Che poteri hanno le commissioni d’inchiesta del Parlamento

Con il nuovo governo, la politica è tornata a parlare della necessità di indagare su come è stata gestita la pandemia di Covid-19. Quanto sarebbe utile una commissione sul tema? 
ANSA
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Il 25 ottobre, durante il suo primo discorso alla Camera da presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha espresso, tra le altre cose, diversi dubbi sulla gestione della pandemia da Covid-19 da parte dei governi precedenti, sulla quale «occorrerà fare chiarezza». «Lo si deve a chi ha perso la vita, mentre altri facevano affari milionari con mascherine e respiratori», ha affermato Meloni.

Le parole della presidente del Consiglio si riferiscono con tutta probabilità all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta per indagare sulla gestione medica ed economica della pandemia, un tema presente nel programma elettorale di Fratelli d’Italia e sul quale si discute da tempo. Durante la scorsa legislatura erano state presentate dieci proposte di legge che puntavano all’istituzione di questa commissione, con scarsi risultati. Nelle ultime settimane ne sono state presentate altre due, una della Lega e una del gruppo di Azione-Italia viva. Tra l’altro, Italia viva, il partito di Matteo Renzi, sostiene da tempo la necessità di un’indagine parlamentare per «sciogliere i dubbi su quello che non ha funzionato nella gestione dell’emergenza Covid» e di recente ha lanciato anche una petizione online sul tema. 

Ma che cos’è di preciso una commissione parlamentare d’inchiesta e che poteri ha? Quali sono le esperienze del passato e quali sono i costi? Una commissione di inchiesta sulla Covid-19 potrebbe essere utile? Abbiamo fatto un po’ di chiarezza.

Che cos’è una commissione d’inchiesta

Le commissioni d’inchiesta parlamentare sono organi interni della Camera e del Senato, previsti dall’articolo 82 della Costituzione, che si occupano di approfondire questioni di pubblico interesse e indagano con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Una commissione di inchiesta può quindi chiedere l’accesso a documenti, interrogare testimoni e disporre perquisizioni con lo scopo di fare luce su questioni di interesse nazionale. «A differenza dell’autorità giudiziaria, però, è bene tenere presente che le commissioni parlamentari d’inchiesta non accertano responsabilità penali, che dovranno essere invece stabilite dalla giustizia attraverso un processo», ha spiegato a Pagella Politica Mauro Volpi, professore di Diritto costituzionale all’Università di Perugia. 

In generale, le commissioni d’inchiesta possono essere monocamerali o bicamerali, ossia possono essere composte dai membri di una sola delle due camere o di entrambe, e la loro composizione deve rispecchiare la proporzione dei gruppi in Parlamento. Durante la scorsa legislatura, le commissioni d’inchiesta bicamerali erano cinque, quelle della Camera erano quattro, mentre quelle del Senato erano tre, e toccavano vari temi, dall’economia fino a specifici casi di cronaca.

Per costituire una commissione d’inchiesta, il Parlamento deve approvare una progetto di legge dove vengono precisati gli scopi, la composizione, i poteri, l’organizzazione interna e il tetto di spese per il funzionamento, che come tutti i progetti di legge deve ottenere il via libera sia della Camera che del Senato. Al termine dei lavori di una commissione d’inchiesta, che possono durare anche alcuni anni, i suoi rappresentanti presentano una relazione al Parlamento che può condurre o meno all’approvazione di nuove leggi o provvedimenti sul tema d’indagine.

Nella storia repubblicana le commissioni d’inchiesta formate dal Parlamento sono state oltre 80: la prima risale al 1951 ed era incentrata «sulla miseria in Italia e sui mezzi per combatterla», mentre altre hanno indagato su importanti fatti di cronaca, come la loggia massonica P2 (1981-1984), l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi (2003-2006) e il rapimento e la morte di Aldo Moro (2014-2018). 
Immagine 1. Invito alla conferenza per l’illustrazione dei risultati della prima commissione di inchiesta sulla miseria del 1953. Fonte: Camera dei deputati
Immagine 1. Invito alla conferenza per l’illustrazione dei risultati della prima commissione di inchiesta sulla miseria del 1953. Fonte: Camera dei deputati

Quanto costano e quanto lavorano

Visto il loro ampio raggio d’azione, le commissioni d’inchiesta hanno dei costi di gestione. Nell’ultimo progetto di bilancio per il 2022, tra consulenze, missioni e altre attività, la Camera ha previsto di stanziare 845 mila euro per le commissioni d’inchiesta, che scendono a 820 mila nelle previsioni di spesa per il 2023. Il Senato ne ha previsti invece 800 mila, sia per il 2022 che per il prossimo anno. 

