionista l’anticipazione di alcune spese. 

Infine, tra le altre cose, la proposta punta a istituire un Osservatorio nazionale sull’equo compenso, un istituto per vigilare sull’effettiva attuazione della legge, segnalando per esempio al Ministero della Giustizia casi esemplari di pratiche scorrette e presentando ogni anno una relazione alle camere. Più nel dettaglio, se la proposta dovesse diventare legge, l’Osservatorio dovrà essere nominato dal Ministero della Giustizia e i suoi membri resteranno in carica per tre anni. 

La discussione in Parlamento

Durante l’esame alla Camera e poi in commissione al Senato, la proposta di legge ha acceso il dibattito tra centrodestra e centrosinistra. 

Tra le varie cose, i partiti di centrosinistra hanno contestato le sanzioni previste dal testo della proposta per chi non rispetterà l’equo compenso. La legge prevede che gli ordini professionali e le associazioni stabiliscano sanzioni per i professionisti che accettano di stipulare contratti che violano i principi del compenso proporzionato. 

«Se voglio garantire un compenso adeguato al professionista sanziono il committente, non il professionista», aveva detto per esempio la deputata del Partito democratico Chiara Gribaudo il 21 maggio, intervistata dal giornale online Linkiesta. Al di là di questo tipo di sanzione, il testo della proposta di legge prevede comunque la possibilità per il professionista di fare ricorso in tribunale per far valere il proprio diritto all’equo compenso e ottenere anche un risarcimento danni dal cliente. 

Sul fronte opposto, il centrodestra è nettamente a favore della proposta di legge sull’equo compenso, pur essendo disponibile al dialogo con il centrosinistra nel merito della proposta di legge. Il 26 maggio, per esempio, il senatore di Fdi Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama, ha spiegato che il suo partito è disponibile a introdurre alcune eventuali modifiche al testo come richiesto dal centrosinistra, a patto che la legge venga comunque approvata. «Auspichiamo che le forze politiche di maggioranza ci diano la garanzia di non voler affossare la legge Meloni», ha detto il senatore di Fdi. 

Come tutte le proposte di legge, anche quella sull’equo compenso se venisse modificata dal Senato dovrebbe tornare alla Camera per un secondo esame, allungando i tempi di approvazione del testo.
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