Sette grafici per capire la crisi demografica in Italia

Dal numero di abitanti all’età media, passando per le previsioni sul futuro, ecco una fotografia della popolazione italiana
ANSA
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Il numero degli abitanti in Italia è in continuo calo e la popolazione è sempre più anziana. Nascono meno bambini e i flussi migratori non sono sufficienti a bilanciare il saldo naturale della popolazione, ossia la differenza tra il numero dei nuovi nati e il numero dei morti. Dalle pensioni al sistema sanitario, passando per le abitazioni, questa crisi demografica ha – e avrà sempre di più – un impatto significativo sul nostro Paese.

Grafici alla mano, vediamo quali sono i numeri da conoscere e quali sono le previsioni per il futuro.

Il calo della popolazione

Secondo Istat, al 1° gennaio 2022 in Italia c’erano 58,9 milioni di residenti, di cui 30,2 milioni donne e 28,7 milioni uomini. Questa stima è stata elaborata dall’istituto nazionale di statistica sulla base dei dati più recenti ottenuti dalle indagini presso gli uffici di anagrafe e stato civile e dal censimento della popolazione. 

Per il quinto anno consecutivo la popolazione italiana è rimasta sotto i 60 milioni di abitanti, cifra che era stata raggiunta per sei anni, tra il 2012 e il 2017. Tra il 2022 e il 2021 l’Italia ha perso circa 253 mila abitanti (l’equivalente dell’intera popolazione di Venezia), un calo minore rispetto a quello dell’anno precedente, quando la riduzione della popolazione fu di 405 mila abitanti.

Il saldo naturale è ormai negativo da trent’anni, con due sole eccezioni, il 2003 e il 2006. Dal 1993, in Italia muoiono sistematicamente più persone di quante ne nascono. Per esempio, nel 2021, a fronte di 399 mila nascite, ci sono stati 709 mila decessi.

Le nascite sono sempre di meno

Il 2021 è stato il primo anno con meno di 400 mila nascite nella storia italiana e il settimo sotto la soglia delle 500 mila nascite. Il calo delle nascite è una dinamica in atto da molto tempo, anche se tra la metà degli anni Ottanta e gli anni Novanta si era parzialmente fermato, e tra il 1995 e il 2009 le nascite erano addirittura tornate a salire. Dal 2009 in poi sono invece tornate a calare più velocemente. 
Il tasso di fecondità totale, ossia il numero medio di figli per donna in età feconda (tra i 15 e i 49 anni), è pari a 1,25, lontano dalla soglia pari a 2 che permetterebbe di mantenere stabile la popolazione. Il nostro Paese è sotto questo livello ormai dal 1977. 

La popolazione sta invecchiando

Il minor numero di nascite sta portando a un progressivo invecchiamento della popolazione italiana. Nel 2020 l’età media italiana era di 46,2 anni, nel 2021 di 45,9 anni. Meno di vent’anni fa l’età media era di 41,9 anni. 

A livello geografico, la regione con l’età media più bassa è la Campania (43,6 anni), mentre quella più anziana è la Liguria (49,4 anni). La provincia più vecchia in assoluto è quella di Savona (50 anni di media), mentre le più giovani sono quelle di Napoli e Caserta (42,8 anni). Al Nord spicca il dato di Bolzano, molto sotto la media delle altre province settentrionali.
Le stime delle Nazioni Unite vanno dal 1950 al 2021 e suddividono la popolazione in cinque fasce d’età: 0-19 anni, 20-39, 40-59, 60-79 e over 80. I dati indicano che nel 1950, in Italia, i bambini e ragazzi tra gli 0 e i 19 anni rappresentavano il 35,4 per cento della popolazione, mentre oggi sono solo il 17,5 per cento. Il forte calo è avvenuto tra il 1980 e il 1995: in quei 15 anni gli under 19 sono passati dal 30 al 21 per cento. 

Le persone tra i 20 e i 30 anni sono invece scesi dal 35 per cento della popolazione al 21 per cento: in questo caso si è registrato un rapido calo a partire dal 1995 in poi. La fascia tra i 40 e i 59 anni era il 22 per cento nel 1950, ora è il 31 per cento, con un aumento pressoché costante.

Passando alle fasce più anziane, chi ha tra i 60 e i 79 anni era meno del 23 per cento nel 1950 e ora rappresenta circa il 31 per cento, con un aumento continuo nel tempo, così come gli over 80, che settant’anni fa erano circa l’1 per cento e ora sono circa il 7,5 per cento della popolazione.
Se si guarda la cosiddetta “piramide dell’età”, un grafico utilizzato in demografia per visualizzare la distribuzione della popolazione, si vede che quella italiana non assomiglia a una piramide. Si parla di piramide perché quando fu inventata, la base era molto più larga in quanto la popolazione era giovane. Se la forma è una piramide vuol dire che la popolazione è in crescita, se tende a essere quadrata vuol dire che non c’è crescita, mentre quando inizia ad assomigliare a un trapezio, come nel caso italiano, si è di fronte a un decremento della popolazione. 

Nel futuro non sarà meglio

L’Istat ha pubblicato anche gli scenari sulla popolazione italiana che prevedono che cosa accadrà entro il 2070. Per quell’anno i demografi dell’Istat stimano che in Italia ci saranno 47,2 milioni di abitanti, circa 12 milioni in meno rispetto a quelli che ci sono oggi.

Le stime indicano che fino al 2040 la popolazione calerà annualmente con un tasso tra lo 0,2 per cento e lo 0,3 per cento, mentre tra il 2040 e il 2050 il tasso sarà tra lo 0,3 e lo 0,5 per cento, poi fino al 2070 sarà superiore allo 0,6 per cento con punte dello 0,7 per cento intorno al 2060. Da quel punto in poi la popolazione continuerà a diminuire, ma con una velocità minore.

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