Come il Movimento 5 stelle ha finanziato la sua campagna elettorale

Il partito di Giuseppe Conte è il solo che si autofinanzia, ma è anche l’unico tra i principali schieramenti i cui dati sulle donazioni ricevute si fermano a luglio
ANSA/ETTORE FERRARI
ANSA/ETTORE FERRARI
In vista delle elezioni politiche del 25 settembre, tutti i partiti hanno ricevuto donazioni per sostenere le spese della campagna elettorale. Rispetto alle altre forze politiche, però, il Movimento 5 stelle non ha – almeno stando agli ultimi dati disponibili – beneficiato di contributi provenienti da imprenditori e aziende private, finanziandosi quasi esclusivamente attraverso i versamenti mensili dei propri parlamentari e amministratori locali. 

I dati sui finanziamenti sono pubblicamente consultabili dall’elenco delle erogazioni versate a favore di partiti e movimenti politici, scaricabile dal sito della Camera. Oltre alle donazioni dei privati cittadini e delle imprese, sono riportate anche quelle effettuate regolarmente dagli eletti.

Le donazioni degli eletti

Nel documento pubblicato dalla Camera, il Movimento 5 stelle rendiconta le donazioni fatte dai parlamentari e dagli amministratori locali eletti dal partito. In base alle verifiche di Pagella Politica, dal 20 luglio, giorno delle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi, al 29 luglio, ultimo giorno in cui sono disponibili i dati, il Movimento 5 stelle ha raccolto 720 mila euro in donazioni, tutte provenienti dai parlamentari eletti nell’ultima legislatura, iniziata nel 2018.

Il dato disponibile è relativo solo ai primi nove giorni di campagna elettorale perché, in generale, il Movimento 5 stelle comunica alla Camera i contributi ricevuti circa due mesi dopo la loro erogazione. Indicativamente, quindi, i versamenti di agosto saranno disponibili non prima di fine ottobre.

In ogni caso, secondo il “Regolamento relativo al trattamento economico degli eletti” del Movimento 5 stelle, ciascun parlamentare eletto è obbligato a «versare una quota mensile pari a minimo euro mille per il mantenimento delle piattaforme tecnologiche, comunicazione e altre spese generali di funzionamento» e «restituire una quota forfettaria pari a minimo euro 1.500». Per i consiglieri regionali, invece, la quota mensile minima da versare è pari a 300 euro. 

La quota di 1.000 euro, così come previsto dallo statuto del partito, serve ad autofinanziare il partito, mentre quella da 1.500 euro è indirizzata a un fondo “restituzioni alla collettività”, gestito dai capigruppo parlamentari e destinato ad associazioni e onlus del terzo settore. Negli ultimi mesi, il mancato versamento di questa quota mensile da parte di alcuni parlamentari è stato al centro di varie polemiche all’interno del Movimento 5 stelle.

Il trattamento di fine mandato

Oltre al contributo mensile, lo statuto del Movimento  5 stelle prevede anche un “trattamento di fine mandato”, ossia una donazione obbligatoria da parte di chi ha svolto cariche elettive e non è più ricandidato. 

La donazione è commisurata alla durata del mandato, fino a un massimo di 15 mila euro per chi ha ricoperto cariche istituzionali per almeno cinque anni: a questa categoria appartengono tutti gli esponenti del partito che non sono stati ricandidati a causa del vincolo del doppio mandato, come il presidente della Camera uscente Roberto Fico e la vicepresidente del Senato uscente Paola Taverna, l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e l’ex capo politico del movimento Vito Crimi.

Come già specificato, i dati sui versamenti fatti al Movimento 5 stelle si fermano al 29 luglio: a questa data nessun parlamentare uscente ha versato nelle casse del partito una somma riconducibile al trattamento di fine mandato.

Il 2 per mille

Il 7 aprile 2022 il Movimento 5 stelle è stato ufficialmente iscritto al registro nazionale dei partiti, dopo l’approvazione dello statuto del partito da parte della Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, un organismo composto da cinque magistrati che ha il compito di vigilare sulle attività dei partiti. 

Il Movimento 5 stelle aveva approvato il suo nuovo statuto il 3 agosto 2021 con un voto online, ma il via libera finale della Commissione è arrivato solo ad aprile 2022. Di conseguenza, anche per l’anno in corso, come per tutti quelli precedenti, il Movimento 5 stelle è rimasto escluso dall’accesso al 2 per mille, che consente a ogni contribuente di destinare una quota pari al due per mille della propria Irpef, ossia l’imposta sul reddito, a un partito politico, a patto che quest’ultimo rispetti una serie di requisiti, come, per l’appunto, l’iscrizione al registro dei partiti politici. Il partito di Giuseppe Conte non ha quindi potuto fare affidamento su questo contributo per finanziare la campagna elettorale da poco conclusa.

Il comitato elettorale

In ogni caso, all’inizio della campagna elettorale il Movimento 5 stelle ha aperto una raccolta fondi destinata a cittadini e sostenitori, gestita dal “Comitato elettorale del Movimento 5 stelle per le elezioni politiche 2022”. Questo comitato, istituito il 9 agosto, ha ricevuto il 16 agosto un finanziamento da 85 mila euro dal partito stesso per costituire «un fondo iniziale per sostenere le spese di qualsiasi genere dirette all’attuazione dello scopo del Comitato».

Come si evince dalla pagina ufficiale Facebook dello stesso Conte, la raccolta fondi è ancora attiva, nonostante la campagna elettorale sia finita il 25 settembre.

Al momento non è chiaro chi abbia donato questi 85 mila euro al Movimento 5 stelle: l’elenco contributi al comitato, disponibile nella sezione “Trasparenza” del sito del partito, riporta solo lo stanziamento interno iniziale di 85 mila euro e una donazione da 5 mila euro effettuata il 31 agosto a nome di Anna Maria Repetto. Non è chiaro chi sia quest’ultima persona, dato che non si hanno ulteriori informazioni oltre a nome e cognome.

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