La Giornata mondiale della cannabis, in quattro fact-checking

Si festeggia oggi in alcune parti del mondo: ecco i nostri articoli più letti sul tema
EPA/Daniel Sánchez
EPA/Daniel Sánchez
Il 20 aprile in alcuni Paesi del mondo, in particolare negli Stati Uniti, si celebra in via ufficiosa la Giornata mondiale dedicata alla cannabis. Il tema è tornato di forte attualità nel nostro Paese negli ultimi mesi, dopo che la Corte costituzionale ha bocciato il quesito referendario che chiedeva di legalizzare, tra le altre cose, la coltivazione della cannabis.

Vista l’occasione, abbiamo raccolto i quattro fact-checking più letti che abbiamo pubblicato sul tema negli ultimi anni.

È vero che la “cannabis light” è una droga?

In breve, la risposta è no: questa interpretazione, ripetuta spesso da esponenti di centrodestra, è sbagliata. ​​La cannabis light non si può infatti considerare come una sostanza stupefacente: i suoi effetti sono confrontabili con quelli di una forte camomilla, e sono molto inferiori a quelli di un sonnifero. È vero che con quantità elevate di cannabis light e strumenti appropriati è possibile produrre una sostanza stupefacente, ma a prezzi molto più elevati rispetto a quelli del mercato illegale. E discorso analogo si potrebbe fare con i semi di papavero, il caffè, il tè e il cioccolato.

È vero che la legalizzazione della cannabis creerebbe fino a 350 mila nuovi posti di lavoro?

La risposta è no. Da anni questo dato viene ripetuto dai favorevoli alla legalizzazione della cannabis, secondo cui si creerebbero quasi 300 mila posti di lavoro nella distribuzione nei coffee-shop e oltre 50 mila nella produzione. Dietro a questa cifra però ci sono una serie di assunzioni – dunque con un certo grado di incertezza – ma soprattutto un errore di calcolo che influisce molto sul risultato. Il dato corretto sui posti nella distribuzione sarebbe di oltre 30 mila posti di lavoro, con uno zero in meno. Questo non significa che la legalizzazione della cannabis non possa avere tra i suoi benefici la creazione di posti di lavoro, come mostrano esempi in giro per il mondo, e il conseguente aumento degli introiti per le casse dello Stato. Il dato sui 350 mila occupati in Italia, però, non sta in piedi.

È vero che l’Italia è prima nell’Ue per l’uso di cannabis tra i quindicenni?

La risposta è sì. Nel nostro Paese, il 27 per cento di studenti nella fascia 15-16 anni dice di aver fatto uso di cannabis almeno una volta nella vita, seconda percentuale più alta dietro la Repubblica Ceca. In Italia il 15 per cento dice inoltre di aver fatto consumo di cannabis nei 30 giorni precedenti l’indagine statistica (primo posto) e il 13 per cento nei 12 mesi precedenti (secondo posto).

È vero che se fosse passato il referendum sulla cannabis, sarebbe stato legale guidare «strafatti» di cocaina?

La risposta è no. Il quesito referendario proponeva di depenalizzare soltanto la coltivazione di una serie di sostanze stupefacenti, tra cui l’oppio, la cannabis, le foglie di coca e i funghi allucinogeni, ma non la loro produzione, raffinazione, estrazione o messa in vendita. In più, il quesito chiedeva di eliminare la sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida per chi «detiene sostanze stupefacenti o psicotrope» o ne fa «uso personale». Questo non significa assolutamente che se il referendum fosse stato approvato, si sarebbe potuto guidare sotto l’effetto di cocaina o cannabis: questa condotta sarebbe rimasta un reato, cioè sanzionata penalmente. Le norme che puniscono chi guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti non sarebbero state toccate dal referendum.
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