Le posizioni dei partiti sui referendum della giustizia

Dalla Lega al Movimento 5 stelle, ecco come voteranno le principali forze politiche in Parlamento sui cinque quesiti del 12 giugno
ANSA/LUCA ZENNARO
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Il 12 giugno i cittadini italiani andranno al voto per esprimere il proprio parere sui referendum abrogativi sulla giustizia promossi dalla Lega e dal Partito radicale. Gli elettori dovranno esprimersi su cinque quesiti: l’abolizione della cosiddetta “legge Severino”, che stabilisce l’incandidabilità di politici e amministratori locali condannati; la limitazione del procedimento di custodia cautelare, ossia la carcerazione preventiva prima della sentenza definitiva; la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; l’eliminazione delle firme per le candidature al Consiglio superiore della magistratura (Csm); e infine la possibilità per gli avvocati di contribuire alla valutazione dei magistrati. 

A meno di tre settimane dal voto, Lega, Forza Italia, Azione e Italia viva sono apertamente favorevoli a tutti e cinque i referendum, Fratelli d’Italia ha espresso dubbi su alcuni quesiti, il Partito democratico si è schierato per la libertà di voto, mentre il M5s è nettamente contrario. 

Dalla Lega a Italia viva, il fronte dei favorevoli

Tra i principali partiti italiani, la Lega è quello più favorevole ai referendum sulla giustizia. Come detto in precedenza, il partito di Matteo Salvini è infatti tra i promotori dei referendum.

Il 23 maggio, durante il consiglio federale del partito, Salvini ha ribadito il sì della Lega e ha annunciato per le prossime settimane centinaia di banchetti in tutta Italia per informare i cittadini sui referendum. Tra le altre cose, il 21 maggio, in un intervenuto all’assemblea regionale di “Lombardia ideale”, il movimento civico del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, Salvini aveva lamentato un «silenzio mediatico pazzesco» sui referendum. Tra marzo e aprile, però, lo stesso segretario della Lega aveva smesso di parlare sui social del voto referendario. In un’intervista al Corriere della Sera del 14 aprile, Salvini si era giustificato dicendo che i temi all’ordine del giorno in quel momento erano sostanzialmente la guerra in Ucraina, la Covid-19 e le bollette dell’energia. 

Oltre alla Lega, anche Forza Italia è favorevole a tutti e cinque i quesiti referendari sulla giustizia. Il 21 maggio, durante il suo intervento alla convention di Forza Italia a Napoli, il presidente del partito, Silvio Berlusconi, ha dichiarato che i referendum sulla giustizia sono «fondamentali» e il loro successo potrebbe «contribuire a cambiare davvero il rapporto fra lo Stato e il cittadino e fare dell’Italia un Paese più garantista e quindi più libero». 

Anche Italia viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda si sono espressi a favore di tutti e cinque i referendum.

I distinguo di Fratelli d’Italia

Tra i partiti che hanno espresso alcuni dubbi sui quesiti referendari c’è invece Fratelli d’Italia. 

A luglio 2021, la presidente del partito Giorgia Meloni si è schierata a favore della separazione delle carriere dei magistrati, dell’eliminazione delle firme per le candidature al Csm e della possibilità per gli avvocati di valutare l’operato dei magistrati, mentre si è detta contraria sia alla limitazione della custodia cautelare sia all’abolizione della “legge Severino”. 

La posizione di Meloni è stata sostanzialmente confermata il 20 maggio dalla deputata Carolina Varchi, capogruppo di Fdi in Commissione Giustizia alla Camera, in un’intervista a TgPlus, il telegiornale online della rete televisiva Cusano Italia tv. 

Il Pd per la libertà di voto

Venendo al centrosinistra, la linea del Partito democratico in merito ai referendum sulla giustizia è quella della libertà di voto. 

«Il Partito democratico non è una caserma e men che meno su questi temi. C’è la libertà dei singoli, essa rimane a maggior ragione per una materia come questa, così complessa, rispetto a quesiti molto diversi tra di loro», ha dichiarato il segretario del Pd Enrico Letta il 17 maggio durante il suo intervento alla direzione nazionale del partito. Pur sottolineando la libertà di voto, Letta ha comunque precisato che, a suo parere, «una vittoria dei sì in questi referendum aprirebbe più problemi di quanti ne risolverebbe». 

A differenza di Letta, alcuni esponenti del Pd si sono detti invece favorevoli ad alcuni dei cinque quesiti referendari. «Io ribadisco i miei tre sì: separazione delle carriere, custodia cautelare e legge Severino. Per affermare il valore della presunzione di innocenza e dei diritti della difesa», aveva scritto su Twitter il sindaco di Bergamo Giorgio Gori il 14 maggio. 

La contrarietà del M5s

Tra i principali partiti italiani, il Movimento 5 stelle è il più contrario ai referendum sulla giustizia. «I quesiti referendari sulla giustizia offrono una visione parziale e sicuramente sono inidonei a migliorare il servizio e a rendere più efficiente e più equo il servizio della giustizia», aveva detto tra le altre cose il presidente del M5s Giuseppe Conte il 16 febbraio, dopo la decisione della Corte costituzionale sull’ammissibilità dei referendum.

Nelle ultime settimane la contrarietà del M5s è stata ribadita anche da altri esponenti del partito. «Questi quesiti hanno un sapore propagandistico e non di sostanza. Andrebbero comunque a peggiorare il sistema giudiziario», ha dichiarato tra le altre cose la senatrice del M5s Alessandra Maiorino in un’intervista a Rainews24 il 13 maggio. Più nel dettaglio, Maiorino ha detto che i quesiti che preoccupano di più il M5s sono quello sull’abolizione della “legge Severino”, quello che punta a introdurre la possibilità per gli avvocati di contribuire alla valutazione dei magistrati e quello che vuole limitare la custodia cautelare.

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