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Il sottosegretario della Lega che non conosce la legge sulla cittadinanza italiana

| 06 luglio 2022
La dichiarazione
«In Italia lo ius soli è in qualche modo già previsto dall’articolo 9, comma 1, lettera f, della legge 92 del 1991»
Fonte: Omnibus – La7 | 3 luglio 2022
Pagella Politica
Verdetto sintetico
Il sottosegretario all’Istruzione sbaglia.
In breve
  • No, in Italia non è in vigore lo ius soli. TWEET
  • La specifica parte della legge citata da Sasso non prevede nessuna forma di ius soli. TWEET
Il 3 luglio, ospite a Omnibus su La7, il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione Rossano Sasso, deputato della Lega, ha criticato (min. 8:05) la proposta di legge sul cosiddetto “ius scholae” (dal latino, “diritto di scuola”), che chiede di riformare i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana. Secondo i promotori, la cittadinanza andrebbe concessa ai minori stranieri nati in Italia, o arrivati in Italia prima dei 12 anni di età, che hanno frequentato un ciclo di studi nel nostro Paese per almeno cinque anni.

Durante il dibattito in studio, Sasso ha dichiarato che in Italia esiste già una forma di ius soli (dal latino, “diritto del suolo”), in base al quale la cittadinanza italiana è concessa agli stranieri che nascono nel nostro Paese. La norma sarebbe contenuta, secondo il sottosegretario, all’«articolo 9, comma 1, lettera f, della legge 92 del 1991». 

Abbiamo verificato e Sasso dimostra di non conoscere bene come funziona la legge sulla cittadinanza italiana.

Che cosa dice la legge

La legge a cui ha fatto riferimento il sottosegretario all’Istruzione è la legge n. 91 del 5 febbraio 1992, e non la «legge 92 del 1991», come l’ha chiamata Sasso. Al di là di questa imprecisione, questa legge regola, da oltre trent’anni, il modo in cui viene concessa la cittadinanza italiana. 

L’articolo 9, comma 1, lettera f della legge non contiene in alcun modo un riferimento allo ius soli. Qui si legge infatti che la cittadinanza italiana può essere concessa «allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica». In base all’articolo 9.1, la concessione della cittadinanza in questo caso è poi subordinata al possesso, da parte dello straniero, di un’«adeguata conoscenza della lingua italiana».

Come abbiamo anticipato, lo ius soli è il metodo di acquisizione della cittadinanza in base al quale chiunque nasca sul territorio di un determinato Stato diviene cittadino di quello Stato. In Italia vale il principio dello ius sanguinis (dal latino, “diritto del sangue”), per cui si è cittadini italiani se si è discendenti di cittadini italiani.

Non è chiaro a che cosa volesse fare riferimento Sasso dicendo che «in Italia lo ius soli è in qualche modo già previsto». Al massimo, la legge italiana stabilisce (art. 4) che «lo straniero nato in Italia, che vi abbia  risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la  cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data».

Il verdetto

Secondo Rossano Sasso, deputato della Lega e sottosegretario all’Istruzione, «in Italia lo ius soli è in qualche modo già previsto dall’articolo 9, comma 1, lettera f, della legge 92 del 1991».

Sasso sbaglia: la legge italiana sulla cittadinanza (la n. 91 del 1992) non prevede lo ius soli. Di questa forma di concessione della cittadinanza non si fa nemmeno menzione nell’articolo specifico citato dal sottosegretario.
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