Il governo rischia di cadere per colpa del decreto “Aiuti”?

Il testo è stato approvato alla Camera senza il voto del Movimento 5 stelle. Nei prossimi giorni, al Senato, una decisione simile potrebbe però minare la tenuta dell’esecutivo
ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI
Nel pomeriggio di lunedì 11 luglio, la Camera dei deputati ha approvato il cosiddetto “decreto Aiuti”, un provvedimento che punta a contrastare l’aumento dell’inflazione e che ora passerà all’esame del Senato per essere convertito in legge. Proprio in Senato, secondo diversi commentatori, il decreto “Aiuti” potrà mettere in crisi la tenuta del governo: il testo va approvato entro il 16 luglio, ma ci sono dubbi sul fatto che il Movimento 5 stelle guidato da Giuseppe Conte voti in linea con gli altri partiti che sostengono l’esecutivo.

Che cosa è successo alla Camera

Alla Camera, il decreto “Aiuti” è stato approvato con 266 voti a favore e 47 contrari, ma al voto in aula non hanno partecipato i deputati del Movimento 5 stelle. Come ha spiegato in aula il capogruppo del partito alla Camera Davide Crippa, il movimento è per esempio contrario alla norma del decreto “Aiuti” che faciliterà la costruzione a Roma di un inceneritore di rifiuti. A causa di questa misura, il Movimento 5 stelle non aveva votato il decreto “Aiuti” a inizio maggio durante il Consiglio dei ministri che aveva approvato il testo, prima di mandarlo in Parlamento. 

Secondo Crippa, la mancata partecipazione al voto della Camera dei deputati del Movimento 5 stelle non significa che il suo partito non sostenga più il governo. Il 6 luglio, infatti, seppure con alcune defezioni, i deputati del movimento avevano votato a favore della questione di fiducia, posta dal governo sul decreto “Aiuti” alla Camera. In questo modo, i deputati non avevano potuto votare nuove modifiche al testo, poi approvato nel pomeriggio dell’11 luglio.

Ricapitolando: alla Camera, nel voto in cui bisognava confermare la fiducia al governo, il Movimento 5 stelle ha votato a favore; nel voto in cui bisognava approvare il decreto “Aiuti”, il Movimento 5 stelle non ha invece partecipato al voto.

Che cosa può succedere in Senato

Le cose potrebbero però farsi più complicate al Senato, dove il decreto “Aiuti” è atteso martedì 12 luglio e va convertito in legge, come abbiamo detto, entro il 16 luglio. Al Senato, il voto su un’eventuale questione di fiducia e quello per approvare il provvedimento non sono divisi come alla Camera: che cosa succederebbe, dunque, se il Movimento 5 stelle decidesse anche al Senato di non partecipare al voto per il decreto “Aiuti”?

Numeri alla mano, i partiti che sostengono il governo possono contare sul voto di oltre 200 senatori su 321, escludendo i 62 senatori del Movimento 5 stelle. La maggioranza in aula, dunque, non sarebbe a rischio. 

Discorso diverso vale però per le conseguenze sul piano politico: un non voto del Movimento 5 stelle al decreto “Aiuti”, e dunque alla fiducia del governo, potrebbe mettere in crisi la tenuta dell’esecutivo. Il 30 giugno, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha infatti ribadito che il Movimento 5 stelle resta indispensabile per il suo governo e che lui non sarebbe disposto a guidare un governo sostenuto da una maggioranza diversa da quella attuale. Il presidente del Consiglio ha anche escluso di accettare un cosiddetto “appoggio esterno” del Movimento 5 stelle, ossia l’eventualità in cui il partito voti la fiducia al governo, ritirando i propri membri dell’esecutivo, o non voti la fiducia, sostenendo di volta in volta i provvedimenti del governo in aula, con un voto diretto oppure astenendosi. 

Lo stesso Draghi, nel tardo pomeriggio dell’11 luglio, si è recato al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per discutere della situazione politica nazionale ed economica.

Le richieste del Movimento 5 stelle

Dal canto suo, dopo un incontro tra Draghi e Conte del 6 luglio, il Movimento 5 stelle ha pubblicato una lettera al presidente del Consiglio, dove si chiedono «posizioni chiare e risolutive» su nove punti, che riguardano, tra le altre cose, il reddito di cittadinanza, il superbonus 110 per cento e il salario minimo. Al momento, resta ancora poco chiaro che cosa possa accadere se il governo non interverrà su questi punti ed entro quali date.

Nelle ultime ore, alcuni esponenti di Forza Italia hanno chiesto la cosiddetta “verifica di governo”, ossia una serie di incontri fra il presidente del Consiglio e i partiti di maggioranza per testare lo stato di salute dell’attuale esecutivo. Questi incontri possono portare anche a un cambio della composizione dell’esecutivo (il cosiddetto “rimpasto di governo”) per bilanciare i pesi dei partiti nel governo. «Chiediamo che ci sia una verifica della maggioranza al fine di comprendere quali forze politiche intendano sostenere il governo, non a fasi alterne e per tornaconti elettorali, ma per fare le riforme e tutelare gli interessi degli italiani», ha scritto su Facebook il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. 

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