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Il decreto “Aiuti” toglie davvero 6 miliardi al Sud?

| 27 maggio 2022
La dichiarazione
«Il decreto Aiuti [...] è stato finanziato per 6 miliardi con risorse che per legge erano destinate al Sud. Quelle risorse vanno restituite con il vincolo di destinazione territoriale»
Fonte: Repubblica | 27 maggio 2022
ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI
Verdetto sintetico
Il vicesegretario del Partito democratico ha ragione, ma omette un dettaglio importante
In breve
  • Il decreto “Aiuti” è parzialmente finanziato con 6 miliardi di euro presi dal bilancio 2014-2020 del Fondo per la coesione e lo sviluppo, di cui l’80 per cento deve essere destinato al Sud. TWEET
  • Ma i 6 miliardi di euro dirottati sul decreto “Aiuti” verrebbero persi se fossero lasciati nel Fondo per la coesione e lo sviluppo, perché non spesi entro i tempi prestabiliti. TWEET
Il 27 maggio, pochi giorni dopo il trentennale della morte del magistrato Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992, il vicesegretario del Partito democratico Giuseppe Provenzano, ex ministro per il Sud nel secondo governo Conte, ha commentato il problema della mafia nel Meridione.

Tra le altre cose, l’ex ministro ha detto che il decreto “Aiuti”, approvato dal governo guidato da Mario Draghi, è un «primo passo» per aiutare le aziende in difficoltà ed evitare che diventino vittime dell’usura o della criminalità, ma ha poi ricordato che le sue misure sono finanziate «per 6 miliardi» di euro con «risorse che per legge erano destinate al Sud», e che quindi andrebbero restituite. 

Davvero il decreto “Aiuti” toglie 6 miliardi a fondi inizialmente destinati al Sud? Abbiamo verificato: le cose sono più articolate di come sembra.

Come è finanziato il decreto “Aiuti”

Il decreto “Aiuti” è stato approvato dal governo il 2 maggio e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 17 maggio, quando ha iniziato l’iter parlamentare alla Camera. Il testo contiene varie misure pensate per aiutare le famiglie e le imprese italiane a fronteggiare le conseguenze della crisi ucraina, con provvedimenti legati soprattutto all’energia, agli investimenti e alla produttività.

Il decreto può contare su risorse complessive per 14 miliardi di euro. Di questi, 6 miliardi – in particolare un miliardo all’anno tra il 2022 e il 2024, e 3 miliardi nel 2025 – saranno effettivamente presi (art. 56) dalle risorse originariamente destinate alla programmazione 2014-2020 del Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc), uno strumento finanziario che serve proprio a rimuovere gli equilibri economici e sociali tra le varie zone d’Italia. Per raggiungere quest’obiettivo, come spiegato dal sito del Ministero per il Sud, le risorse del Fsc devono essere destinate per l’80 per cento alle aree del Sud e per il restante 20 per cento a quelle del Centro-Nord.

Soldi sprecati?

Ma attenzione: come detto, le risorse che il governo intende spostare dal Fondo per lo sviluppo e la coesione al decreto “Aiuti” fanno parte della vecchia programmazione 2014-2020, oggi rimpiazzata dal nuovo piano 2021-2027. Si tratta quindi di fondi avanzati dallo scorso bilancio che, se non verranno opportunamente utilizzati entro il 31 dicembre 2022, rischiano di andare persi. Il decreto “Aiuti” posticipa questa scadenza di altri sei mesi, al 30 giugno 2023: se entro questa data non saranno ancora stati stipulati accordi giuridicamente vincolanti che mostrano in modo concreto come si intende utilizzare i fondi, le opere verranno definanziate e i fondi verranno spostati verso il decreto “Aiuti”. Nel caso in cui invece sia possibile chiudere gli accordi entro fine giugno 2023, il progetto finanziato con le risorse del Fsc potrà proseguire, così come i progetti che fanno parte del Pnrr. 

Nel caso in cui le risorse raccolte con questo meccanismo non riescano a coprire i 6 miliardi di euro necessari per il decreto “Aiuti”, si procederà a integrare la parte rimanente con i fondi della nuova programmazione 2021-2027 del Fsc. 

Il 7 aprile scorso la ministra per il Sud Mara Carfagna (Forza Italia) ha chiarito che al momento le risorse non utilizzate, e quindi a rischio definanziamento, del Fsc 2014-2020 ammontano a 12,8 miliardi di euro: più del doppio dei 6 miliardi necessari per il decreto “Aiuti”. Il Sole 24 Ore riporta che circa 6,8 miliardi dovrebbero essere utilizzati da qui al 30 giugno 2023, lasciando liberi ulteriori 6 milardi per il decreto “Aiuti”. 

È vero che se i fondi del Fsc devono essere spesi per l’80 per cento al Sud, quelli che saranno dirottati sul decreto “Aiuti” non avranno più un vincolo territoriale, e quindi potranno essere utilizzati su tutto il territorio nazionale. Dall’altro lato, però, se fossero lasciati nel Fsc, questi soldi rischierebbero di andare persi, perché non sono stati spesi entro i limiti di tempo previsiti dal Fondo stesso (e prorogati dal decreto “Aiuti”).

Il verdetto

Secondo l’ex ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, il decreto “Aiuti” è finanziato «per sei miliardi» di euro con risorse originariamente destinate alle regioni del Sud, che quindi andrebbero «restituite».

È vero che il decreto “Aiuti”, approvato dal governo il 2 maggio, prevede di ricavare 6 miliardi di euro tra il 2022 e il 2025 dai fondi destinati alla programmazione 2014-2020 del Fondo per lo sviluppo e la coesione, utilizzato per ridurre le differenze territoriali e di cui l’80 per cento deve essere speso al Sud. Le risorse dirottate, però, sono solo quelle che non verranno spese entro il 30 giugno 2023, e che altrimenti andrebbero perse.
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