Dinosauri e dinastie: ecco i politici e le famiglie di governo più longevi della storia italiana

Della classe politica italiana si sottolinea spesso la longevità dei singoli parlamentari. Per esempio Giulio Andreotti, eletto per la prima volta all’Assemblea Costituente nel 1946, rimase ininterrottamente in Parlamento fino alla morte, avvenuta nel 2013.

Si potrebbe obiettare che le cariche di deputato e senatore siano elettive, e che dunque siano gli elettori a rinnovare la fiducia ai propri rappresentanti. Ma lo stesso non vale per i ministri o i sottosegretari.

Quali sono stati i membri di governo più longevi della storia repubblicana italiana? Chi ha ricoperto più incarichi di ministro o sottosegretario? E ancora, esistono delle specie di dinastie, che coinvolgono parentele tra i politici al potere? Vediamo che cosa dicono i dati.

I ministri più longevi

Il primato della Democrazia cristiana

L’egemonia democristiana sugli esecutivi della Repubblica, di cui abbiamo già parlato, è evidente osservando la classifica dei membri di governo più longevi. Dei dieci ministri e sottosegretari che hanno ricoperto incarichi di governo più a lungo, nove sono infatti appartenenti alla Democrazia cristiana (Dc).

Il primato spetta a Giulio Andreotti, che ha trascorso circa 35 anni e 7 mesi al governo. Il politico romano ha ricoperto il primo incarico di governo nel giugno 1947, come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio durante il quarto governo De Gasperi. Andreotti porrà fine alla sua esperienza nell’esecutivo nel giugno 1992, poche settimane dopo aver ritirato la sua candidatura a presidente della Repubblica.

Ad Andreotti seguono altri importanti dirigenti democristiani. Tra questi il lucano Emilio Colombo (32 anni al governo), l’abruzzese Remo Gaspari (24 anni e 7 mesi), i liguri Paolo Emilio Taviani (21 anni e 8 mesi) e Carlo Donat-Cattin (16 anni e 7 mesi), il calabrese Dario Antoniozzi (16 anni e 6 mesi, di cui solo tre anni da ministro), e infine Aldo MoroOscar Luigi Scalfaro e Giacinto Bosco con poco più di 15 anni.

L’eccezione socialdemocratica

L’unico non democristiano tra i ministri più longevi è invece il piemontese Pier Luigi Romita, che ha ricoperto incarichi di governo per un totale di 15 anni e 11 mesi tra il 1963 e il 1992 in rappresentanza del Partito socialista democratico italiano (Psdi) prima e del Partito socialista italiano (Psi) a partire dal 1989.

I record di incarichi e governi nella prima Repubblica

Sono invece tutti democristiani i ministri che hanno ricoperto più incarichi e che hanno servito in più governi dal 1946 a oggi. Giulio Andreotti ed Emilio Colombo vantano ancora il primato di incarichi avendo ricoperto rispettivamente 38 e 37 ruoli da ministro o sottosegretario, compresi alcuni brevi incarichi ad interim per sostituire colleghi dimissionari.

Colombo ha invece partecipato al maggior numero di governi della Repubblica, 36 su un totale di 50 tra il 1946 e il 1994. Il politico lucano, già membro dell’Assemblea Costituente, fu escluso dal governo solo in quattro esecutivi guidati da De Gasperi, in cinque da Giulio Andreotti (durante tre dei quali ricoprì la carica di presidente del Parlamento Europeo), in uno da Cossiga, nei due guidati da Bettino Craxi, e da ultimo nel sesto governo Fanfani.

La seconda Repubblica

Sin dalla sua “discesa in campo” del 1994, Silvio Berlusconi ha criticato i cosiddetti «professionisti della politica», un’affermazione ribadita più di recente, nel 2016. Eppure lo stesso Berlusconi è tra i più longevi uomini politici della seconda Repubblica, avendo ricoperto incarichi di governo per circa 9 anni e un mese come il fido sottosegretario Gianni Letta, il leghista Roberto Maroni e l’ex missino Altero Matteoli.

Nella seconda Repubblica il primato spetta tuttavia a due politici provenienti da regioni del Meridione, entrambi al governo per 9 anni e 8 mesi. Si tratta del siciliano Gianfranco Micciché, più volte sottosegretario e brevemente ministro dello Sviluppo e della Coesione Territoriale tra il 2005 e il 2006, e del calabrese Marco Minniti, anche lui a lungo sottosegretario e successivamente ministro dell’Interno nel governo Gentiloni.
Grafico 1: La longevità dei ministri e sottosegretari nei governi della Repubblica

I superstiti della prima Repubblica

Il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica ha determinato non solo la fine degli storici partiti di governo, ma anche quella delle carriere di molti dirigenti politici. Ciò si è tradotto in una discontinuità non solo a livello parlamentare, come testimoniato da una vasta letteratura scientifica, ma anche a livello di esecutivo.

Dei 1.616 ministri e sottosegretari nominati dal 1946 a oggi, solo 32 hanno ricoperto incarichi di governo sia nella prima che nella seconda Repubblica. Tre di questi – Francesco RutelliLuigi Berlinguer e Vincenzo Visco – della prima Repubblica sono peraltro stati solo fugaci spettatori, avendo rassegnato tutti e tre le dimissioni da ministro appena sei giorni dopo aver ricevuto l’incarico dal presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi.

