Frontex ha un sacco di guai

L’agenzia dell’Unione europea per la gestione dei flussi migratori è da anni al centro di scandali e critiche
EPA/JULIEN WARNAND. Manifestazione di protesa contro Frontex a Bruxelles, in Belgio, del 1° ottobre 2022
EPA/JULIEN WARNAND. Manifestazione di protesa contro Frontex a Bruxelles, in Belgio, del 1° ottobre 2022
Negli ultimi mesi esponenti del governo guidato da Giorgia Meloni hanno citato alcuni rapporti di Frontex, l’agenzia europea della guardia costiera e di frontiera, per criticare il ruolo delle organizzazioni non governative (Ong) che salvano i migranti nel mar Mediterraneo. Per esempio, in un’intervista con il Corriere della Sera del 12 novembre il ministro degli Esteri Antonio Tajani (Forza Italia) ha dichiarato che, secondo «un rapporto dell’agenzia europea Frontex […] le Ong si danno appuntamento con gli scafisti in mezzo al Mediterraneo», riproponendo la teoria del cosiddetto pull factor, o “fattore di attrazione”. In base a questa tesi, a oggi non supportata dai numeri, le navi Ong incentiverebbero le partenze dei migranti dal Nord Africa. Una dichiarazione simile è stata rilasciata anche dalla stessa Meloni, in un’intervista del 29 novembre. 

Al di là del dibattito più recente, da tempo Frontex è al centro di una serie di scandali ed è accusata di aver ripetutamente partecipato a operazioni di respingimento dei migranti, in violazione delle norme europee e delle convenzioni sui diritti umani. Abbiamo ricostruito i punti critici emersi negli ultimi anni nell’operato dell’agenzia.

Di che cosa stiamo parlando

Come spiegato sul suo sito ufficiale, Frontex è un’agenzia europea fondata nel 2004 «per assistere gli Stati membri dell’Ue e i paesi associati Schengen nella protezione delle frontiere esterne dello spazio di libera circolazione dell’Ue». L’agenzia è finanziata dal bilancio dell’Ue e dai contributi dei Paesi che aderiscono al cosiddetto spazio Schengen, cioè lo spazio europeo di libera circolazione, di cui fanno parte anche Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein. 

Frontex coordina e organizza operazioni per aiutare gli Stati membri dell’Ue a gestire i propri confini, marittimi e terrestri. Per farlo, l’agenzia può contare su imbarcazioni, veicoli, aerei ed equipaggiamenti forniti dagli Stati membri e su un corpo composto da almeno 5 mila guardie di frontiera, che dovrebbero salire a 10 mila entro il 2027. Tra le altre cose, Frontex monitora la situazione migratoria nei Paesi di competenza, condivide informazioni di intelligence sulle attività criminali rilevate alle frontiere, aiuta i Paesi nelle operazioni di rimpatrio dei migranti irregolari e svolge attività di ricerca, formazione e innovazione. 

Per svolgere queste mansioni, l’Ue negli ultimi anni ha notevolmente incrementato il budget di Frontex, passando dai 142 milioni di euro del 2015 ai 754 milioni del 2022, quasi cinque volte tanto. Nel gennaio del 2021 inoltre gli operatori di Frontex sono stati i primi tra le agenzie europee a indossare una propria uniforme, e i primi autorizzati a portare con sé armi d’ordinanza.

Le accuse a carico di Frontex

Negli ultimi anni, Frontex è stata al centro di diversi rapporti e inchieste giornalistiche che hanno criticato il suo operato, accusando l’agenzia di violare i diritti umani e di agire in contraddizione con le norme europee. Nell’ottobre 2020, un’inchiesta curata da diversi media tra cui il settimanale tedesco Der Spiegel e il progetto di giornalismo investigativo Bellingcat aveva accusato Frontex di aver svolto operazioni di respingimento dei migranti nel tratto di mare tra la Grecia e la Turchia, e di aver assistito ad altre violazioni simili senza intervenire. Le stesse accuse sono state ribadite dall’emittente tedesca Deutsche Welle, nell’agosto 2021. 

L’ultimo caso che ha fatto scalpore risale al 28 aprile 2022, quando una serie di giornali internazionali, tra cui il tedesco Der Spiegel e il francese Le Monde, hanno rivelato l’esistenza di un rapporto curato dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) che dimostrava il coinvolgimento di Frontex e di alcuni suoi dirigenti in attività di respingimento dei migranti in Grecia. Il giorno successivo Fabrice Leggeri, direttore di Frontex dal 2015, ha annunciato le sue dimissioni, anche per evitare l’avvio di eventuali azioni disciplinari da parte dell’agenzia nei suoi confronti. 

