I dati da far leggere a chi non ha ancora fatto la seconda e terza dose

Dall’Italia al Regno Unito, le stime più recenti mostrano che i vaccini restano fondamentali nel prevenire le forme gravi della malattia
ANSA/TINO ROMANO
ANSA/TINO ROMANO
Ad oggi nel nostro Paese il 14 per cento circa della popolazione totale non ha ricevuto la seconda dose di vaccino contro la Covid-19, mentre oltre il 34 per cento deve ancora ricevere la terza dose. E oltre il 4 per cento della popolazione non si è mai sottoposta alla vaccinazione, essendo guarita dalla malattia.

Nonostante ci siano dunque ancora molti cittadini che devono completare il ciclo vaccinale, da settimane la campagna italiana di vaccinazione si è praticamente fermata. Al rialzo dei contagi corrisponde sempre meno un aumento dei casi gravi, ma questo è dovuto in gran parte proprio ai benefici dei vaccini, che in base ai dati scientifici più recenti restano fondamentali per evitare un peggioramento della pandemia.

Che cosa dice l’Istituto superiore di sanità

Secondo le stime più recenti dell’Istituto superiore di sanità (Iss), in Italia tra il 4 febbraio e il 6 marzo una persona vaccinata con due dosi contro la Covid-19 da più di quattro mesi ha avuto il 65 percento di probabilità in meno di essere ospedalizzata dopo aver contratto il coronavirus rispetto a una persona che non si era vaccinata. La riduzione del rischio sale al 70 per cento tra i vaccinati da meno di quattro mesi e all’86 per cento tra quelli che hanno ricevuto la terza dose. Nella popolazione che ha fatto il richiamo, la riduzione del rischio arriva all’89 per cento per chi è sopra gli 80 anni. 

La probabilità rispetto a un non vaccinato di finire in terapia intensiva scende al 75 per cento per chi ha ricevuto la seconda dose da più di quattro mesi e al 76 per cento per chi lo ha fatto da meno di sei mesi (una differenza non statisticamente significativa). Il richiamo invece abbatte la probabilità di essere ricoverati in terapia intensiva del 91 per cento. Anche in questo caso la riduzione del rischio è maggiore tra le persone più anziane. 

Infine, una persona vaccinata da più di quattro mesi, contagiatasi tra il 28 gennaio e il 27 febbraio, ha avuto il 71 per cento in meno di probabilità di morire rispetto a una non vaccinata, dato che sale al 77 per cento tra i vaccinati da meno di quattro mesi. Tra chi ha fatto il richiamo il dato sale al 93 per cento. Tra gli over 80, che costituiscono la stragrande maggioranza dei decessi per Covid-19, le tre probabilità sono rispettivamente pari al 71 per cento, al 77 per cento e al 93 per cento.

I nuovi dati dal Regno Unito

La diffusione della variante omicron, che genera sintomi meno gravi di quelle precedenti, ha complicato la lettura dei dati sull’efficacia dei vaccini. È infatti aumentato il numero di ricoveri di persone che non sono entrate in ospedale per la Covid-19, ma che scoprono di essere positive al virus dopo essere state ricoverate per altri motivi. Si tratta della differenza tra i cosiddetti ricoveri “con” il coronavirus e quelli “per” il coronavirus, anche se in Italia non abbiamo dati affidabili su questo fenomeno.

Il 24 marzo, nel Regno Unito la Uk health security agency (Ukhsa) ha pubblicato le stime più aggiornate sull’efficacia dei vaccini nel prevenire il ricovero in ospedale considerando tre tipi di ricovero: quelli complessivi (prima colonna nella Tabella 1), i ricoveri di almeno due giorni per problemi respiratori (seconda colonna) e i ricoveri di chi ha avuto bisogno dell’ossigeno o della terapia intensiva (terza colonna).
Tabella 1. Stime sull’efficacia dei vaccini contro la Covid-19 – Fonte: Ukhsa
Tabella 1. Stime sull’efficacia dei vaccini contro la Covid-19 – Fonte: Ukhsa
In base a queste tre distinzioni variano anche le stime dell’efficacia dei vaccini.

Per esempio, tra gli over 65 che sono stati ricoverati almeno due giorni, l’efficacia della dose di richiamo del vaccino è del 78 per cento fino a sei giorni dopo la somministrazione, sale al 91 per cento tra i 14 e i 34 giorni per poi scendere all’85 per cento dopo 105 giorni (tre mesi). 

L’esclusione dei ricoveri “con” il coronavirus nel conteggio dei ricoverati fa aumentare l’efficacia dei vaccini in particolar modo tra chi ha tra i 18 e i 64 anni, dove i ricoveri incidentali sono più frequenti.

In conclusione

I dati settimanali dell’Iss continuano a mostrare che i vaccini sono estremamente efficaci nel prevenire le forme gravi della Covid-19, come l’ospedalizzazione, il ricovero in terapia intensiva e il decesso. La riduzione del rischio tra i casi gravi è abbastanza simile tra chi ha ricevuto la seconda dose da più o meno di quattro mesi, ma sale sensibilmente tra chi ha fatto la terza dose.

I dati britannici mostrano poi come l’efficacia contro l’ospedalizzazione possa cambiare in base alla definizione che si adotta di ricovero ospedaliero e come, a tre mesi dalla somministrazione della terza dose, la sua efficacia rimanga molto elevata tra la popolazione più anziana.
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