Finora le quarte dosi sono state un flop

In Italia le hanno ricevute circa un over 80 su dieci e quasi tre immunodepressi su dieci, con grandi differenze tra le regioni
Riccardo Fabi/Pacific Press
Riccardo Fabi/Pacific Press
In Italia la somministrazione della quarta dose di vaccino contro la Covid-19 è stata autorizzata a febbraio per la popolazione immunocompromessa e a metà aprile per gli over 80, gli ospiti delle Rsa e le persone tra i 60 e i 79 anni in condizioni di fragilità. 

Numeri alla mano, finora le quarte dosi – somministrate per aumentare la protezione dei vaccini contro le forme gravi della malattia – hanno raccolto adesioni molto basse, con grandi differenze tra le varie regioni.

Quanti l’hanno ricevuta

Ad oggi in Italia hanno ricevuto la quarta dose circa 802 mila persone: 227 mila sono persone immunocompromesse e 575 mila persone che avevano ricevuta la terza dose da oltre quattro mesi. Nel nostro Paese c’è infatti una distinzione sulla quarta dose tra chi è immunocompromesso e chi no. Per queste persone la terza dose viene considerata come completamento del ciclo vaccinale e la quarta dose come primo richiamo, mentre per la popolazione generale sono rispettivamente primo e secondo richiamo. Per semplicità, in questa analisi le considereremo equivalenti.

Finora la quasi totalità delle quarte dosi tra la popolazione generale è stata somministrata a persone con più di 80 anni. In questa fascia di età, ha ricevuto la quarta dose solo il 12,6 per cento della popolazione (che nel complesso conta circa 4,5 milioni di cittadini), mentre nella popolazione immunocompromessa la percentuale sale al 28,6 per cento.

Le differenze tra le regioni

La somministrazione delle quarte dosi non sta procedendo allo stesso ritmo nelle regioni italiane: alcune sono più avanti, altre parecchio più indietro. 

Tra gli over 80 che hanno ricevuto la terza dose da almeno quattro mesi, il Piemonte ha somministrato la quarta dose al 41 per cento di chi era idoneo. Al secondo posto c’è l’Emilia-Romagna, con il 28 per cento, e al terzo posto il Lazio, con il 16 per cento. Tra il 15 e il 10 per cento ci sono Lombardia, Toscana, Liguria, Campania, Abruzzo, la provincia autonoma di Trento e il Friuli-Venezia Giulia.

La peggiore regione in assoluto è la Calabria, con il 4,4 per cento di copertura degli over 80 idonei, ma anche Puglia, Sardegna e Sicilia non arrivano al 6 per cento.

Chi ha ricevuto la quarta dose tra gli immunocompromessi

Anche tra la popolazione immunocompromessa ci sono grandi differenze regionali. Il Piemonte è l’unica regione ad aver somministrato la quarta dose a tutta la popolazione immunocompromessa. Al 60 per cento troviamo invece la Valle d’Aosta e l’Emilia-Romagna, mentre tra il 30 e il 40 per cento ci sono Toscana, la provincia autonoma di Bolzano, Umbria e Campania. 

Le tre peggiori regioni – le uniche che non sono arrivate neppure al 10 per cento – sono Basilicata, Calabria e Molise. Tra le grandi regioni che non sono arrivare al 20 per cento ci sono Puglia, Lombardia e Veneto.

Perché si va così a rilento

Capire perché le somministrazioni delle quarte dosi stanno andando così a rilento non è semplice: ogni regione adotta infatti una strategia diversa. Innanzitutto, è probabile che stia pesando l’assenza di strutture e del personale per vaccinare, dopo che negli scorsi mesi sono stati chiusi molti centri vaccinali.

L’altra spiegazione risiede, probabilmente, nel fatto che la quarta dose non è percepita come urgente dalla popolazione e che quindi le persone non si stanno prenotando per riceverla. Per esempio, la netta distanza del Piemonte rispetto alle altre regioni è riconducibile dalla decisione di non far prenotare le persone ma di convocarle direttamente nel momento in cui diventano idonee per la quarta dose. 

Ma perché bisognerebbe andare più veloci? La protezione data da tre dosi di vaccino è alta, in particolar modo contro le forme gravi di Covid-19, ma quella contro l’infezione scende rapidamente. La quarta dose sembra riuscire ad alzare ulteriormente queste protezioni: secondo il principale studio condotto finora, la quarta dose in Israele avrebbe ridotto il rischio di morte del 78 per cento rispetto a chi ha avuto tre dosi.
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