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No, contro le trivelle non ha votato l’«86 per cento» degli italiani

| 10 novembre 2022
La dichiarazione
«Nel referendum del 2016, io avevo sostenuto il no alle trivelle, come quasi l’86 per cento dei veneti e degli italiani»
Fonte: Corriere della Sera | 10 novembre 2022
ANSA/ANDREA SOLERO
ANSA/ANDREA SOLERO
Verdetto sintetico
Il presidente della Regione Veneto è impreciso.
In breve
  • Al referendum abrogativo del 2016, l’86,4 per cento dei votanti si espresse contro il rinnovo delle concessioni per l’estrazione di gas e petrolio nei giacimenti esistenti a meno di 12 miglia dalla costa. TWEET
  • L’affluenza però si fermò al 32,1 per cento. Complessivamente, il 27,7 per cento degli aventi diritto votò contro le trivelle, mentre i restanti si astennero oppure votarono a favore. TWEET
Il 10 novembre, in un’intervista con il Corriere della Sera, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia (Lega) ha criticato l’annuncio del governo Meloni, sostenuto anche dal suo partito, di riattivare le attività di ricerca ed estrazione di gas naturale nel Mar Adriatico. Tra le altre cose, Zaia ha ricordato che nel 2016, in occasione del referendum abrogativo sulle trivellazioni, aveva sostenuto il «no alle trivelle, come quasi l’86 per cento dei veneti e degli italiani». «Oggi, confermare quel no è soltanto una questione di coerenza», ha aggiunto.

Davvero sei anni fa la grande maggioranza degli italiani aveva votato contro le trivelle? La cifra indicata da Zaia è corretta, ma omette un dettaglio importante.

Il referendum del 2106

Oltre sei anni fa, il 17 aprile 2016, i cittadini italiani sono stati chiamati alle urne per il referendum abrogativo sulle trivellazioni, per decidere se vietare, votando sì, il rinnovo delle concessioni per l’estrazione di gas e petrolio nei giacimenti esistenti entro le 12 miglia (circa 19,3 chilometri) dalla costa italiana. 

In quell’occasione, i partiti di centrodestra, e i leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni, si schierarono apertamente a favore del “sì”, dunque contro le trivelle, e anche Zaia – che al tempo era già presidente del Veneto – dichiarò chiaramente che avrebbe votato “sì” in varie interviste. Il Partito democratico, invece, aveva invitato all’astensione, con l’obiettivo quindi di evitare il raggiungimento del quorum, ossia la soglia minima di votanti necessaria per validare la votazione, pari al 50 per cento più uno degli aventi diritto. 

È vero, come ricordato da Zaia nell’intervista al Corriere della Sera, che a livello nazionale i “sì”, ossia i favorevoli al divieto, raggiunsero l’86,4 per cento dei voti, e un risultato molto simile fu raggiunto anche in Veneto. È sbagliato però affermare che questa percentuale corrispondesse a tutti «i veneti e gli italiani». Al referendum infatti partecipò solo il 31,2 per cento degli aventi diritto, e quindi il risultato non fu considerato valido perché non raggiunse il quorum. In Veneto, la soglia dei votanti fu leggermente più alta, pari al 37,9 per cento. 

In altre parole, sul totale degli aventi diritto, a livello nazionale circa il 27,7 per cento (ossia l’86,4 per cento del 32,1 per cento) degli aventi diritto di voto votò effettivamente per il “sì”, mentre il restante 72,3 per cento si astenne oppure votò “no”. 

Il verdetto

Secondo Luca Zaia, nel referendum abrogativo del 2016 «quasi l’86 per cento dei veneti e degli italiani» aveva votato contro le trivelle, L’affermazione è imprecisa: è vero che quasi l’86 per cento dei votanti si espresse contro la possibilità di rinnovare le concessioni per l’estrazione di gas e petrolio nei giacimenti esistenti entro le 12 miglia dalla costa italiana, ma l’affluenza si fermò al 32,1 per cento. 

In altre parole, il 27,7 per cento degli aventi diritto votò effettivamente contro le trivelle, mentre gli altri si astennero oppure votarono a favore.

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