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Davvero un lavoratore su cinque guadagna meno del reddito di cittadinanza?

| 15 luglio 2022
La dichiarazione
«Oltre un lavoratore italiano su cinque guadagna meno del reddito di cittadinanza»
Fonte: Facebook | 12 luglio 2022
Cosimo Martemucci/SOPA Images
Cosimo Martemucci/SOPA Images
Verdetto sintetico
La vicepresidente del Senato è imprecisa.
In breve
  • Secondo Inps, nel 2021 oltre il 23 per cento dei lavoratori pubblici e privati (esclusi gli agricoli, i domestici e gli autonomi) ha guadagnato meno di 9.360 euro l’anno, ossia 780 euro al mese. TWEET
  • Nel conto sono considerati anche i lavoratori che hanno lavorato per poche giornate l’anno. TWEET
  • Solo un beneficiario single su cinque del reddito di cittadinanza percepisce un assegno mensile tra i 600 e i 780 euro. TWEET
Il 12 luglio la vicepresidente del Senato Paola Taverna, una degli esponenti di primo piano del Movimento 5 stelle, ha scritto su Facebook che, secondo l’Inps, in Italia oltre un lavoratore su cinque «guadagna meno» del reddito di cittadinanza. Nelle stesse ore, questa statistica è stata riportata anche da altri colleghi di partito. 

Che cosa c’è di vero in questo numero? Abbiamo verificato.

Che cosa dice l’Inps

L’11 luglio l’Inps, l’istituto nazionale che si occupa della previdenza sociale, ha pubblicato il ventunesimo Rapporto annuale, che analizza la situazione del Paese, tra le altre cose, sulla base dei dati delle varie prestazioni erogate dall’istituto ai contribuenti. 

Nella relazione introduttiva del rapporto, firmata dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico, si legge che nel 2021 «la distribuzione dei redditi all’interno del lavoro dipendente si è ulteriormente polarizzata, con una quota crescente di lavoratori che percepiscono un reddito da lavoro inferiore alla soglia di fruizione del reddito di cittadinanza». «Per la precisione – prosegue la relazione – il 23 per cento dei lavoratori guadagna meno di 780 euro al mese, considerando anche i part-time». Il dato è stato ribadito dallo stesso Tridico il 12 luglio, in un’intervista al Corriere della Sera

Se si legge il Rapporto annuale, però, la percentuale del 23 per cento non è presente. In due passaggi il documento dice genericamente che l’anno scorso c’è stata «una quota crescente di lavoratori che percepiscono un reddito da lavoro inferiore alla soglia di fruizione del reddito di cittadinanza». Da dove viene allora la percentuale del «23 per cento» citata da Tridico, e arrotondata da Taverna con «oltre un lavoratore italiano su cinque»?

L’ufficio stampa dell’Inps ha spiegato a Pagella Politica che in effetti la statistica del «23 per cento» non è contenuta nel nuovo Rapporto annuale dell’istituto, ma è stata ricavata dall’Inps prendendo in considerazione le retribuzioni del 2021 dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, escludendo i lavoratori domestici, quelli agricoli e gli autonomi. Secondo l’Inps, come ha sottolineato il suo ufficio stampa a Pagella Politica, l’anno scorso «4.481.559 lavoratori su un totale di 19.268.362 lavoratori dipendenti privati e pubblici con almeno una giornata lavorata nell’anno» rientravano nella classe di importo delle retribuzioni sotto i 9.360 euro annui. Per la precisione, stiamo dunque parlando del 23,3 per cento dei lavoratori. «È da tenere presente – ha evidenziato l’Inps – che questo dato comprende sia i lavoratori part-time, sia i lavoratori cosiddetti part-year, ossia quelli che hanno lavorato per poche settimane o poche giornate nell’anno». Al momento, sul sito dell’Inps sono disponibili i dati aggiornati al 2020, ma l’uscita con la serie completa fino al 2021 «è prevista per fine anno».

Perché si parla del reddito di cittadinanza

In tutto questo discorso, che cosa c’entra il reddito di cittadinanza? Se si dividono i 9.360 euro citati in precedenza per i dodici mesi dell’anno, si ottengono 780 euro. Questa cifra è l’importo massimo che un nucleo familiare composto da una singola persona può percepire ogni mese grazie al reddito di cittadinanza. Il beneficio economico dei 780 euro è composto da due parti: 500 euro integrano il reddito del nucleo familiare, mentre 280 euro sono concessi al massimo per integrare le spese di affitto. 

Non tutti però i beneficiari single del reddito di cittadinanza percepiscono 780 euro al mese. Secondo i dati dell’Inps, circa il 26 per cento dei beneficiari che compongono da soli un nucleo familiare percepiscono meno di 400 euro al mese, il 55 per cento circa tra i 400 e i 600 euro e oltre il 19 per cento (circa 102 mila persone) tra i 600 euro e i 780 euro.

Il verdetto

Secondo Paola Taverna, «oltre un lavoratore italiano su cinque guadagna meno del reddito di cittadinanza». Abbiamo verificato e la dichiarazione della vicepresidente del Senato e senatrice del Movimento 5 stelle è imprecisa.

Secondo l’Inps, nel 2021 il 23,3 per cento dei lavoratori dipendenti pubblici e privati (esclusi quelli domestici, agricoli e autonomi) aveva una retribuzione annua inferiore ai 9.360 euro, ossia 780 euro al mese. Qui sono presi in considerazione anche i lavoratori che hanno lavorato per pochi giorni l’anno. 

I 780 euro sono la soglia massima mensile di cui può beneficiare un nucleo familiare composto da una sola persona grazie al reddito di cittadinanza. In realtà, solo un beneficiario single su cinque al momento prende tra i 600 e i 780 euro di sussidio mensile.
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