Nel centrodestra…

C’è chi, terminata la prima Repubblica, ha abbracciato la causa del centrodestra aderendo a Forza Italia (come il democristiano Giuseppe Pisanu o i socialisti Margherita Boniver e Maurizio Sacconi), ad Alleanza Nazionale (i democristiani Learco Saporito e Publio Fiori) o ad altri partiti, oppure proseguendo la carriera politica nello stesso partito. È, quest’ultimo, il caso di Giorgio La Malfa e Francesco Nucara, che, dopo alcune esperienze da sottosegretari negli anni Ottanta, hanno fatto parte del secondo e terzo governo Berlusconi in rappresentanza del Partito repubblicano italiano (Pri).

… e nel centrosinistra

Altri, dopo il 1994, hanno invece aderito al centrosinistra. Tra questi ci sono i futuri presidenti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e Sergio Mattarella o i presidenti del Consiglio Romano Prodi e Giuliano Amato, ex ministro di area democristiana il primo ed ex socialista il secondo. A loro si aggiungono altre figure autorevoli di area repubblicana, come Antonio Maccanico e Giorgio Bogi, e democristiana, vedi Beniamino Andreatta e Rosa Russo Jervolino.

Le figure indipendenti

Restano infine coloro che hanno mantenuto un profilo indipendente nella seconda Repubblica. Paolo Baratta e Paolo Savona, entrambi ministri tecnici del governo Ciampi, lo sono rimasti anche nei successivi governi Dini e Conte I. Susanna Agnelli e Renato Ruggiero, invece, hanno servito come ministri tecnici nella seconda Repubblica dopo aver ricoperto vari incarichi di governo negli anni Ottanta in rappresentanza del Pri e del Psi.
Grafico 2: I ministri e sottosegretari superstiti della prima Repubblica

Le dinastie nei governi italiani

In anni recenti, il fenomeno delle “dinastie democratiche”, ossia quello di membri della stessa famiglia che aspirano a ricoprire cariche politiche, ha interessato non pochi Paesi occidentali.

In Italia il fenomeno è rimasto più circoscritto, sebbene le cronache politiche abbiano spesso riportato che Berlusconi avesse identificato nella figlia Marina l’erede politica designata. Nel 2008 lo stesso Umberto Bossi, alla domanda se il figlio Renzo potesse diventare il suo successore, rispose che non era un delfino, ma al massimo una «trota».

La famiglia Jervolino

Eppure la storia dell’Italia repubblicana è ricca di ministri e sottosegretari imparentati gli uni con gli altri. Tra i democristiani vi è il caso della famiglia Jervolino: Angelo Raffaele, più volte ministro tra il 1948 e il 1966; la moglie Maria De Unterrichter, sottosegretaria alla Pubblica Istruzione; e la figlia Rosa Russo, ministra per la Dc e per il Partito popolare italiano (Ppi).

Un affare non solo democristiano

Nella Dc vi sono altri casi di padri e figli con incarichi di governo. Ne sono esempio i sassaresi Antonio e Mariotto Segni, i siciliani Bernardo e Sergio Mattarella (il fratello dell’attuale presidente della Repubblica fu invece assassinato mentre era presidente della Regione Sicilia) e i napoletani di origine venete Silvio e Antonio Gava.

I liberali Ferruccio e Francesco De Lorenzo, rispettivamente sottosegretario e ministro alla Sanità, e i repubblicani Ugo e Giorgio La Malfa testimoniano come le dinastie non fossero un affare riservato ai soli democristiani.

Cosa c’entrano i Cossiga con i Berlinguer?

A cavallo tra prima e seconda Repubblica si colloca invece l’ex presidente del Consiglio e della Repubblica Francesco Cossiga. Il figlio Giuseppe sarà infatti sottosegretario alla Difesa nel quarto governo Berlusconi. La famiglia Cossiga vantava però anche lontani rapporti di parentela con i Berlinguer, e in particolare con i fratelli Sergio e Luigi Berlinguer, rispettivamente ministri degli Italiani all’Estero e della Pubblica Istruzione negli anni novanta (i due erano cugini di Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista italiano, a sua volta cugino di secondo grado di Cossiga).

Le famiglie nella seconda Repubblica

Nella seconda Repubblica hanno ricoperto incarichi di governo anche Antonio Martino, figlio del ministro liberale GaetanoStefano Caldoro, figlio del sottosegretario socialista AntonioAnna Maria Bernini, figlia del ministro democristiano Giorgio; e ovviamente Bobo e Stefania Craxi, eredi politici del padre Bettino.

Interamente nella seconda Repubblica, e curiosamente ai poli opposti dello spettro politico, sono invece i casi di Gianni ed Enrico Letta, zio e nipote, e dei coniugi Nunzia De Girolamo e Francesco Boccia.

In conclusione

Giulio Andreotti ha un doppio primato: quello di essere stato per più tempo membro di un governo (35 anni e 7 mesi) e di aver ricoperto il maggior numero di incarichi, tra ministro e sottosegretario (38). Emilio Colombo, invece, ha partecipato al maggior numero di governi (36).

Nella seconda Repubblica il primato per longevità spetta a due ministri provenienti dal Sud: Gianfranco Micciché e Marco Minniti.

Sono invece stati 32 i politici che hanno ricoperto almeno un incarico di governo sia nella prima che nella seconda Repubblica.

Tra le “dinastie” più famose al potere in Italia, ricordiamo invece i nomi degli Jervolino, dei Mattarella, dei Segni, dei Gava, dei Cossiga e dei Berlinguer. Più recenti sono invece i nomi dei Craxi, dei Martina, dei Letta e dei Bernini.




Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti per fotografare, dati alla mano, l’evoluzione dei governi italiani dal 1946 ad oggi. Le statistiche utilizzate provengono dal progetto “I governi italiani ai raggi X”, sviluppato da Il Sole 24 Ore e Pagella Politica, sulle elaborazioni di Andrea Carboni, ricercatore alla University of Sussex.

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