Che cosa c’è in ballo nelle elezioni in Lombardia e Lazio

Il voto, previsto per l’inizio del 2023, sarà un banco di prova per le alleanze tra i partiti, in particolare quelli all’opposizione
ANSA/MATTEO CORNER
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A un mese e mezzo dal voto del 25 settembre, nel dibattito politico si è tornato a parlare con una certa insistenza di elezioni. Al centro della questione non c’è però tutto il territorio italiano, bensì due tra le sue regioni principali, il Lazio e la Lombardia, i cui cittadini nella prima metà del prossimo anno saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente e il Consiglio regionale.

L’attenzione su queste due tornate elettorali è alta e i partiti sono già al lavoro sulla campagna elettorale: tra possibili alleanze e candidati divisivi, non è da escludere che i due voti regionali possano influenzare anche la politica nazionale.

La Lombardia e il caso Moratti

Delle prossime elezioni regionali lombarde si parla già dal 26 settembre, il giorno dopo le elezioni politiche, quando il leader della Lega Matteo Salvini aveva confermato il suo supporto all’attuale presidente di centrodestra Attilio Fontana (Lega). In quell’occasione, Salvini aveva dato «per scontata» la disponibilità di Letizia Moratti, all’epoca vicepresidente e assessora regionale al Welfare, a supportare la ricandidatura di Fontana, ufficializzata il 9 novembre, del presidente uscente: «Mi aspetto fiducia e sostegno in Attilio Fontana», aveva detto Salvini in quell’occasione.

Le parole del segretario leghista facevano riferimento alle voci, sempre più insistenti, circa la volontà di Moratti di candidarsi alla presidenza della Regione Lombardia in contrapposizione allo stesso Fontana, aprendo anche alla possibilità di correre fuori dalla coalizione di centrodestra, con il sostegno di Azione e Italia viva, i due partiti guidati da Carlo Calenda e Matteo Renzi. Moratti è un’esponente di lungo corso del centrodestra lombardo e non solo: è stata ministra dell’Istruzione nel secondo e terzo governo Berlusconi e sindaca di Milano dal 2006 al 2011.

Nonostante la sua storia politica, il 2 novembre Moratti si è dimessa da vicepresidente e assessora al Welfare della Regione Lombardia, sancendo la definitiva rottura con Fontana e la giunta di centrodestra. Il 6 novembre ha annunciato la sua candidatura alla presidenza lombarda proprio con Azione-Italia viva: «Insieme con Carlo Calenda e Matteo Renzi ho condiviso l’avvio di un percorso che mi vedrà candidata alla presidenza di Regione Lombardia», ha scritto Moratti su Twitter.

Nel centrosinistra, il Partito democratico non ha ancora presentato un candidato. La Lombardia è considerata una roccaforte del centrodestra e dal 1995 la presidenza della Regione è sempre stata in mano a Lega e Forza Italia. Nel tentativo di cambiare questo scenario, nel centrosinistra si è parlato di una possibile alleanza con Azione e Italia viva, ma la candidatura di Moratti sembra aver chiuso le porte a questa eventualità. «Non c’è un solo motivo al mondo per cui il Pd debba candidare Letizia Moratti, ex ministra di Berlusconi ed ex assessora del leghista Fontana», ha dichiarato il segretario del Pd Enrico Letta il 7 novembre. Tuttavia, dalle aree più moderate del partito diversi esponenti hanno fatto appelli in favore dell’alleanza con Azione-Italia viva.

Il Pd, che è alle prese con l’organizzazione del Congresso nazionale che eleggerà il successore di Letta, è quindi alla ricerca di un candidato per le regionali lombarde. Tra i nomi papabili, c’era il neo senatore Carlo Cottarelli, che il 9 novembre ha ritirato il nome dalla corsa, l’ex sindaco di Milano ed europarlamentare Giuliano Pisapia e il sindaco di Brescia Emilio Del Bono (Pd).

Anche il Movimento 5 stelle non ha ancora espresso il nome del suo candidato presidente in Lombardia. Il partito di Giuseppe Conte non è molto radicato nella regione e anche alle ultime elezioni politiche il risultato ottenuto è stato più basso rispetto alla media nazionale. Secondo fonti stampa, però, la fine di una possibile coalizione con Azione e Italia viva potrebbe portare il Pd a costruire un’alleanza con il movimento in Lombardia.

In ogni caso, il Ministero dell’Interno non ha ancora comunicato una data ufficiale per le elezioni lombarde: la scadenza naturale dell’attuale legislatura è prevista per marzo 2023, ma il voto potrebbe essere anticipato o posticipato di un mese circa.

Il Lazio e le prove di coalizione

Se in Lombardia il centrodestra sembra essere in vantaggio, nel Lazio l’esito delle prossime elezioni regionali è meno scontato. La regione è stata sempre governata da coalizioni di centrosinistra, escluse le parentesi di Francesco Storace di Alleanza nazionale, presidente dal 2000 al 2005, e di Renata Polverini della Casa delle libertà, tra il 2010  e il 2013. 

L’esito delle ultime elezioni politiche sembrerebbe però riconsegnare il Lazio al centrodestra. Il 25 settembre, in Lazio Fratelli d’Italia ha superato il 30 per cento al Senato, un risultato superiore alla media nazionale, e quindi con tutta probabilità sarà il partito di Giorgia Meloni a esprimere il candidato di centrodestra per la presidenza della regione. Non è chiaro se Fratelli d’Italia punterà su un candidato civico, che possa raccogliere consensi anche al di fuori del partito, o su un esponente politico con più esperienza e radicato sul territorio. Il nome civico che circola maggiormente in questi giorni è quello del presidente della Croce rossa Francesco Rocca, che secondo indiscrezioni avrebbe già dato la sua disponibilità. Per quanto riguarda i politici i nomi più accreditati sono quello della deputata Chiara Colosimo e del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, entrambi di Fratelli d’Italia e considerati molto vicini a Meloni.

Per quanto riguarda il centrosinistra, invece, i nodi da sciogliere sono molti. L’attuale presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha dichiarato che firmerà le sue dimissioni da presidente il 10 novembre, per passare così alla Camera dei deputati, dove è stato eletto il 25 settembre. Le dimissioni dell’ex segretario Pd potrebbero anticipare di circa un mese la data delle elezioni laziali, prevista per fine marzo 2023. I partiti dell’opposizione al governo Meloni stanno considerando la possibilità di formare il cosiddetto “campo largo” e correre insieme nel Lazio, ma l’esito della trattativa è ancora incerto. L’alleanza tra Pd e Movimento 5 stelle, che nel 2018 ha portato alla rielezione di Zingaretti, è in bilico per la questione del termovalorizzatore di Roma, un’opera sostenuta dal Pd ma sul quale il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte ha posto una sorta di veto. Dal canto suo, il Partito democratico aveva proposto l’attuale vice di Zingaretti, Daniele Leodori, per dare continuità all’alleanza con il movimento, ma lo stesso Leodori ha espresso dubbi sul progetto, affermando che la sua disponibilità era relativa al «proseguimento dell’esperienza» di un campo largo, che però al momento «sembra più fragile».

Se l’alleanza con il Movimento 5 stelle dovesse saltare, il Partito democratico potrebbe guardare ad Azione e Italia viva, che sembrano aver individuato nell’attuale assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato il proprio candidato. Anche in questo caso, però, la strada verso una coalizione non sarà semplice, dal momento che un’alleanza nel Lazio con Azione-Italia viva metterebbe in discussione la presa di posizione del Pd sulla candidatura di Moratti in Lombardia.

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