Alleanza Pd-Azione: che cosa prevede l’accordo e qual è la posizione degli altri partiti

Dopo giorni di discussioni, i segretari Enrico Letta e Carlo Calenda hanno raggiunto un’intesa. Restano incerte le posizioni di Italia viva e di Impegno civico
Ansa
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Il 2 agosto, dopo alcuni giorni di trattative, i vertici del Partito democratico, di Azione e di Più Europa hanno raggiunto un accordo per un’alleanza di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 25 settembre (qui il testo integrale dell’accordo). Al momento, non è chiaro se la coalizione comprenderà anche altri partiti di centro: Italia viva, per esempio, non ha ancora ufficializzato la sua posizione, mentre Impegno civico, il nuovo partito fondato il 1° agosto dal leader del Centro democratico Bruno Tabacci e dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ex capo politico del Movimento 5 stelle, sembra indirizzato a un’alleanza con il centrosinistra, pur non avendo ancora raggiunto un accordo ufficiale.

Abbiamo fatto il punto della situazione sulle principali forze in campo.

L’alleanza tra Azione, Più Europa e Partito democratico 

La conferma di un’alleanza tra Pd, Azione e Più Europa è arrivata dopo diversi giorni di discussioni, causate soprattutto dal disaccordo del leader di Azione, Carlo Calenda, sulla possibilità di candidare nei collegi uninominali alcune «figure divisive», come per esempio il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, o il portavoce di Europa verde, Angelo Bonelli. 

Entro il 1° agosto Calenda avrebbe dovuto decidere se allearsi con il Pd oppure correre con una lista autonoma, insieme a Più Europa. La decisione è arrivata in realtà il giorno successivo, quando con una conferenza stampa congiunta Enrico Letta, segretario del Pd, e Calenda hanno annunciato che i rispettivi partiti faranno parte della stessa coalizione alle prossime elezioni. In particolare, i due segretari hanno deciso che i candidati nei collegi uninominali saranno decisi per il 70 per cento dal Partito democratico, e per il 30 per cento da Azione o Più Europa, al netto di altri eventuali partiti che dovessero entrare a far parte della coalizione. 

Letta, infatti, ha dichiarato che il Pd, a differenza di Azione, è ancora aperto al dialogo con altre forze politiche, senza precisare quali. «Abbiamo siglato un patto elettorale che sta all’interno di un accordo più largo, con altre componenti che a nostro avviso sono fondamentali», ha detto il 2 agosto, aggiungendo: «Il passo che abbiamo fatto oggi rende la nostra campagna elettorale e le prossime elezioni veramente contendibili».

Per quanto riguarda il programma, i tre partiti si sono impegnati a proseguire con le politiche del governo Draghi, portando a termine il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), a non aumentare il carico fiscale complessivo, a rivedere l’impostazione di alcune misure, come il reddito di cittadinanza e il Superbonus edilizio al 110 per cento, e a dare priorità all’approvazione di alcune leggi in materia di diritti civili, come lo ius scholae.

Di Maio, Tabacci e Impegno civico 

Come anticipato, il 1° agosto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ex capo politico del M5s, ha lanciato il suo nuovo partito di ispirazione centrista, Impegno civico, insieme al leader del Centro democratico Bruno Tabacci, ex democristiano e attuale sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio nel governo Draghi. 

Circa un mese prima, il 21 giugno, Di Maio aveva guidato una scissione dal Movimento 5 stelle – la più grande nella storia del Parlamento dal 1948 a oggi –, in dissenso con la linea del leader del partito, Giuseppe Conte. Da questa scissione sono nati due nuovi gruppi parlamentari, uno alla Camera e uno al Senato, chiamati Insieme per il futuro. Già in quell’occasione Tabacci aveva apprezzato l’iniziativa di Di Maio, tanto da decidere di mettere a disposizione il simbolo del proprio partito in Senato, per consentire la formazione del gruppo di Ipf. 

Inoltre, l’alleanza con il Centro democratico di Tabacci consentirà, con tutta probabilità, a Impegno civico di non dover raccogliere le 750 firme richieste dalla normativa attuale ai partiti di recente creazione per poter presentare le proprie liste. Tra l’altro, sfruttando lo stesso meccanismo, grazie alla federazione con Più Europa nemmeno Azione dovrà raccogliere le firme. Curiosità: a gennaio 2018, Tabacci aveva offerto il proprio simbolo a Più Europa consentendo alla neonata lista di Bonino di non dover raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni politiche che si sarebbero poi tenute a marzo. 

Al di là dei tecnicismi, il 1° agosto Di Maio ha detto (min. 1:27:20) che il suo partito si collocherà nel «fronte riformista», ossia quello del centrosinistra guidato dal Pd, che dovrà presentarsi «unito» alle elezioni politiche del 25 settembre. In queste ultime settimane, Di Maio ha incontrato non a caso diversi amministratori locali ed esponenti del centrosinistra, come il sindaco di Milano Giuseppe Sala, iscritto a Europa verde. Negli ultimi giorni, poi, il quotidiano La Verità aveva pubblicato l’indiscrezione secondo cui il Pd avrebbe scelto di candidare Di Maio nel collegio uninominale di Modena, in Emilia-Romagna, dove il centrosinistra è favorito. La notizia è stata però smentita sia da Enrico Letta su Twitter, sia dallo stesso Di Maio, ospite il 31 luglio della trasmissione di Rai3 In mezz’ora (min. -20:45). 

Il «terzo polo» di Matteo Renzi

Sin dalla caduta del governo Draghi, il leader di Italia viva Matteo Renzi si è detto pronto a correre anche da solo, soprattutto se il Pd avesse continuato a dialogare con partiti come Sinistra Italiana o politici come Luigi Di Maio, ora leader di Impegno Civico. «La sinistra apre la campagna elettorale candidando Di Maio e parlando di tasse. La destra di Salvini e Meloni la conosciamo: sovranisti e populisti. C’è un mondo che chiede di votare altro. Noi ci siamo #TerzoPolo», aveva scritto il 31 luglio su Twitter. In alternativa, Renzi aveva invitato Calenda ad allearsi con Italia viva – e quindi non con il Pd – per dare vita a una coalizione alternativa a centrodestra e centrosinistra.

L’annuncio dell’alleanza tra Pd, Azione e Più Europa potrebbe però cambiare le carte in tavola. Durante la conferenza stampa di lancio dell’accordo, infatti, il leader di Azione si è detto disponibile a un confronto con Italia viva, ma Renzi ha poi ribadito che non farà nessun patto «con chi ha votato contro Draghi», come Sinistra italiana, con cui invece il Pd non sembra aver interrotto il dialogo. «Prima della convenienza viene la Politica. Quello che gli altri definiscono solitudine, noi lo chiamiamo coraggio», ha scritto Renzi su Twitter.

Il 1° agosto, ospite a In Onda su La7, il segretario di Si Nicola Fratoianni ha detto che «l’agenda Draghi non è e non sarà il nostro programma», ma ha comunque invitato il Pd a «discutere di un’alleanza che metta insieme le forze politiche, per fermare la destra». 
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