Il Parlamento non è pronto per le elezioni anticipate

A causa del taglio dei parlamentari, vanno riformati i regolamenti di Camera e Senato: Palazzo Madama è a buon punto, Montecitorio no
ANSA
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Durante questi giorni di crisi di governo, uno degli scenari in caso di conferma delle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi prevede le elezioni anticipate, che si potrebbero tenere tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. 

Al momento, né il Senato né la Camera dei deputati sarebbero pronti al voto: a causa della riforma costituzionale del taglio dei parlamentari, confermata con un referendum a settembre 2020, i regolamenti delle due camere devono essere adattati alla riduzione del numero di deputati e senatori. Questo percorso non è però ancora concluso: se si andasse al voto senza che i regolamenti fossero riformati, le camere non riuscirebbero a lavorare nel modo corretto.

La questione dei regolamenti

A partire dalla prossima legislatura, dunque con le prossime elezioni, il numero dei parlamentari scenderà da 945 a 600: il numero dei deputati passerà da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200. Quali saranno le conseguenze di questo taglio sui lavori del Parlamento?

Sia la Camera dei deputati sia il Senato hanno un proprio regolamento interno, che, nel rispetto della Costituzione, contiene le norme sul funzionamento e l’organizzazione delle due camere, quelle sulle varie fasi del procedimento legislativo, e i doveri e i diritti dei parlamentari. Gli attuali regolamenti risalgono a circa 50 anni fa, al 1971, ma negli anni sono stati più volte modificati e aggiornati.

Da alcuni mesi, con l’avvicinarsi della fine della legislatura, si è fatta più urgente la necessità di adeguare i regolamenti di Camera e Senato sulla base dei 600 futuri parlamentari. Tra le altre cose, molti degli articoli dei due regolamenti contengono riferimenti a soglie numeriche, per formare nuovi gruppi parlamentari o chiedere votazioni speciali, che con la riduzione del numero di deputati e senatori rischiano di essere squilibrati. Per esempio, con l’attuale regolamento alla Camera per formare un gruppo parlamentare servono almeno 20 deputati, mentre la richiesta di un voto a scrutinio segreto deve essere presentata da almeno 30 deputati. Con il passaggio da 630 a 400 deputati, queste soglie rischiano di essere troppo alte. Al Senato, poi, ci sono 14 commissioni parlamentari, dove i disegni di legge vengono esaminati prima di andare in aula. Qui siede un numero ristretto di senatori, in proporzione con i rapporti di forza in aula: con il passaggio da 315 a 200 senatori, 14 commissioni rischiano di essere troppe per poter garantire un efficiente esame dei provvedimenti.

A che punto siamo

L’anno scorso, tutti i partiti hanno presentato le proprie proposte per aggiornare i regolamenti ed evitare problemi in vista della nuova legislatura. Le proposte sono state esaminate dalle Giunte per il regolamento (ne ha una la Camera e una il Senato), ma le modifiche ai regolamenti non sono ancora state approvate definitivamente. 

Partiamo dalla Camera, che sembra essere quella più indietro nei lavori. L’ultima volta che si è riunita la Giunta per il regolamento della Camera è stato lo scorso 27 aprile, dunque quasi tre mesi fa. In quell’occasione, l’oggetto della riunione era stato la «discussione sugli adeguamenti regolamentari conseguenti alla riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari». La scelta del presidente della Giunta, Roberto Fico, era stata quella di adottare come testo base per la modifica dei regolamenti un documento, frutto di un compromesso tra i partiti, a cui avevano lavorato Emanuele Fiano (Partito democratico) e Simone Baldelli (Forza Italia). Era stato inoltre fissato l’11 maggio come data di scadenza per la presentazione di eventuali modifiche al testo, ma dopo quella data la Giunta non si è più riunita.

Discorso diverso vale per il Senato, che invece è più avanti con la riforma del proprio regolamento. Il 12 e 13 luglio la Giunta per il regolamento, guidata dalla presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, si è riunita per concludere l’esame degli emendamenti alla proposta di modifica del regolamento, la cui base di partenza era stata il frutto di una sintesi operata da Roberto Calderoli (Lega) e Vincenzo Santangelo (M5s). Ora manca il voto finale dell’aula del Senato, che però non è ancora stato inserito nel calendario dei lavori di Palazzo Madama. Tra le novità principali del testo, ci sono la riduzione del numero di commissioni da 14 a 10, la ridefinizione di alcune soglie numeriche e l’introduzione di alcune norme per scoraggiare il cosiddetto “trasformismo parlamentare”. Il nuovo regolamento prevede infatti che i senatori che cambiano gruppo parlamentare di appartenenza nel corso della legislatura risulteranno poi non iscritti a nessun gruppo parlamentari, se entro tre giorni dalla loro uscita non abbiano aderito a un altro gruppo.
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