Pubblicato: venerdì 29 ottobre 2021
Photo: Ansa
Chi ha ucciso il ddl Zan?

Il 27 ottobre il Senato ha approvato la cosiddetta “tagliola” per il ddl Zan, il disegno di legge sul contrasto all’omotransfobia, bloccandone di fatto l’iter parlamentare.

Complice il voto segreto, le forze politiche si sono incolpate a vicenda di aver contribuito ad affossare il provvedimento. Il Partito democratico e il Movimento 5 stelle hanno accusato Italia viva e il centrodestra, che a loro volta hanno attaccato il centrosinistra.

Com’è andata davvero la votazione? E che cosa si rinfacciano adesso i partiti? Abbiamo analizzato quali sono i numeri e le opinioni principali sulla vicenda.

– Leggi anche: Il ddl Zan è davvero morto?

I numeri del voto

Come abbiamo spiegato più nel dettaglio in un’altra analisi, il 27 ottobre il Senato ha approvato a scrutinio segreto la richiesta di Lega e Fratelli d’Italia di non passare all’esame degli emendamenti sul ddl Zan: l’esito positivo del voto ha bloccato l’iter parlamentare della legge.

I senatori votanti sono stati 287, 11 gli assenti non giustificati, 21 quelli in congedo o in missione (i cosiddetti “assenti giustificati”). Alla fine delle votazione, i favorevoli a bloccare l’approvazione del ddl Zan sono stati 154, i contrari 131, mentre due sono stati i senatori che si sono astenuti. Lo scarto è stato dunque di 23 voti.

Di fronte a un centrodestra che, a parte singole defezioni, possiamo presumere sia stato compatto a favore della “tagliola”, tra le file del Pd – ma anche di M5s e Italia viva – è partita la caccia ai propri “franchi tiratori”, ossia i senatori che hanno tradito la linea del centrosinistra.

A causa del voto segreto è evidentemente impossibile sapere quale sia il numero preciso dei “franchi tiratori” e la loro identità. Come riportato anche da fonti stampa, le stime su questo punto sono incerte e molto diverse tra loro. Provenendo per lo più dai partiti stessi, non sono dunque del tutto affidabili.

Quel che è certo è che sull’esito del voto hanno pesato gli assenti giustificati e non, in particolare del centrosinistra e del gruppo Misto.

Dei 21 senatori in missione sei erano del Misto, nove tra Pd, M5s e Italia viva, cinque del centrodestra (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia) e uno del gruppo Autonomie. Gli assenti sono stati invece 11: dieci del Misto e uno di Italia viva.

In base a questi numeri e alla composizione del Senato, i presenti del Pd sono stati 48, quelli del M5s 70, quelli di Italia viva 14. Nel centrodestra 21 sono stati i presenti di Fratelli d’Italia, 47 quelli di Forza Italia e 62 quelli della Lega.

Al netto dei pochi numeri certi, le forze politiche si sono addossate a vicenda le colpe di aver contribuito ad affossare il ddl Zan.

Per il Pd la colpa è del centrodestra e di Italia viva

Dopo l’esito del voto che ha approvato la “tagliola” sul ddl Zan, il Partito democratico ha in generale scaricato le responsabilità di questo risultato sul centrodestra, da sempre contrario al disegno di legge, salvo alcune eccezioni. Ma soprattutto su Italia viva, che nel corso degli ultimi mesi aveva scelto una linea di dialogo con il centrodestra e aveva presentato anche richieste di modifica del provvedimento.

Uno dei primi ad accusare direttamente Italia viva è stato il segretario del Pd Enrico Letta, che in un’intervista del 28 ottobre a Radio Immagina si è detto «perplesso» delle posizioni di Italia viva, affermando in seguito che con il partito di Renzi «si è sancita una rottura, anche di fiducia, a tutto campo». Letta non ha però risparmiato critiche al centrodestra, in particolare a Forza Italia, che secondo il segretario Pd si sarebbe allineata alle posizioni di Lega e Fratelli d’Italia, da sempre strenui oppositori del ddl Zan.

Alla presa di posizione di Letta è seguita quella dello stesso Alessandro Zan, deputato del Pd e primo firmatario del ddl contro l’omotransfobia. «Iv ha scelto i sovranisti. Ha scelto l’Ungheria e la Polonia. Ha scelto chi si spellava le mani per applaudire all’odio», ha scritto il 28 ottobre Zan su Twitter, alludendo al fatto che i “franchi tiratori” siano stati per lo più i senatori di Italia viva.

Le prese di posizioni di Letta e Zan sono state confermate da Simona Flavia Malpezzi, capogruppo del Pd al Senato. «Mi spiace che al Senato i renziani abbiano cambiato idea. È da lì che il ddl Zan ha cominciato a indebolirsi, molto prima del voto dell'aula», ha affermato il 29 ottobre in un’intervista a Repubblica la capogruppo Pd.

Italia viva accusa Pd e M5s

Alle accuse del Pd non si è fatta attendere la replica dei principali esponenti di Italia viva. Il 28 ottobre il deputato Luigi Marattin ha invitato il Partito democratico e Letta «a sciacquarsi la bocca».

