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No, l’Italia non spende in sanità pubblica «meno di un quarto della media europea»

| 25 gennaio 2022
La dichiarazione
«Dal 2012 al 2019 abbiamo speso in sanità pubblica meno di un quarto della media europea»
Fonte: Facebook | 19 gennaio 2022
Ansa
Ansa
Verdetto sintetico
Il 19 gennaio il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni ha scritto su Facebook che l’Italia «investe troppo poco nella sanità pubblica». Secondo Fratoianni, infatti, tra il 2012 e il 2019 il nostro Paese ha speso in questo ambito «meno di un quarto della media europea».

Al di là del giudizio politico, la statistica citata da Fratoianni è corretta oppure no? Abbiamo verificato e il segretario di Si ha molto probabilmente fatto un po’ di confusione nell’interpretare i risultati di un recente ricerca.

Quando spende l’Italia in sanità

Secondo i dati Eurostat e Ocse, nel 2019 la spesa sanitaria in Italia si è aggirata intorno ai 155 miliardi di euro, una cifra pari all’8,7 per cento del Prodotto interno lordo (Pil). Questa percentuale è stata più alta dell’8,3 per cento registrato in media tra i 27 Paesi membri dell’Unione europea (Grafico 1).
Grafico 1. Spesa in sanità in rapporto al Pil, anno 2019 – Fonte: Eurostat e Ocse
Grafico 1. Spesa in sanità in rapporto al Pil, anno 2019 – Fonte: Eurostat e Ocse
Se si prende in considerazione soltanto il finanziamento pubblico alla sanità, attraverso il gettito fiscale o gli schemi assicurativi sanitari obbligatori, la percentuale italiana scende al 6,4 per cento del Pil, contro il 6,1 per cento europeo. In cima alla classifica nel 2019 c’erano Germania (9,9 per cento) e Francia (9,4 per cento), mentre la Spagna – il quarto grande Paese Ue – si attestava sui livelli italiani (6,4 per cento).

Dunque non sembra vero sostenere, come fa Fratoianni, che l’Italia spende «meno di un quarto della media europea» in sanità pubblica. Tuttavia, nel suo post su Facebook, il segretario di Sinistra italiana ha fatto riferimento a un arco temporale più ampio (2012-2019), citando molto probabilmente in maniera erronea alcune elaborazioni presentate il 19 gennaio 2022 nel diciassettesimo Rapporto sanità realizzato dal Centro per la ricerca economica applicata in sanità (Crea). Quest’ultimo è composto soprattutto da ricercatori dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e dell’Università Telematica San Raffaele di Roma.

Che cosa dicono i conti del Crea

Come spiega una scheda stampa, allegata al rapporto e inviata a Pagella Politica dal Crea, i ricercatori hanno calcolato che tra il 2012 e il 2019 (il periodo di riferimento citato da Fratoianni) a livello europeo la spesa in sanità pubblica «è cresciuta a un ritmo del 3,3 per cento medio annuo contro lo 0,8 per cento medio annuo italiano». La crescita italiana è stata dunque pari a circa un «quarto» di quella europea. Molto probabilmente, è questa la proporzione a cui Fratoianni ha voluto fare riferimento sui social, confondendo però l’aumento della spesa negli ultimi anni con la spesa complessiva.

Va però aggiunto che la percentuale del 3,3 per cento non è stata calcolata a partire da tutti e 27 i Paesi Ue, ma soltanto dai 14 Paesi membri dell’Unione europea prima del 1995 (i cosiddetti “Paesi dell’Europa occidentale”). Sulla base di questi numeri, Fratoianni avrebbe dovuto dunque dire che tra il 2012 e il 2019 la spesa italiana in sanità pubblica è cresciuta di circa un quarto rispetto agli aumenti registrati in media nei 14 Paesi membri da più tempo dell’Ue.

I ricercatori del Crea hanno inoltre calcolato che nel 2020, malgrado l’accelerazione dei finanziamenti pubblici arrivati con la pandemia, «la crescita italiana è rimasta ancora inferiore di 1,5 punti percentuali rispetto alla media europea».

Il verdetto

Secondo Nicola Fratoianni, dal 2012 al 2019 l’Italia ha speso «in sanità pubblica meno di un quarto della media europea». Abbiamo verificato e il segretario di Sinistra italiana ha fatto molto probabilmente confusione nel presentare un recente rapporto di un centro di ricerca che si occupa di sanità.

In base alle statistiche più aggiornate, l’Italia spende infatti in sanità pubblica una percentuale in rapporto al Pil (6,4 per cento) superiore alla media registrata nei 27 Paesi dell’Ue.

Ma secondo le elaborazioni del Crea, tra il 2012 e il 2019 la spesa italiana in sanità pubblica è aumentata in media dello 0,8 per cento l’anno, percentuale pari a circa un quarto del 3,3 per cento di aumento medio annuo registrato nello stesso periodo dai 14 Paesi che nel 1995 facevano già parte dell’Ue.

In conclusione, Fratoianni si merita un “Nì”.
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