Il governo rischia di avere una maggioranza ristretta al Senato?

Nell’esecutivo ci sono 19 senatori: se per motivi istituzionali dovessero essere tutti assenti durante una votazione a Palazzo Madama, la coalizione di centrodestra non avrebbe la maggioranza assoluta in aula
ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI
Il 31 ottobre si è conclusa la composizione del governo guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con la nomina di otto viceministri e 31 sottosegretari, che si aggiungono ai 24 ministri. In totale, ora i membri del governo sono 63, di cui 45 (più del 70 per cento) hanno anche l’incarico di parlamentare.

Questo potrebbe essere un problema per la maggioranza di centrodestra. A causa dei loro impegni aggiuntivi, i parlamentari che svolgono ruoli di governo partecipano di meno alle sedute della camera a cui appartengono, facendo quindi mancare il loro voto a sostegno dell’esecutivo. Al Senato, dove la soglia della maggioranza assoluta è fissata a 101 voti, i senatori nel governo Meloni sono 19: se molti di questi dovessero essere assenti durante le votazioni, l’esecutivo potrebbe avere una maggioranza risicata.

Il problema del doppio ruolo

Chi ricopre incarichi di governo ed è anche parlamentare risulta in media meno presente alle riunioni e alle votazioni in Parlamento. Nella maggior parte dei casi, infatti, queste assenze sono dovute al maggior numero di impegni dovuti al proprio ruolo di governo e rientrano nelle cosiddette “missioni”, un termine del gergo parlamentare che definisce chi è impegnato in compiti istituzionali ricevuti dalla Camera o dal Senato o se è membro del governo. 

In base alle rielaborazioni di Pagella Politica sui dati pubblicati da Openparlamento, un sito che tiene traccia di tutti i lavori del Parlamento e dei suoi rappresentanti, durante la scorsa legislatura i 41 membri del governo Draghi che ricoprivano anche l’incarico di parlamentare avevano partecipato a circa il 42 per cento delle votazioni in Parlamento, meno della metà. Tra questi, i meno presenti sono stati i ministri, con circa il 27 per cento di presenze, un dato che sale al 49 per cento tra i sottosegretari e i viceministri. Questi dati sono ben al di sotto della presenza media di un parlamentare: nella scorsa legislatura, i deputati sono stati presenti in media al 70 per cento delle votazioni della Camera, un dato che sale all’80 per cento tra i senatori.

Numeri risicati al Senato

Il fatto che un membro del governo sia allo stesso tempo un parlamentare potrebbe essere un problema per il governo Meloni, soprattutto al Senato. 

Complessivamente, i membri dell’esecutivo guidato dalla leader di Fratelli d’Italia sono 63. Di questi, 45 sono anche parlamentari, più del 70 per cento: 17 sono ministri, sei sono viceministri, mentre 22 sono sottosegretari. Tra questi, 26 sono membri della Camera, mentre 19 sono membri del Senato. 

Proprio a Palazzo Madama potrebbero sorgere problemi: al Senato, infatti, i partiti della maggioranza di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati) che sostengono il governo Meloni possono contare al momento su al massimo 116 senatori, che scenderebbero a 97 se in una votazione dovessero essere assenti o in missione tutti e 19 i senatori che ricoprono un incarico nell’esecutivo. Si tratta certamente di un caso limite ma, se si dovesse verificare, il governo non avrebbe la maggioranza assoluta al Senato, fissata a 101 voti (con la riforma del taglio dei parlamentari i senatori sono infatti scesi a 200).

Alla Camera, invece, il governo può contare su una maggioranza più solida. Al momento, i partiti del centrodestra dispongono dei voti di al massimo 237 deputati, che scenderebbero a 211 se tutti e 26 i deputati con incarichi di governo dovessero mancare durante una votazione. In questo caso il governo avrebbe comunque la maggioranza assoluta dell’assemblea, fissata a 201 voti (i deputati sono 400), a meno che non ci siano ulteriori assenze da parte di altri deputati della maggioranza. 

Il 2 novembre, in un’intervista al Quotidiano nazionale, il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani (Fratelli d’Italia) ha comunque rassicurato che al Senato i numeri della maggioranza non sono in bilico. «La nostra è una maggioranza politica e ha il dovere di essere autosufficiente», ha dichiarato Ciriani. «Del resto, se uno è sottosegretario o viceministro non è che gli viene meno l’impegno di venire in aula per votare i provvedimenti».

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