Che cosa è finito dentro al decreto “Aiuti bis”

Dalle misure contro il caro bollette al tetto degli stipendi dei manager pubblici, ecco i punti principali del provvedimento che dovrà ottenere il via libera definitivo del Senato
ANSA/GIUSEPPE LAMI
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Aggiornamento 20 settembre, ore 16:30 – Il Senato ha approvato con 178 Sì le modifiche al testo del decreto, che ora può essere convertito in legge.

Il 15 settembre, la Camera ha approvato il decreto “Aiuti bis”, con 322 voti favorevoli e 13 contrari. Il gruppo parlamentare Alternativa, formato da ex deputati del Movimento 5 stelle ha votato contro [1], mentre quello di Fratelli d’Italia si è astenuto. Il decreto – che contiene, tra le altre cose, una serie di misure urgenti per far fronte alla crisi energetica – dovrà ora passare dal Senato per una seconda lettura: durante l’esame a Montecitorio infatti il testo ha subito alcune modifiche, tra cui la soppressione di un articolo che puntava a introdurre una deroga al tetto degli stipendi dei manager della pubblica amministrazione. È bene ricordare che, per essere convertito in legge, un decreto-legge deve essere approvato da entrambe le camere nella stessa versione. 

Dalle misure contro il caro bollette ai nuovi fondi per le scuole, abbiamo messo in fila i punti più discussi e le principali novità nel testo approvato alla Camera.

Gli obiettivi del decreto

Il decreto “Aiuti bis” è stato approvato il 4 agosto dal governo Draghi e, prima di essere approvato dalla Camera, il 13 settembre ha ottenuto un primo via libera per la conversione in legge dal Senato. Come detto in precedenza, il decreto introduce «misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali», confermando, tra le altre cose, i bonus sociali per l’energia elettrica, ossia le agevolazioni sulle tariffe in base all’Isee per le persone a basso reddito, e azzerando gli oneri generali di sistema sulle bollette del gas e dell’energia elettrica.

In tutto, le risorse stanziate dal governo per il decreto “Aiuti bis” sono state pari a 17 miliardi di euro.

Il tetto degli stipendi dei manager pubblici

Al di là dei provvedimenti sulla crisi energetica, uno dei punti più discussi del decreto è stato quello riguardante gli stipendi dei manager della pubblica amministrazione. 

Durante il primo esame del decreto al Senato, era stato approvato un emendamento del senatore Marco Perosino (Forza Italia) che aveva inserito nel testo l’articolo 41-bis. Quest’ultimo puntava a introdurre una deroga al tetto degli stipendi per i dirigenti della pubblica amministrazione. Il tetto era stato stabilito per la prima volta nel 2011 dal governo Monti con il cosiddetto decreto “Salva Italia” e, all’epoca, prevedeva che lo stipendio dei dirigenti della pubblica amministrazione, come il comandante generale dei Carabinieri o il capo di un dipartimento ministeriale, non doveva superare lo stipendio del primo presidente della Corte di cassazione. Nel 2014, il governo Renzi ha fissato questo tetto alla soglia fissa di 240 mila euro lordi annui. 

L’emendamento presentato da Perosino e approvato al Senato puntava ad assegnare ad alcuni dirigenti della pubblica amministrazione, come i capi della polizia, delle forze armate e dei dipartimenti ministeriali, un «trattamento economico accessorio», ossia un’integrazione allo stipendio già percepito, in deroga al tetto dei 240 mila euro. Complice le proteste della maggior parte dei partiti, alla Camera il governo ha presentato un emendamento, poi approvato in Commissione Bilancio, che ha di fatto soppresso il tanto discusso articolo 41-bis.

La cessione dei crediti sul Superbonus

Un altro punto molto discusso del decreto “Aiuti bis” riguarda il cosiddetto “Superbonus 110 per cento”, l’agevolazione fiscale che permette la detrazione delle spese per la realizzazione di interventi per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica degli edifici. La detrazione, ottenibile tramite credito d’imposta, può essere ceduta dal contribuente direttamente al fornitore dei lavori oppure a un istituto finanziario. La norma, fortemente voluta dal Movimento 5 stelle, è stata messa in discussione dal governo Draghi per i ritardi nella concessione del credito e le truffe a esso collegate.

Durante l’esame del decreto “Aiuti bis”, il Senato ha approvato un emendamento al testo che limita la responsabilità sui crediti fiscali ceduti per i bonus edilizi solo in caso di «dolo o colpa grave». In poche parole, il provvedimento vuole velocizzare lo sblocco dei crediti allentando i controlli su chi si fa carico del credito di imposta: con l’approvazione dell’emendamento, in caso di frode o violazioni sui lavori edilizi, chi acquista il credito può essere ritenuto responsabile solo in caso di provato coinvolgimento nell’illecito. Questa modifica del testo del decreto “Aiuti bis” è stata confermata anche dalla Camera.

Ripartizione dei fondi del bonus psicologico

L’articolo 25 del decreto “Aiuti bis” stabilisce un aumento dei fondi riservati al cosiddetto “bonus psicologo”, il contributo per spese legate alla salute mentale, introdotto a febbraio con la conversione in legge del decreto “Milleproroghe” e le cui linee guida sono state pubblicate dal governo lo scorso giugno.

Durante il passaggio al Senato, è stato aggiunto un emendamento al decreto “Aiuti bis” che aumenta da 10 a 25 milioni di euro i fondi per il bonus per il 2022. La percentuale di fondi maggiore è riconosciuta alla Lombardia, cui spettano 4,2 milioni di euro, poi al Lazio con 2,4 milioni di euro e, al terzo posto, alla Campania, cui sono destinati 2,3 milioni di euro.

Nuovi fondi per le scuole

Durante l’esame parlamentare, nel testo del decreto “Aiuti bis” è stato aggiunto anche un articolo relativo al finanziamento alle scuole, che aumenta a 32 milioni di euro il Fondo per il funzionamento scolastico, istituito con la legge finanziaria del 2007

Le risorse saranno utilizzate per «contenere il rischio epidemiologico in relazione all’avvio dell’anno scolastico 2022/2023», e serviranno all’acquisto di «servizi professionali di formazione e di assistenza tecnica per la sicurezza nei luoghi di lavoro» e di «dispositivi di protezione, di materiali per l’igiene individuale e degli ambienti»

Smart working fino a fine anno

Il decreto “Aiuti bis” interviene anche sul tema dello smart-working. Un emendamento del Senato, poi confermato alla Camera, ha prorogato fino al 31 dicembre 2022 il diritto allo smart-working per i lavoratori fragili e i genitori di figli con meno di 14 anni. Il testo posticipa quindi a fine anno la modalità di lavoro agile, inizialmente prevista per queste categorie fino al 31 luglio.

[1] La votazione è la numero 54
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