Il fact-checking di Draghi dopo l’incontro con i sindacati

Abbiamo verificato sei dichiarazioni della conferenza stampa del presidente del Consiglio, che ha commesso alcune imprecisioni
Pagella Politica
Nel pomeriggio del 12 luglio, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha tenuto una conferenza stampa a Palazzo Chigi per parlare dell’incontro tenuto in giornata con i segretari dei sindacati di Cgil, Cisl e Uil. Tra le altre cose, Draghi ha ribadito che non intende guidare un governo senza il Movimento 5 stelle, che da settimane minaccia di uscire dal governo, e ha annunciato che entro la fine di luglio sarà approvato un nuovo «corposo» provvedimento per sostenere famiglie e imprese.

Dall’andamento dell’economia alle misure del decreto “Aiuti”, abbiamo verificato sei dichiarazioni fatte in conferenza stampa da Draghi, che ha commesso alcune imprecisioni.

Come va l’economia italiana

«Complessivamente la nostra economia, anche rispetto a quelle di altri grandi Paesi dell’Eurozona, al momento sta andando meglio delle attese»

Qui Draghi esagera un po’, se si guardano i dati più aggiornati di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. Secondo le rilevazioni più recenti, pubblicate a giugno, nei primi tre mesi del 2022 il prodotto interno lordo (Pil) dell’Italia è cresciuto dello 0,1 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Tra le grandi economie dell’area euro, la Francia ha segnato un -0,2 per cento, la Germania un +0,2 per cento e la Spagna un +0,3 per cento. 

Nel complesso, la crescita è piuttosto contenuta, anche a causa della guerra in Ucraina, ma per quanto riguarda il nostro Paese, le stime preliminari di Eurostat, uscite ad aprile e maggio, parlavano di un calo del -0,2 per cento, poi rivisto al rialzo.

Al momento non sono ancora disponibili i dati per fare un confronto sul secondo trimestre del 2022. Di recente, in un rapporto sull’emissione di debito pubblico, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha scritto che tra marzo e giugno 2022 il Pil italiano ha registrato un’accelerazione, che renderebbe plausibile «raggiungere se non superare» una crescita del 3,1 per cento nel 2022 rispetto all’anno scorso, una percentuale più alta delle ultime previsioni fatte dall’Ue.

Le misure del governo contro i rincari

«Per famiglie e imprese abbiamo stanziato 33 miliardi di euro […] per l’aumento dei prezzi dell’energia»

A grandi linee, la cifra citata da Draghi è sostanzialmente corretta. Tra maggio 2021 e aprile 2022, il governo ha stanziato, con diversi provvedimenti, quasi 16 miliardi di euro per tagliare i costi delle bollette di luce e gas. A questi si aggiungono i circa 14 miliardi di euro del decreto “Aiuti”, approvato dalla Camera e ora in attesa di essere convertito in legge dal Senato. Considerando le risorse per tagliare le imposte sui carburanti, la cifra complessiva raggiunge e supera anche quella citata da Draghi.

Quanti sono i beneficiari del bonus da 200 euro

«Abbiamo sostenuto i redditi di 28 milioni di italiani tra pensionati, lavoratori dipendenti, autonomi con un contributo di 200 euro ciascuno»

Qui la cifra citata da Draghi è imprecisa. Per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie contro l’aumento dell’inflazione, il decreto “Aiuti” ha introdotto (articoli 31 e 32) un bonus da 200 euro, che sarà erogato in via eccezionale nel mese di luglio, a lavoratori dipendenti, pensionati e altre categorie, come i lavoratori domestici e quelli stagionali, che hanno un reddito annuale inferiore ai 35 mila euro lordi. Secondo la relazione tecnica del governo, la platea dei beneficiari è di circa 31,5 milioni di persone, per una spesa complessiva di 6,3 miliardi di euro. 

A questi beneficiari vanno poi aggiunti i lavoratori autonomi, su cui però c’è meno chiarezza. Secondo un dossier della Camera, i 500 milioni di euro stanziati dal governo per erogare il bonus da 200 euro agli autonomi potrebbero coprire una platea di circa 2,5 milioni di lavoratori, ma senza il decreto del Ministero del Lavoro che deve definire i limiti di reddito e le modalità per accedere al sussidio non si possono avere dati precisi.

I lavoratori non coperti dai contratti collettivi

«Oggi non tutte le categorie di lavoratori sono coperte dai contratti collettivi»

È vero. I contratti collettivi di lavoro sono stipulati tra i datori di lavoro, di solito organizzati in associazioni, e i sindacati, e, tra le altre cose, hanno l’obiettivo di garantire un trattamento comune a tutti gli occupati di un determinato settore. Nel nostro Paese, circa l’80 per cento dei lavoratori è coperto da un contratto nazionale, mentre il 20 per cento no.

Durante la conferenza stampa, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha dichiarato che il governo sta lavorando per introdurre un meccanismo che garantisca anche ai lavoratori non coperti da un contratto collettivo il minimo salariale stabilito per il loro comparto dal contratto collettivo più diffuso. Non si tratta di un salario minimo legale, con il quale si introdurrebbe per legge una soglia di retribuzione sotto la quale un datore di lavoro non potrebbe andare.

Il calo dei salari in Italia

«La retribuzione in termini reali […] negli ultimi 20-30 anni come abbiamo visto dai dati è diminuita»

È vero: secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), utilizzando come base i prezzi del 2020, negli ultimi 30 anni i salari reali medi degli italiani sono diminuiti di più di mille euro, il 3,6 per cento, passando da 28.800 euro a 27.800. Negli altri principali Paesi europei è successo il contrario: in Spagna i salari medi sono aumentati del 6 per cento, in Francia del 31 per cento e in Germania del 34 per cento.

L’accoglienza italiana dei rifugiati ucraini

«Oggi siamo a circa 160 mila rifugiati [ucraini in Italia]»

Secondo i dati più aggiornati del Ministero dell’Interno, al 6 luglio i rifugiati ucraini arrivati in Italia erano poco meno di 146 mila, una cifra più bassa di quella indicata da Draghi. Oltre 77.200 erano donne, quasi 23.000 uomini e oltre 45.600 minori.
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