Marattin ha quindi difeso l’azione dei renziani, che quando erano a capo del Partito democratico, nella scorsa legislatura, hanno approvato le unioni civili, «l’unico risultato concreto per la comunità omosessuale».

Sia il deputato di Iv che, in seguito, la sua collega Maria Elena Boschi hanno sostenuto che Italia viva non è la causa dell’affossamento del ddl Zan. «La legge è fallita per l’arroganza di chi come Zan ha respinto l’accordo. Non è un problema di Ungheria ma di matematica», ha scritto il 28 ottobre Boschi su Twitter.

La sera del 28 ottobre il leader di Italia viva Matteo Renzi ha accusato Pd e M5s di essere i responsabili morali della bocciatura del ddl Zan, perché sapevano di non aver i numeri per approvare da soli la legge.

Il centrodestra critica l’«arroganza» del centrosinistra

Dal canto suo, dopo l’esito del voto al senato sul ddl Zan, il centrodestra ha puntato il dito contro Pd e M5s.

Il 27 ottobre il segretario della Lega Matteo Salvini ha affermato che è stata «punita l’arroganza di Letta», che «ha rifiutato ogni dialogo e ogni proposta di cambiamento arrivate dalle famiglie, dalle associazioni, dal Papa e da esponenti del mondo Lgbt e femminista».

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha precisato che la maggior parte dei franchi tiratori contro il ddl Zan sarebbe arrivata proprio dalle file di M5s e Partito democratico.

La presidente di FdI ha poi fatto notare su Facebook che il senatore del Pd Tommaso Cerno, «omosessuale dichiarato», ha criticato aspramente il suo stesso partito sul ddl Zan.

Più complessa la posizione di Forza Italia, come detto molto criticata da Letta e dal Pd per la scelta di votare a favore della “tagliola”.

Silvio Berlusconi ha giustificato la linea di Forza Italia sostenendo che il ddl Zan è «un grave errore, perché non allarga la platea dei diritti e pone una grave questione di libertà». Al contrario di Salvini e Meloni, Berlusconi non ha addossato colpe né al Pd, né al M5s e né a Italia viva.

A farsi portavoce della linea dei senatori di Forza Italia è stata la capogruppo Anna Maria Bernini, che ha lamentato la scarsa disponibilità del centrosinistra di accogliere le proposte di modifica avanzate dal centrodestra.

Al contrario, in aperta opposizione con la linea del suo partito, il senatore Elio Vito ha votato contro la “tagliola” sul disegno di legge. Dopo l’esito del voto, Vito si è dimesso dal ruolo di responsabile del Dipartimento Difesa e sicurezza di Fi.

Il M5s si difende dalle accuse di Italia viva

Sul fronte del M5s uno dei primi a commentare la decisione del Senato sul ddl Zan è stato il leader Giuseppe Conte. Sul suo profilo Twitter l’ex presidente del Consiglio ha condannato gli applausi a fine seduta di chi ha votato a favore della “tagliola”. In riferimento al voto del Senato e ai franchi tiratori del centrosinistra Conte ha parlato di «sabotaggio», senza precisare però da parte chi.

Tra gli esponenti del M5s si è espresso anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ospite di Diritto e Rovescio su Rete 4 il 28 ottobre, Di Maio ha respinto le accuse provenienti da Italia viva e ha sostenuto che i franchi tiratori sul ddl Zan provengono dallo stesso partito di Renzi. «Ormai è chiaro che Italia viva sta andando verso il centrodestra», ha aggiunto Di Maio.

L’ex capo politico del M5s si è detto convinto che Italia viva stia cercando di trovare un accordo con il centrodestra in vista dell’elezione del presidente della Repubblica.

Su questa linea si è schierata anche la vicepresidente del Senato Paola Taverna. «Evidentemente, dato che a sinistra è fermo all’1 per cento, Renzi sta cercando elettori altrove. Se il tentativo a destra dovesse fallire, gli consiglierei di provare in Arabia Saudita», ha scritto su Twitter Taverna.

In conclusione

Il 27 ottobre il Senato ha approvato la “tagliola” sul cosiddetto “ddl Zan”, il disegno di legge contro l’omotransfobia. In questo modo, il Senato ha di fatto bloccato il processo di approvazione del disegno di legge respingendo la lettura degli emendamenti, come richiesto da Fratelli d’Italia e Lega.

Complice il voto a scrutinio segreto, i partiti si sono incolpati a vicenda tanto che nessuno sembra voler assumersi responsabilità sulla bocciatura del ddl Zan.

Pd e M5s hanno attaccato il centrodestra ma anche Italia viva, accusata di essersi piegata alla linea di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Questi ultimi hanno lamentato «l’arroganza di Letta» e del centrosinistra, secondo loro poco disponibili ad accogliere le proposte di modifica al ddl Zan avanzate dal centrodestra.

Anche Italia viva ha accusato Pd e 5stelle di eccessiva arroganza e poca disponibilità al dialogo, rimandando al mittente le accuse di tradimento.

Al netto delle opinioni dei singoli partiti, i numeri della votazione dimostrano che un ruolo importante è stato giocato dai senatori assenti e da quelli in missione, mentre a causa del voto segreto è impossibile stabilire con certezza l’identità dei cosiddetti “franchi tiratori”.

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