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Zingaretti sbaglia mira sui tagli del governo Meloni a sanità e stato sociale

| 25 novembre 2022
La dichiarazione
«Le scelte del governo Meloni. Spesa in termini reali al 2025: sanità -14,3 per cento, stato sociale -13 per cento»
Fonte: Twitter | 23 novembre 2022
ANSA
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Verdetto sintetico
L’ex segretario del Pd è fuorviante.
In breve
  • Le due percentuali sono corrette, se si guarda come cambierà la spesa in rapporto al Pil in sanità e “altre prestazioni sociali” tra il 2022 e il 2025. TWEET
  • Ma le stesse previsioni di spesa sono contenute sia nella Nadef del governo Meloni sia nella Nadef del governo Draghi. Inoltre, si sta parlando dello scenario a legislazione vigente, che non tiene conto delle nuove misure che il governo metterà in campo nei prossimi mesi. TWEET
Il 23 novembre l’ex segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti ha criticato su Twitter le «scelte del governo Meloni», dicendo che entro il 2025 ridurranno le «spese in termini reali» in sanità del 14,3 per cento e quelle per lo «stato sociale» del 13 per cento. 

Abbiamo verificato e il presidente dimissionario della Regione Lazio, eletto deputato del Pd, è fuorviante, pur citando due percentuali corrette.

Da dove vengono i dati

Nel suo tweet, Zingaretti non ha indicato la fonte delle due percentuali, che con tutta probabilità sono ricavate dalla Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef), pubblicata nella sua versione rivista e aggiornata il 4 novembre dal governo Meloni. Secondo la Nadef, nel cosiddetto “scenario a legislazione vigente” – che tiene conto dei provvedimenti adottati fino al momento della pubblicazione del documento – tra il 2022 e il 2025 la spesa sanitaria in Italia passerà da un valore pari al 7 per cento del Pil al 6 per cento, un calo del 14,3 per cento, la percentuale citata da Zingaretti.

L’ex segretario del Pd non ha specificato che cosa intenda con «stato sociale», ma è probabile faccia riferimento alla spesa per “altre prestazioni sociali”, ossia quella per il welfare escluse le pensioni, che scenderà dal 5,9 per cento del Pil al 5,1 per cento. Un -13,5 per cento, vicino al -13 per cento citato da Zingaretti. Se si considerano tutte le “prestazioni sociali”, con anche le pensioni, la spesa in rapporto al Pil rimarrà di fatto stabile, passando dal 21,5 per cento al 21,6 per cento.

In valori assoluti, di quali cifre stiamo parlando? Nel 2022 il governo Meloni stima che la spesa sanitaria sarà pari a circa 134 miliardi di euro, che scenderà a oltre 129,4 miliardi nel 2025. La spesa in “altre prestazioni sociali” passerà invece da quasi 111,9 miliardi di euro a circa 109,1 miliardi. 

L’accusa dell’ex segretario del Partito democratico, secondo cui questi numeri vanno imputati alle «scelte del governo Meloni», è però fuorviante, per almeno due motivi.

Che cosa non dice Zingaretti

In primo luogo, anche la Nadef presentata in una prima versione a fine settembre dal governo dimissionario di Mario Draghi – sostenuto, tra gli altri, dal Partito democratico – conteneva cali di spesa di fatto identici a quelli della Nadef di Meloni. 

Per esempio, la Nadef di Draghi stimava un calo della spesa sanitaria in rapporto al Pil dal 7,1 per cento al 6,1 per cento (-14,1 per cento). In valori assoluti, le voci di spesa in sanità tra il 2021 e il 2025 nella Nadef di Draghi e in quella di Meloni sono identiche. La differenza dello 0,1 per cento della spesa in rapporto al Pil è dovuta al fatto che la Nadef di Meloni ha visto leggermente al rialzo le stime di crescita del Pil nel 2022 (+3,7 per cento rispetto al +3,3 per cento della Nadef di Draghi) e leggermente al ribasso quelle del 2023 (+0,3 per cento contro il precedente +0,6 per cento), mantenendo invariate le stime di crescita per il 2024 e il 2025. Il governo Draghi aveva motivato il calo della spesa sanitaria, che comunque rimarrà su valori più alti rispetto a quelli previsti prima della pandemia di Covid-19, «a ragione dei minori oneri connessi alla gestione dell’emergenza epidemiologica». 

Per quanto riguarda le “altre prestazioni sociali”, nella Nadef di Draghi si passava dal 5,9 per cento del 2022 al 5,1 per cento del 2025, le stesse percentuali contenute nella Nadef aggiornata dal governo Meloni. 

In secondo luogo, come abbiamo anticipato, le percentuali di spesa in questione fanno riferimento allo scenario a legislazione vigente. Qui rientrano «la revisione delle previsioni macroeconomiche» rispetto alla Nadef di Draghi e le «misure d’urgenza per il contrasto delle ripercussioni economiche derivanti dall’aumento dei prezzi energetici introdotte con i decreti del 19 e 20 ottobre», quindi prima dell’entrata in carica del governo Meloni, che si è insediato il 22 ottobre. Questo scenario non tiene conto, per esempio, delle risorse della legge di Bilancio per il 2023 (approvata dal Consiglio dei ministri, ma non ancora trasmessa al Parlamento) e delle misure che il governo, in carica solo da poco più di un mese, metterà eventualmente in campo nel futuro prossimo per aumentare, se ritenuto necessario, la spesa per le voci citate.

Il verdetto

Secondo Nicola Zingaretti, le «scelte del governo Meloni» causeranno entro il 2025 un taglio della spesa in sanità del 14,3 per cento e dello stato sociale del 13 per cento. 

Le due percentuali sono corrette, se si guarda come cambierà la spesa in rapporto al Pil in sanità e “altre prestazioni sociali” tra il 2022 e il 2025, ma la dichiarazione dell’ex segretario del Pd è fuorviante per almeno due motivi.

Le stesse previsioni di spesa sono contenute sia nella Nadef del governo Meloni sia nella Nadef del governo Draghi. Qui, inoltre, si sta parlando dello scenario a legislazione vigente, che non tiene conto delle nuove misure che il governo metterà in campo nei prossimi mesi.

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