Oltre ai fondi stanziati, il Parlamento rendiconta anche il numero di sedute comuni effettuate dalle singole commissioni e le ore di seduta totale. Nel 2022, fino al 12 ottobre, ultimo giorno della scorsa legislatura, la commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti si è riunita 34 volte e ha lavorato in totale 36 ore e 50 minuti, quasi quattro ore al mese. Discorso simile per quella sul sistema bancario e finanziario, che nell’ultimo anno si è riunita 47 volte in dieci mesi, per un totale di 36 ore e 5 minuti. Più attiva è stata invece la commissione d’inchiesta, istituita alla Camera, sulla morte di David Rossi, capo della comunicazione della banca Monte dei Paschi di Siena, che a marzo del 2013 venne trovato morto sulla strada su cui si affacciava il suo ufficio. Nel 2022, quest’ultima commissione si è riunita 50 volte in dieci mesi, per un totale di 101 ore e 35 minuti, più di 10 ore al mese. 

«Al netto dei costi e di quanto si riuniscono, nella storia repubblicana la maggior parte delle commissioni d’inchiesta non ha dato grandi risultati, fatta eccezione per alcuni casi, come quello della commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, presieduta da Tina Anselmi, che contribuì a far luce su quell’organizzazione eversiva, oppure quella sulla mafia, tuttora esistente», ha detto Volpi a Pagella Politica
Immagine 2. Il dibattito sulle conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 in un articolo del quotidiano l’Unità del 18 dicembre 1985. Fonte: Archivio storico l’Unità
Immagine 2. Il dibattito sulle conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 in un articolo del quotidiano l’Unità del 18 dicembre 1985. Fonte: Archivio storico l’Unità

Le proposte di una commissione di inchiesta sulla Covid-19

Come anticipato, dall’inizio della nuova legislatura sono state presentate due proposte di legge per istituire una commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid-19: la prima è stata depositata il 18 ottobre dal capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, mentre la seconda è stata avanzata dai deputati di Azione-Italia viva Davide Faraone e Maria Elena Boschi. I testi di queste due proposte non sono al momento pubblicamente disponibili. 

Durante la scorsa legislatura, però, erano state presentate dieci proposte simili: quattro da parlamentari del gruppo Misto, due da parte della Lega, due da Fratelli d’Italia, una da Forza Italia e una da Italia viva. Tutte queste iniziative hanno avuto scarsi risultati e solo per quella depositata dall’allora senatore di Italia viva Davide Faraone era iniziato l’esame in commissione. 

Le varie proposte per istituire una commissione di inchiesta sulla Covid-19 presentavano comunque alcune differenze tra loro: sei proposte, tre del gruppo Misto, una della Lega, una di Forza Italia e quella di Italia viva, chiedevano una commissione sulla gestione della pandemia; due proposte, una della Lega e una di Fratelli d’Italia, quest’ultima a prima firma Meloni, chiedevano una commissione d’inchiesta specifica sul mancato aggiornamento del piano pandemico, ossia il piano di risposta delle istituzioni italiane in vigore prima dell’inizio dell’emergenza sanitaria; una proposta del gruppo Misto chiedeva una commissione d’inchiesta sulla gestione della campagna vaccinale; mentre un’altra proposta di Fratelli d’Italia puntava a istituire una commissione specifica per indagare sull’attività della struttura del Commissario straordinario all’emergenza Covid-19. Quest’ultima era stata depositata ad aprile 2021 dal deputato Andrea Delmastro Delle Vedove, che insieme a Fratelli d’Italia si era scagliato più volte contro l’operato di Domenico Arcuri, Commissario all’emergenza Covid-19 durante il secondo governo Conte. 

«Al di là dei contenuti delle singole proposte, una commissione d’inchiesta sulla pandemia potrebbe essere utile, dato che potrebbe chiarire i motivi di alcune decisioni prese dalle autorità sanitaria, portare alla luce eventuali sprechi o altre passaggi tecnici che non hanno funzionato», ha sottolineato Volpi. «L’importante è che non venga utilizzata come un’arma di lotta politica, sia da una parte che dall’altra».

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