Ora il governo dovrà nominare i vertici di molte società pubbliche

A breve scadranno i mandati degli amministratori delegati di alcune aziende controllate dallo Stato, tra cui Eni, Enel, Leonardo e Poste italiane. Il Ministero dell’Economia dovrà decidere se riconfermarli o sostituirli
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Concluse le procedure di insediamento e la nomina dei ministri, il governo guidato da Giorgia Meloni si prepara a un’altra tornata di nomine particolarmente delicate. Si tratta dei rinnovi dei consigli di amministrazione delle società partecipate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), alcune delle quali quotate in borsa e attive in settori strategici, come Eni, Enel e Leonardo. Sono oltre 60 le posizioni di vertice il cui mandato scadrà nel 2023, e dovranno essere rinnovati su proposta del Mef, guidato da Giancarlo Giorgetti (Lega).  

Come funziona il meccanismo di nomina e quali sono i nomi che iniziano a circolare? Abbiamo fatto il punto della situazione.

Come funzionano le nomine

In una società per azioni, il Consiglio di amministrazione (Cda) rappresenta l’organo amministrativo incaricato della gestione delle varie attività dell’azienda. Questo include, tra gli altri, anche l’amministratore delegato (Ad, noto anche con l’acronimo inglese “Ceo”), che ricopre la carica di livello più alto, il presidente della società ed eventuali dirigenti. 

Il Mef è azionista di maggioranza – quindi detiene una percentuale di quote superiore a quella di tutti gli altri azionisti – in sei importanti compagnie italiane quotate in borsa: Eni ed Enel, attive nel settore dell’energia; Enav, che si occupa di navigazione aerea per scopi civili; Leonardo, attiva nell’ambito della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza; Poste italiane e la Banca Monte Paschi di Siena. Il ministero controlla anche una serie di società strategiche con alcuni strumenti finanziari quotati in borsa, come l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa spa (Invitalia), la Cassa depositi e prestiti (Cdp), la Rai e le Ferrovie dello Stato (Fs). Infine, il Mef partecipa anche a società non quotate, come l’Agenzia nazionale politiche attive lavoro (Anpal), Cinecittà, Sogei e Pago Pa. 

Nelle sei società quotate in Borsa, la nomina dei membri del Consiglio di amministrazione avviene tramite il meccanismo del voto di lista, come stabilito dal Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, approvato nel 1998. Alla scadenza di una nomina, gli azionisti che possiedono una quota minima di partecipazioni, determinata dagli statuti delle varie società, possono presentare le liste in cui indicano i nomi proposti per i vari ruoli vacanti. 

Di conseguenza, generalmente per ogni società si avrà una “lista di maggioranza” presentata dal principale azionista (in questo caso il Mef) e una o più “liste di minoranza” presentate dagli altri azionisti. Le liste vengono votate durante l’assemblea degli azionisti e si procede selezionando la maggior parte dei membri del nuovo Cda dalla lista di maggioranza e una parte minoritaria da quella di minoranza più votata. La proporzione relativa alla provenienza dei vari membri cambia per ogni società. Per esempio, in Eni ed Enel sette amministratori su 10 saranno eletti dalla lista di maggioranza, in Leonardo due su tre, in Enav e Poste italiane tre su quattro. 

Al di là dei tecnicismi, il meccanismo del voto di lista fa in modo che, per le società in cui il Mef è il maggiore azionista, il governo possa sostanzialmente indicare molte delle principali cariche del consiglio di amministrazione, tra cui anche l’amministratore delegato e il presidente.

I ruoli in scadenza

Secondo Il Sole 24 Ore, sarebbero almeno 61 i ruoli di primo piano che scadranno nel 2023 all’interno delle sei società controllate dal Mef e quotate in borsa. Tra questi ci sono anche le posizioni di amministratore delegato per Eni ed Enel, al momento detenute rispettivamente da Claudio Descalzi e Francesco Starace. 

Descalzi è stato nominato per la prima volta nel 2014 dall’allora governo Renzi, riconfermato nel 2017 dal governo Gentiloni e nel 2020 dal secondo governo Conte, sostenuto dal Partito democratico e dal Movimento 5 stelle. Negli ultimi mesi, Descalzi ha accompagnato l’ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio in alcune visite in Paesi fornitori di gas, con l’obiettivo di chiudere nuovi accordi per indebolire la dipendenza energetica dalla Russia. Lo scorso anno, Descalzi è stato assolto dalle accuse di corruzione internazionale riguardanti alcune attività di Eni in Nigeria. 

Anche Starace, amministratore delegato di Enel, è in carica dal 2014 ed è quindi al terzo mandato consecutivo. Come riportato da varie fonti stampa, la prassi vorrebbe che gli amministratori delegati siano cambiati dopo tre mandati, ma non è detto che succederà: il governo Meloni potrebbe decidere di confermare sia Descalzi che Starace nei rispettivi ruoli. 

Poste italiane è invece guidata da Matteo Del Fante, nominato dal governo Gentiloni nel 2017 e poi riconfermato nel 2020. In precedenza, tra il 2014 e il 2017, è stato amministratore delegato di Terna, un’azienda attiva nel settore dell’energia elettrica, e dal 2010 al 2014 era direttore generale di Cassa depositi e prestiti, una società controllata all’83 per cento dal Mef. 

In scadenza è anche la carica di Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo dal 2017. Si tratta di un’azienda strategica, attiva nei settori della difesa e della sicurezza, che nel 2021 ha prodotto ricavi per oltre 14 miliardi euro. Profumo è stato a lungo considerato come vicino al centrosinistra, ma in un’intervista con il quotidiano Libero del 17 ottobre si è mostrato aperto anche verso il centrodestra, affermando per esempio che il governo Meloni «si farà e durerà», e che la destra potrà «dare un contributo nuovo» al Paese. 

Infine, l’amministratore delegato di Enav è Paolo Simioni, nominato dal secondo governo Conte nel 2020 e quindi al suo primo mandato, in scadenza nella primavera 2023. Monte dei Paschi di Siena, invece, è controllata in maggioranza dal Mef dal 2017, ma da anni si trova al centro di problemi e trattative per una sua privatizzazione, richiesta anche dall’Unione europea. La banca è attualmente guidata da Luigi Lovaglio, eccezionalmente entrato in carica come amministratore delegato nel febbraio 2022. Lovaglio ha sostituito Guido Bastianini, nominato nel 2020 ma poi rimosso anticipatamente dal ruolo con una decisione unanime del Consiglio di amministrazione. Il Cda di Monte dei Paschi dovrà comunque essere rinnovato interamente nel 2023.

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