Il contenuto del dossier dell’Olaf è stato rivelato solo alcuni mesi dopo, a ottobre, da un gruppo di giornali internazionali tra cui il britannico The Guardian. Il dossier – per ora pubblicato solo in forma redatta, quindi con alcune parti cancellate – rivela il coinvolgimento di Frontex nel respingimento di almeno 957 richiedenti asilo nel mar Egeo, tra marzo 2020 e settembre 2021. Frontex ha poi pubblicato un comunicato stampa in cui ha detto di essere a conoscenza del contenuto del dossier dell’Olaf e di aver adottato alcune contromisure: «L’agenzia prende seriamente i risultati di indagini, ispezioni ed esami e li intepreta come opportunità per migliorarsi», si legge nel comunicato. «Siamo determinati a presentare un’agenzia ben funzionante, che rispetta le leggi e aderisce alle migliori pratiche di governance». 

Pochi giorni dopo la diffusione della notizia, il Parlamento europeo ha deciso di non approvare il bilancio di Frontex per il 2020. Nel corso del suo intervento, l’eurodeputato Pierfrancesco Majorino, oggi candidato della coalizione di centrosinistra e del Movimento 5 stelle alle prossime elezioni regionali in Lombardia, aveva criticato apertamente Frontex, citando il rapporto dell’Olaf e affermando che l’agenzia «rappresenta un fallimento», un «pessimo esempio di sperpero di denaro pubblico», uno «strumento chiaramente progettato per violare i diritti umani», «diventato un laboratorio per la discriminazione istituzionale».

Dal 20 dicembre il direttore esecutivo di Frontex è il militare olandese Hans Leijtens, nominato dopo diversi mesi di reggenza da parte della lettone Aija Kalnaja, anche lei al centro di un’indagine condotta dall’Olaf.

Un altro caso controverso riguarda il programma Processing Personal Data for Risk Analysis (“Processare i dati personali per l’analisi del rischio”), lanciato nel 2016 per favorire lo scambio informazioni tra Frontex e l’Europol, l’ufficio europeo di polizia. Un’inchiesta pubblicata a luglio 2022 e curata da vari giornali europei, tra cui l’italiano Domani, ha rivelato che nel 2021 Frontex aveva proposto di ampliare il programma, con l’obiettivo di «immagazzinare i dati di persone sospettate di reati transnazionali come la tratta di persone, ma anche quelli di testimoni e vittime di reati». Il potenziamento del programma sarebbe però avvenuto a scapito delle leggi europee sulla privacy, dato che prevedeva il trattamento illecito di dati personali, come campioni di Dna, impronte digitali e fotografie, ma anche informazioni sull’appartenenza politica, la fede religiosa e l’orientamento sessuale dei migranti. A giugno, Frontex ha ammesso a Domani che «avrebbe dovuto coinvolgere in modo più forte» la responsabile per la protezione dei dati (Dpo) dell’agenzia Nayra Perez, e che «l’avrebbe incaricata di riscrivere il programma».

Infine, Frontex è stata criticata anche per la cattiva gestione del personale e delle pratiche amministrative. Per esempio, a gennaio 2021, l’edizione europea del sito di notizie statunitense Politico aveva riportato che Frontex si era impegnata ad assumere 40 “supervisori dei diritti umani” (“human rights monitors”) entro il 5 dicembre 2020, ma il termine non era stato rispettato, anche perché, secondo alcune fonti, il capo di gabinetto dell’allora comandante Leggeri, Thibauld De La Haye Jousselin, non considerava il lavoro di questi operatori come una priorità. De La Haye Jousselin è stato anche accusato di intimidire e maltrattare i dipendenti, creando «un clima di paura e diffidenza», accuse negate dal diretto interessato.

Il dibattito sul “pull factor”, di nuovo

Come accennato, negli ultimi mesi alcuni documenti interni di Frontex sono stati sfruttati da esponenti del governo italiano per sostenere la teoria del “pull factor”, secondo cui le Ong rappresentano un fattore di attrazione che spinge i migranti a partire verso l’Europa. Questa ipotesi è stata sostenuta, tra gli altri, dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ma non sembra essere supportata dai numeri. 

Frontex ha dichiarato a Pagella Politica che tra gennaio e ottobre 2022 si è verificato «un aumento del 59 per cento del numero di attraversamenti irregolari nel Mediterraneo centrale» rispetto allo stesso periodo del 2021, superando quota 85 mila. Secondo l’agenzia, «la situazione migratoria è il risultato di una combinazione di molti fattori di spinta e attrazione, uno dei quali potrebbe essere la presenza di imbarcazioni di soccorso in aree particolari». Le navi Ong non sono però l’unico fattore da considerare: «Le reti criminali […] tengono conto di tutti i fattori quando pianificano le loro operazioni di contrabbando, comprese le condizioni meteorologiche, la vicinanza delle navi delle Ong e degli Stati membri, e la situazione nei paesi di arrivo», ha dichiarato Frontex a Pagella Politica

Inoltre, Il Post ha avuto accesso ai documenti interni che Frontex condivide con gli Stati membri dell’Ue e ha confermato che a partire da marzo 2022 l’agenzia ha eliminato dai propri documenti i riferimenti alle Ong come “pull factor”.

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