Che cosa sono i nuovi “gruppi territoriali” del Movimento 5 stelle

Saranno formati da un minimo di 30 iscritti e potranno promuovere iniziative e progetti, ma sempre seguendo la linea ufficiale del partito
Pagella Politica
Il 15 novembre il Movimento 5 stelle, guidato da Giuseppe Conte, ha annunciato la nascita di un nuovo organo politico interno al partito, i “gruppi territoriali”. «Oggi è un giorno importante per il movimento, abbiamo appena pubblicato il regolamento per la nascita dei gruppi territoriali», ha dichiarato Conte in un video video. Secondo l’ex presidente del Consiglio, questi gruppi permetteranno al Movimento 5 stelle di «piantare salde le sue radici nei territori, nelle città e nelle periferie».

Come funzioneranno di preciso questi nuovi gruppi territoriali? E quali saranno i loro poteri?

Il movimento e i territori

La costituzione di gruppi territoriali all’interno del Movimento 5 stelle non è un’idea nuova, anzi. Già da tempo si parlava di una riorganizzazione su base locale del partito e nello statuto del movimento, aggiornato nel 2021, è presente un articolo che descrive i gruppi territoriali come piattaforme «di scambio e di confronto sulla vita politica interna del Movimento 5 stelle».

Lo stesso Conte, dopo il deludente risultato alle elezioni amministrative del 12 giugno scorso, aveva affermato che sui territori sarebbe partita la “Fase due” del movimento, con «gruppi territoriali che i nostri iscritti potranno costituire nelle loro città». «In questo modo spalanchiamo porte e finestre ai cittadini», aveva detto Conte in conferenza stampa.

Secondo il gruppo dirigente del partito, infatti, una delle cause della perdita di consensi del movimento è proprio la sua scarsa presenza a livello locale, indebolitasi soprattutto da quando, nel 2015, Roberto Fico e Alessandro Di Battista separarono il Movimento 5 stelle dai “meetup amici di Beppe Grillo”, la prima forma di organizzazione locale e dal basso del partito, scrivendo in una lettera sul blog di Grillo che «i meetup da soli non sono il Movimento 5 stelle» e togliendo a questi gruppi il diritto di utilizzare il simbolo del movimento.

In ogni caso, i nuovi gruppi territoriali sono organizzazioni profondamente diverse dai primi meetup, gruppi politici nati online quasi spontaneamente a partire dal 2005 e che funzionarono da aggregatore per il futuro Movimento 5 stelle. I nuovi gruppi territoriali infatti sono pienamente inseriti all’interno della struttura nazionale del partito e soprattutto sono dotati di un proprio regolamento, presente anche nello statuto del movimento.

I nuovi gruppi territoriali

Oltre al video di presentazione del presidente Conte, il 15 novembre anche sul sito ufficiale del Movimento 5 stelle è apparso un post che comunicava la nascita di questi gruppi territoriali, definiti «una vera rivoluzione organizzativa». 

Secondo il sito del movimento, un gruppo territoriale è «il posto in cui ciascun iscritto prende parte attiva allo scambio e al confronto sulla vita politica interna del movimento nella propria comunità locale e tramite il quale si interfaccia con tutti i cittadini». Per fondare un gruppo territoriale è necessario un numero minimo di 30 iscritti, che devono proporre attraverso un modulo sul sito la costituzione di una di queste organizzazioni in un comune italiano o anche in uno Stato estero. In seguito alla proposta, sarà poi il Comitato per i rapporti territoriali, presieduto dall’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ad avviare l’istruttoria per l’approvazione.

Il regolamento che disciplina la costituzione, la formazione e lo scioglimento di questi gruppi individua poi gli organi che li compongono, ossia un’assemblea, un rappresentante eletto ogni anno, uno o più vice rappresentanti e dei referenti, che hanno il compito di riferire con il partito circa le attività del gruppo.

I poteri dei nuovi gruppi

In linea di massima, quindi, questi nuovi gruppi territoriali sono paragonabili alle sezioni di partito, e secondo alcuni osservatori sono un’ulteriore dimostrazione del passaggio del Movimento 5 stelle da forza politica disomogenea e antisistema a un’organizzazione strutturata, simile ai partiti tradizionali.

Nel concreto, il regolamento dei gruppi prevede che questi organi di partito abbiano il compito favorire «la discussione, il confronto e lo scambio di idee politiche» tra gli iscritti, sviluppare «iniziative e progetti» anche finanziati dal partito, e inoltrare «proposte progettuali e iniziative legislative». 

L’unico limite posto dal partito a queste organizzazioni locali è quello di conformarsi «agli indirizzi politici e all’unitaria attività politica del Movimento 5 Stelle». Secondo alcuni commentatori, disposizioni come questa lasciano trapelare la volontà di Conte e dei vertici del movimento di controllare l’attività dei singoli iscritti ed evitare la diffusione di posizioni diverse da quella ufficiale del partito.

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