Salvini aveva già ammesso l’incontro con l’ambasciatore russo

Quasi tre mesi fa il leader della Lega ha annunciato in tv, di sfuggita, di aver incontrato Sergey Razov a Roma. Ora si scopre che il governo non ne sapeva nulla
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Negli ultimi giorni sta facendo discutere l’ipotesi, rilanciata da diverse fonti stampa, di una visita del leader della Lega Matteo Salvini in Russia, per parlare di un accordo di pace sulla guerra in Ucraina. Il viaggio, criticato da altri leader politici e da alcuni membri della Lega, sarebbe stato organizzato dall’ex parlamentare di Forza Italia Antonio Capuano. Il 30 maggio, in un’intervista con Repubblica, Capuano ha confermato di essere, di fatto, un consulente informale di Salvini per la politica estera e di averlo aiutato a organizzare la visita, per il momento saltata.

A far discutere non è solo la visita di Salvini in Russia, ma anche la notizia di un suo incontro con le autorità russe. Il 31 maggio, infatti, il quotidiano Domani ha raccontato che lo stesso Capuano, nonostante le smentite di quest’ultimo, ha aiutato Salvini a incontrare «in gran segreto» a Roma il 1° marzo, quindi dopo l’inizio della guerra, l’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov. L’incontro sarebbe avvenuto all’insaputa sia del presidente del Consiglio Mario Draghi sia di altri membri del governo, come riportato da Domani e da altre fonti stampa, come HuffPost.

In realtà, sebbene non ne abbia fatto pubblicità sui propri social, è stato lo stesso Salvini a svelare pubblicamente di aver incontrato Razov. Il 3 marzo, ospite a Dritto e rovescio su Rete4, il leader della Lega aveva detto al conduttore Paolo Del Debbio di aver già incontrato in quei giorni «l’ambasciatore cinese», «l’ambasciatore ucraino» e anche «l’ambasciatore russo, perché in questo momento, se bisogna chiedere: “Fermate le bombe, fermate i missili”, bisogna chiederlo a chi sta sparando, bisogna ragionare con tutti».

Dunque, l’incontro c’è stato, come confermato oltre due mesi fa da Salvini e, di recente, dall’ambasciata russa a Domani. «Sì, confermo l’incontro tra Salvini e l’ambasciatore Razov. È il nostro lavoro accogliere le persone, anche politici come Salvini, che fa parte della maggioranza di governo», ha dichiarato a Domani la portavoce dell’ambasciata russa, Valentina Sokolova. «Per quanto riguarda il contenuto, non possiamo dire cosa è stato detto». 

Il 31 maggio, visti i recenti sviluppi sul caso, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), l’organismo che controlla l’operato dei servizi di intelligence nel nostro Paese, ha annunciato l’inizio di un’indagine sui contatti tra Capuano e la diplomazia russa in Italia.

I cambi di programma di Salvini 

Al di là dell’incontro con l’ambasciatore russo in Italia, in questi mesi il leader della Lega sembra aver cambiato diverse volte idea su come approcciare la guerra in Ucraina, in qualità di leader politico. All’inizio del conflitto, Salvini aveva subito cercato, almeno a parole, di dare centralità all’operato del governo, per poi con il tempo mettere sempre più in primo piano la propria figura.

Il 24 febbraio, giorno di inizio dell’invasione dell’Ucraina, a Porta a Porta su Rai1 Salvini aveva per esempio affermato (min 11:00) di voler dare al presidente del Consiglio Mario Draghi «pieno mandato a trattare» per cercare di risolvere il conflitto. Il giorno successivo, però, Salvini aveva sottolineato che anche lui personalmente si sarebbe impegnato a dialogare «con tutte le parti in causa per fungere da mediatore». Cosa che sarebbe di lì a poco avvenuta, come dimostrerebbe l’incontro con l’ambasciatore russo Razov. Con una visita organizzata a titolo personale, il 7 marzo Salvini si è poi recato in Polonia, dove è stato criticato da Wojciech Bakun, sindaco della città di Przemysl. 

Dopo nemmeno un mese dal viaggio in Polonia, Salvini si era detto pronto ad andare in Russia. «Se ritenessi fra un’ora, due giorni o dieci giorni che il mio piccolo ruolo potesse essere utile a riavvicinare le parti che in questo momento si stanno bombardando, io partirei domattina, conscio degli attacchi che mi arriverebbero sulla testa», aveva dichiarato (min. 5:40) il 1° maggio, ospite a Non è l’Arena su La7.

Due giorni dopo, il quotidiano Repubblica ha scritto che Salvini avrebbe chiesto alla diplomazia russa il visto per raggiungere Mosca insieme ad alcuni collaboratori, ipotesi smentita il 6 maggio dallo stesso leader della Lega, ma tornata di attualità negli ultimi giorni.

Il 27 maggio, diverse fonti stampa hanno infatti riportato che il leader della Lega stava organizzando un viaggio in Russia con l’obiettivo di «far ripartire i negoziati per porre fine al conflitto in Ucraina». La visita a Mosca di Salvini sarebbe stata organizzata da Capuano. Quest’ultimo, in un’intervista a Repubblica del 30 maggio, ha spiegato che l’obiettivo del viaggio a Mosca era quello di presentare un «piano di pace in quattro punti», e ha confermato che il viaggio di Salvini sarebbe avvenuto a titolo personale, e non per conto del governo o delle istituzioni italiane.

Le critiche a Salvini

L’annuncio della potenziale partenza è stato presto criticato da molti esponenti politici, tra i quali anche gli alleati del centrodestra. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha affermato che al momento sarebbe sbagliato «aprire crepe nel fronte occidentale», mentre il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani si è chiesto che cosa Salvini voglia andare a fare a Mosca. Diversi esponenti leghisti – tra cui anche il  responsabile del dipartimento Esteri della Lega, l’ex ministro della Famiglia Lorenzo Fontana – hanno detto di non essere stati informati sui piani del loro segretario e nemmeno sul ruolo informale svolto da Capuano, mentre il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti (Lega) ha affermato che nelle negoziazioni «bisogna muoversi di concerto con il governo», allineandosi così alla posizione espressa pochi giorni prima dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio (M5s). 

Il 28 maggio, Salvini ha risposto alle critiche. «Io pensavo che valesse la pena mettersi in gioco per la pace, non mi aspettavo applausi, ma neanche insulti. Andare in territorio di guerra non è un weekend a Riccione. Io ci lavoro e ci lavorerò»,  ha dichiarato il segretario della Lega durante un incontro elettorale a Parma. Salvini ha quindi ritrattato la sua posizione, spiegando a Rai Radio 1 che la partenza per la Russia «non dipende da me».
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